Archivio mensile:settembre 2016

Il sorriso di Fahlman, l’inventore delle Emoticons

“Suggerisco di utilizzare la seguente sequenza di caratteri come indicatore di uno scherzo : – ) . Leggetelo di lato. In realtà, faremmo prima a contrassegnare le cose che non sono uno scherzo, date le tendenze attuali. Per queste, possiamo usare : – ( .”

Attraverso questo semplice messaggio lasciato in una delle prime BBS (Bullettin Board System – le antesignane dