Archivio mensile:aprile 2015

Non solo Expo 2015

Dice che il grande scrittore francese Honoré de Balzac cambiasse strada ogni volta che la vedeva. Non solo.
Anche Alexandre Dumas, l’autore de I Tre Moschettieri, non perdeva mai un’occasione per sparlare di lei. Non solo.
Grandi poeti come Mallarmé, Verlaine e Rimbaud firmarono una lettera aperta per impedirne la costruzione. Non solo.
Il massimo lo raggiunse Guy de Maupassant dando proprio a lei la colpa del suo esilio: “Ho abbandonato Parigi e persino la Francia, perché disturba troppo. Non solo la si vede dappertutto, ma la si trova dappertutto… incombente a tutte le finestre: incubo inevitabile e torturatore”.

I Parigini non presero bene la costruzione della Torre Eiffel.
Sembra impossibile che quella che oggi è considerata l’opera simbolo non solo della città ma della Francia stessa, visitata da milioni di turisti, icona moderna incontrastata e conosciuta da tutti, anche dai bambini più piccoli, venisse osteggiata, odiata, tacciata di cattivo gusto ancora prima della fine della sua realizzazione.
tour_eiffel_costruzioneNon solo.
Non erano solo i raffinati intellettuali a criticare questa torre realizzata con 8.000 tonnellate di ferro, alta 324 metri, costruita in poco più di due anni grazie a 132 operai e dal 1991 inserita dall’Unesco nella lista dei patrimoni mondiali dell’Umanità. Anche il popolo e i cittadini comuni si scagliarono contro questa opera “inutile e mostruosa”. Comitati, petizioni e aspre polemiche sui giornali continuarono per anni. Nel 1909 stava quasi per essere smantellata: a salvarla non fu la sua bellezza, ma il fatto che nel frattempo era diventata un’ottima antenna per le trasmissioni radio…

Il suo creatore, l’ingegnere Gustave Eiffel, che a quel tempo aveva 55 anni e aveva già costruito la Statua della Libertà di New York, aveva invece sempre creduto fortemente nella realizzazione di questa opera innovativa che andava ben oltre il gusto del tempo. Infischiandosene di tutte le polemiche il 31 marzo 1889, Eiffel inaugurò la sua opera: salì uno per uno i 1.710 scalini e issò il tricolore francese sulla punta più alta della torre.

Quel gesto non solo inaugurò uno dei monumenti più importanti del mondo.
Inaugurò anche l’EXPO 1889.

Quando sento tutte le polemiche che in questi giorni, a poche ore dall’inaugurazione dell’EXPO 2015 di Milano, impazzano sui media e i social media, mi viene sempre in mente la storia della Torre Eiffel.
Sberleffi, prese di giro, marce di protesta, condivisioni forsennate di errori sui social network, un senso di cinismo che gode nel vedere il bicchiere mezzo vuoto, giudizi frettolosi che non sanno neppure di cosa stanno parlando. Non mi sembra che dal 1889 al 2015 sia cambiato qualcosa.

Eppure lo sanno bene i francesi l’importanza di un’EXPO. E la loro Torre sta là a dimostrarlo.
Non solo.
Lo sanno i belgi che oggi non avrebbero l’Atomium, che nell’EXPO del 1958 omaggiò l’atomo.
Lo sanno gli abitanti di Seattle che oggi non avrebbero la Space Needle, inaugurata in occasione dell’EXPO del 1962.
Lo sanno i canadesi che oggi non avrebbero a Montreal l’Habitat 67.
Non solo. Lo dovremmo saperlo bene anche noi italiani, che senza l’Expo del 1992 a Genova, non avremmo mai avuto l’Acquario, il recupero del Porto Antico e il Bigo.

L’EXPO è un evento costoso e inutile.
Ma dove è stato ospitato ha sempre lasciato strutture o infrastrutture che altrimenti non sarebbero mai state realizzate.

Non solo.
Da sempre l’EXPO è il luogo ideale dove presentare le innovazioni tecnologiche e i prodotti che cambieranno poi il mercato negli anni a venire. Una vetrina mondiale, un palcoscenico che permette di avere l’occasione di far conoscere le ultime novità.
Alcuni esempi:
1851 EXPO di Londra: la gomma vulcanizzata, le prime dentiere e il Revolver di Samuel Colt.
1855 EXPO di Parigi: il sassofono e la prima macchina da cucire della Singer.
1876 EXPO di Filadelfia: la macchina da scrivere.
1878 EXPO di Parigi: il Megafono e il Fonografo di Edison.
1889 EXPO di Parigi: le auto a gasolio e il Grammofono.
1892 EXPO di Chicago: per l’Expo di Chicago venne costruita la prima Ruota Panoramica.
1906 EXPO di Milano: i primi sistemi ad aria condizionata.
1939 EXPO di New York: la Televisione e le Scale Mobili.
1970 EXPO di Osaka: il primo schermo Imax.

Non solo.
Durante l’EXPO sono state presentate opere d’arte eccezionali, realizzati esperimenti scientifici, affrontato tematiche controverse. Alcuni esempi:
1855 EXPO di Parigi: il Pendolo di Foucault.
1878 EXPO di Parigi: Victor Hugo parla per la prima volta di Proprietà Intellettuale e di Diritto d’Autore.
1937 EXPO di Parigi: Picasso presenta al mondo Guernica.

Non solo.
Visto che noi ci occupiamo di Voce su IP, quindi di Telecomunicazioni e Informatica, sono molti i casi in cui la storia dei nostri settori si sono intrecciati con i vari EXPO.
1876 EXPO di Philadelphia: Bell presenta il Telefono (Anche se noi sappiamo bene chi sia il vero inventore…)
1958 EXPO di Bruxelles: l’IBM presenta il 305 Ramac, il primo computer con disco rigido.
1962 EXPO di Seattle: viene presentato l’antenato del Fax.
1967 EXPO di Montreal: la AT&T presenta il primo video telefono.
1970 EXPO di Osaka: il cellulare ha la sua prima visibilità mondiale.

147 paesi esteri, 20/30 milioni di visitatori previsti in sei mesi, 110 ettari di esposizione: Venerdì prossimo, il 1° Maggio, si inaugura EXPO2015.

EXPO 2015 non è una fiera.
Non è un luogo adatto per i Business Men.
EXPO 2015 è un grande Parco Tematico adatto alle famiglie con bambini, stile Disneyland, dove una nazione ospitante una volta ogni cento anni mostra le sue capacità.
EXPO 2015 è un evento lussuoso, inutile e costoso e non cambierà il mondo.
Ma è un’occasione unica per mostrare quello che il nostro paese sa fare e confrontarsi con il resto del mondo.
Non solo.

Simone Terreni

VoipVoice sarà presente ad EXPO 2015.
VoipVoice è stata selezionata per partecipare ad EXPO 2015 all’interno del Progetto Rise2UP della Cascina Triulzia, il Padiglione dedicato alla Società Civile. Il tema di questa edizione milanese è: Nutrire il pianeta, energia per la vita. Ma all’interno dell’Esposizione Universale non si parlerà solo prettamente di Cibo, ma anche di Stili di vita, modi, metodi e tecnologie che possono migliorare la qualità della vita delle persone.
Per questo VoipVoice, grazie alla diffusione delle Unified Communications, al VoIP e al concetto di Smart Working come azienda è risultata portatrice di buone pratiche (Best Practices), attraverso la tecnologia e l’innovazione su IP, nel mondo delle aziende.
Il 28 Agosto VoipVoice presenterà le sue Best Practices in un Seminario sul WEB 2.0 e a fine Ottobre sarà premiata.

Vago ma eccitante! La storia di Tim Berners-Lee, l’inventore del Web

“Vague but exciting”
Vago ma eccitante! Così Mike Sendall il responsabile dei Sistemi Operativi al CERN di Ginevra aveva scritto a matita in un angolo sulla copertina di un documento che un giovane fisico inglese gli aveva presentato il 12 marzo 1989.
Il documento si intitolava: Information Manager Proposta A.
Era un memo formato da sole 14 pagine ed era un tentativo grezzo ma geniale di riorganizzare la miriade di informazioni, ognuna su formati diversi e su computer diversi, del principale laboratorio europeo di ricerche nucleari.Tim
L’idea che stava alla base del giovane britannico era quello di utilizzare il metodo degli ipertesti per collegare i documenti, avere un unico browser di lettura e di combattere l’enorme frustrazione che aveva nel non riuscire a gestire questa immensa mole di informazioni.
Nel 1980 aveva già lavorato per il CERN sei mesi come tirocinante e aveva implementato un software chiamato Enquire, che aveva lo scopo di tenere traccia delle varie relazioni tra i PC del laboratorio svizzero.
Dopo un esperienza di tre anni in un’azienda di telecomunicazioni il giovane britannico torna al CERN come Ingegnere del Software grazie a una borsa di studio.
Le richieste che il giovane fisico fece al suo capo in quel documento erano due: tempo per sviluppare il suo progetto e personale per aiutarlo.
Mike Kendall bocciò l’idea.
Non aveva capito che in quel documento c’erano le fondamenta di una delle invenzioni più importanti del genere umano: il WEB, il World Wide Web, la ragnatela che collega tutti i computer del mondo, il www.
Il giovane fisico inglese laureato ad Oxford nel 1976, che fin da quando era studente costruiva da solo i suoi computer, si chiamava Tim Berners Lee.

Dopo qualche mese il CERN comprò un nuovo server: un NeXT Cube che come caratteristica aveva un sistema operativo che lavorava sulla programmazione a oggetti e sull’ipertesto. La NeXT era un’azienda americana fondata da Steve Jobs nel 1985 che, cacciato da Apple, voleva creare un computer innovativo che fosse estremamente facile da usare.
Kendall si ricordò del vecchio progetto di Tim Berners Lee e gli affiancò un altro geniale informatico belga, Robert Cailliau, per svilupparlo in maniera collaterale. Lo scopo non era quello di sviluppare il web ma quello di scoprire le potenzialità del computer appena acquistato, che diventerà il primo web-server della storia e che oggi è conservato al Museo Microcosm del Cern, con tanto di foglietto attaccato con scritto: “non spegnere”.
Il resto è storia: fu elaborato il primo linguaggio di programmazione, l’HTML; il primo protocollo di trasmissione degli ipertesti, l’HTTP; il primo Browser, WorldWideWeb, scritto tutto attaccato; il primo sistema di identificazione degli indirizzi, l’URL.
Lo scopo del web era quello di accedere da un singolo computer a qualsiasi altro computer in rete e poter scambiare informazioni, fare il download dei software, visualizzare immagini, video e utilizzare ipermedia in real time. Se ci pensiamo bene le stesse cose che facciamo oggi noi.
La data ufficiale della nascita del web è il 6 agosto 1991 quando fu pubblicato il primo sito che visto oggi (è sempre online e lo trovate a questo link) così scarno ed essenziale fa tenerezza.

La grandezza di Tim Berners Lee e degli scienziati del CERN però non fu solo quello di realizzare una nuova formidabile invenzione tecnologica ma anche di regalarla al mondo gratuitamente.
Il 30 aprile 1993 infatti il CERN, su forte spinta di Berners Lee, decise di rilasciare liberamente la tecnologia del Web. Nel giro di pochi mesi i siti si moltiplicarono e nacquero le prime dot.com con il conseguente sviluppo della prima era del web. Un vero e proprio boom.

Attenzione però, nel gesto di Tim Berners Lee, non c’era nessun intento filantropico o voglia di passare da benefattore.
Il suo scopo era quello di far crescere la sua creatura: infatti solo se centinaia di altre persone avessero lavorato al codice, implementato i software, aggiunto idee e innovazioni avrebbero permesso di cambiare completamente la gestione globale delle informazioni rendendole fruibili. E’ proprio questo concetto ad essere rivoluzionario: l’uomo può crescere e sviluppare se condivide in maniera costante il proprio sapere.
Tim Berners Lee stesso definì la sua invenzione: un’arma di costruzione di massa.

Così nel 1989, mentre nel mondo la gente pensava ad abbattere i muri a Berlino e a fermare i carri armati con le borse della spesa in Cina, in un piccolo laboratorio in Svizzera, nella nostra bistrattata Europa, si stava mettendo le basi della rivoluzione più importante della storia dell’uomo: la rivoluzione IP, quella che anche oggi sta coinvolgendo le nostre vite e i nostri lavori.
Per questo quando alla Cerimonia delle Olimpiadi di Londra nel 2012 comparve proprio lui, Tim Berners-Lee, saltai sul divano come un bambino, felice di vedere che finalmente a uno dei miei miti gli veniva dato il giusto riconoscimento a livello mediatico.

Il Web non è internet.
Il Web è un servizio di internet. Come il VoIP. Però se non ci fosse stato il Web oggi non ci sarebbe stato il VoIP e la sua diffusione. Quando racconto la storia di Berners Lee mi viene sempre a mente che la nostra tecnologia e il nostro modo di lavorare ha alla base gli stessi principi che guidarono i padri fondatori dell’era di Internet. Per questo il mio lavoro assume sempre un gusto particolare di realizzazione.

Simone Terreni

Curiosità: Nel 1993 Tim Berners-Lee lasciò il CERN ed approdò al MIT dove nel 1994 fondò il World Wide Web Consortium, anche conosciuto come W3C, un’organizzazione non governativa internazionale che ha come scopo quello di sviluppare tutte le potenzialità del World Wide Web. Oggi è promotore di iniziative importanti per la salvaguardia della Net Neutrality del Web. A questo link trovate un suo bell’intervento al Ted (sottotitoli in italiano).

Intervista a Pierantonio Macola di SMAU

L’Italia sta reagendo e nuovi mercati, che qualche anno fa non riscuotevano grande successo, adesso offrono nuove opportunità.

E’ proprio così, ed è con questa riflessione che abbiamo voluto intervistare un uomo che in Italia rappresenta una delle più grandi organizzazioni fieristiche che porta avanti il concetto di innovazione e opportunità. Sto parlando di Pierantonio Macola, AD di SMAUPierantonio Macola

Con la partecipazione al Roadshow 2015 abbiamo avuto modo di conoscerlo meglio e di capire il suo punto di vista; personalmente lo condivido a pieno, ma scopriamolo insieme!

Partirei con la prima domanda chiedendoti da dove nasce l’idea di SMAU e qual è la caratteristica che lo ha portato al successo nel corso degli anni?

Smau nasce nel 1964 con l’acronimo di Salone Macchine Attrezzature Ufficio: un’impronta decisamente business, già dalle sue origini, che si è confermata la formula vincente per accompagnare le diverse rivoluzioni nel nostro modo di lavorare: dalla macchina da scrivere al PC fino ad arrivare, oggi, al cloud computing, all’internet delle cose e ai sistemi di collaborazione e comunicazione avanzati che stanno guidando la digital transformation nelle imprese.

 

Ti conosciamo come promotore fieristico in ambito ICT, ma qual è stato il tuo percorso personale e professionale che ti ha portato oggi a essere AD di SMAU? 

La mia avventura alla guida di Smau inizia nel 2008, anno in cui accettai la sfida di portare lo storico evento milanese dedicato all’innovazione in giro per l’Italia: una scommessa importante, supportata da un bagaglio di esperienze derivanti da un evento che ho organizzato per diversi anni, Webbit: un vero e proprio hackmeeting che si svolgeva a Padova e rappresentava il punto di incontro della tribù digitale dei primi anni del terzo millennio. Oggi molti dei protagonisti di quell’evento sono i nostri relatori più seguiti nelle tappe del Roadshow Smau.

In questi ultimi anni abbiamo notato che SMAU porta un forte messaggio dando importanza al fenomeno delle StartUp. Ma in questa fase che ruolo hanno nella rinascita delle imprese italiane?

Il lavoro che Smau sta svolgendo negli ultimi anni è proprio orientato a far comprendere come le startup, e relativo ecosistema di incubatori e acceleratori, possono diventare il reparto di ricerca e sviluppo esterno a cui le imprese possono affidarsi per sviluppare nuovi prodotti e servizi e, quindi competere sui mercati. La nuova normativa sulle startup nata due anni fa va proprio in questa direzione, per cui il compito di Smau è quello di favorire l’incontro tra questi due mondi creando occasioni di networking e di contaminazione. Si chiama ‘Open Innovation’

SMAU

Sono anni che osservi da un punto di vista privilegiato la crescita di molte aziende nel settore ICT presenti in Italia, che idea Ti sei fatto nell’approccio al mercato di questi protagonisti? 

In un Paese in cui il sistema produttivo è rappresentato al 90% da PMI, sono convinto che il ruolo dei business partner italiani delle grandi multinazionali del settore ICT sia fondamentale. Sono loro che sanno interpretare al meglio le esigenze del mercato e cucire gli “abiti su misura” per le nostre imprese. A loro spetta un compito importante: quello di guidare la digital transformation nelle aziende della domanda. Un processo che vedrà sempre più coinvolte le diverse funzioni aziendali- non solo quindi gli IT manager- e che porterà ad una trasformazione di tutte le dimensioni del business per renderlo più competitivo e più aderente alle aspettative del proprio mercato grazie alle moderne tecnologie digitali. Le imprese del digital si trovano di fronte ad una grande occasione che devono saper cogliere per essere protagonisti di questo cambiamento. 

Negli ultimi anni abbiamo visto una forte evoluzione con SMAU, con molte tappe nel territorio nazionale toccando anche addirittura una EU con Berlino. Vedendo questa evoluzione ci viene da chiederti quali altre novità future ha in serbo l’organizzazione SMAU?

Roadshow SMAU 2015

La tappa di Berlino è stata un’esperienza molto importante che ci ha permesso di valorizzare l’innovazione  dei territori a livello internazionale in un momento in cui  il Made in Italy, grazie ad Expo, suscita un grande interesse  e di accendere i riflettori sull’evento Milanese di ottobre, Smau Milano, che si terrà in contemporanea con l’Esposizione Universale  e che sarà il più grande palcoscenico B2B dedicato all’innovazione proveniente da tutte le Regioni Italiane proprio attraverso gli Stati Generali dell’Innovazione Nazionale.

Un valore aggiunto che troviamo in SMAU sono gli workshop di professionisti di settore. Com’è nato l’interesse nel dare valore ai contenuti e quali sono quelli più gettonati? 

Come ho detto prima i workshop nascono proprio dall’esperienza di Webbit, in cui la formazione gratuita, e la condivisione delle esperienze, attraverso brevi pillole informative a cura dei “guru” del settore era l’elemento di maggior valore per i partecipanti. Tuttora i nostri workshop mantengono inalterata la formula di condivisione della conoscenza: sono gratuiti, durano 50 minuti e forniscono un’infarinatura sul tema. Al termine dell’evento lo scambio dei contatti e la visita allo stand è fondamentale per approfondire quanto detto nel workshop. Le tematiche sono le più diverse, ma sicuramente i temi di maggior interesse oggi sono i bandi e finanziamenti alle imprese, il marketing digitale e i social media per il business e, dalla tappa di Smau Padova, appena conclusa, abbiamo registrato il tutto esaurito nei workshop in cui si parla di digital manufacturing: un tema che affronteremo per tutto il 2015.smau-istituzionale

 

Una Tua considerazione di quello che succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT? 

Uno dei fenomeni che sicuramente esploderà nei prossimi cinque anni è proprio quello di cui ho parlato prima: la Digital Transformation. Le imprese stanno affrontando un momento di grande cambiamento che prevede un miglioramento dell’efficienza operativa, della customer experience, dell’innovazione dei prodotti/servizi. Esso è sperimentato, deciso e gestito con consapevolezza dalla direzione aziendale e determinato dall’impiego di nuove tecnologie e servizi digitali e dallo sviluppo di nuove competenze digitali.​ Un altro fenomeno sempre più rilevante che riguarda il mondo dell’innovazione è quello dell’Open Innovation: per rispondere adeguatamente ai bisogni di innovazione, ricerca e sviluppo delle nostre imprese è necessario facilitare le relazioni dirette con i nuovi protagonisti di questo ambito: startup, acceleratori, centri di ricerca, incubatori, spazi di co-working, ecc. In particolare, le startup e il relativo ecosistema di riferimento non vanno considerati un ‘settore’ della nostra economia, ma dei potenti ‘agenti di innovazione’ a disposizione delle imprese esistenti; per molte imprese questo approccio è già una realtà (Technogym, ilGruppo RCS, Telecom Italia/TIM, ma anche molti attori veneti, tra cui, ad esempio Came) ora tocca anche alle altre poter cogliere questa occasione.

Infine, noi siamo un’azienda che si occupa prettamente di VoIP. Cosa ne pensi del VoIP e cos’è per te il VoIP?

Con la maggiore mobilità delle risorse all’interno delle imprese, la dislocazione in sedi differenti, la necessità di ridurre i costi interni di trasferta, le imprese hanno sempre più l’esigenza di tecnologie digitali che le supportino nell’attività di comunicazione sia interna che esterna. Il VoIP sicuramente giocherà un ruolo fondamentale per soddisfare queste nuove esigenze e, per questo, sarà una delle tecnologie protagoniste della Digital Transformation di cui ho accennato prima.  

La Digital Trasformation. Una definizione evocata e sottolineata più volte da Pierantonio, come a farci intendere che oggi siamo pronti: le imprese italiane sentono l’esigenza di innovare i propri processi e trasformare  quei metodi consolidati da cattive abitudini per far crescere la produttività.

Tu, come Noi, sei portatore di questo movimento. Allo stesso modo, le aziende, hanno sempre più bisogno di partner qualificati che sappiano guidare, con professionalità, verso la strada dell’innovazione. Quindi coraggio!

– Intervista a cura di Samuel Lo Gioco

Diario di bordo: prima tappa SMAU | Padova 2015

SMAU Padova è stata la nostra prima partecipazione al RoadShow 2015 che ha fatto tappa in Veneto.  Tecnologia e innovazione in ambito VoIP i temi affrontati.SMAU 2015

L’impressione della manifestazione svoltasi il 1 e 2 Aprile è stata positiva. Soprattutto vedendo una regione così attenta a queste tematiche che si dimostra coinvolta e partecipe. Si, perché la Regione Veneto ha avuto un ruolo importante nell’organizzazione e pianificazione di tematiche inerenti lo sviluppo delle proprie imprese. Con un un’Arena dedicata alla Regione Veneto e ben 6 interventi su temi innovativi e digitali, ha dato un forte messaggio dimostrando alle aziende locali la sensibilità verso la loro crescita.
Una crescita che anche noi di VoipVoice abbiamo potuto constatare. Giusto per darvi qualche numero nel 2013 abbiamo avuto un incremento di 9 partner e 202 nuove aziende clienti, mentre il 2014 di 22 nuovi partner e 421 nuove aziende clienti! Con questi numeri possiamo affermare che il Veneto sta rinascendo con un’anima digitale.
Questi dati parlano chiaro. Il Veneto è, e sarà ancora per molto, un territorio fertile per l’implementazione di nuove tecnologie.
Nel complesso l’organizzazione di SMAU è stata veramente impeccabile. Abbiamo potuto conoscere giovani ragazzi che, ambiziosamente, hanno saputo emergere creando idee innovative partendo da una StartUp. Una tra queste che ci ha colpito particolarmente è stata l’invenzione di un dispositivo che permette di telefonare, anche con il proprio smartphone, ai non udenti. Vedere ragazzi così giovani con spirito imprenditoriale pronti a mettersi in gioco per realizzare le proprie idee, è fantastico, un bell’esempio.
 Abbiamo poi molto apprezzato i contenuti dei workshop. Le Arene erano colme ed il pubblico ha dimostrato una forte partecipazione. Tema principale il Marketing, in campo digitale e pratico, per far conoscere l’approccio giusto per essere attivi e non passivi in questo nuovo mercato digitale.
Abbiamo potuto contare più di 150 visitatori al nostro stand curiosi nel conoscere più a fondo, con un buon caffè alla mano (ne abbiamo offerti 107!!), quello che il VoIP può offrire alle aziende per migliorare il proprio Business.
 #BECOOLDRINKVOIP
Ecco infine il nostro diario fotografico di questa tappa veneta.
Smau18 SMAU Padova con Samuel Lo Gioco e Greta Tofani Smau15 Smau14 SMAU Padova con Samuel Lo Gioco, Greta Tofani, Sebastiano Cutrera Smau12 Smau11 Smau10 Smau9 Samuel Lo Gioco Smau7 VoipVoice con Samuel Lo Gioco, Edoardo Ventrelli, Greta Tofani Samuel Lo Gioco Samuel Lo Gioco Smau3 Smau2 Smau1 VoipVoice SMAU Padova
Ci vediamo il 29 e il 30 Aprile allo SMAU di Torino! Colonna Sonora: Ma quando torno a Padova di Umberto Marcato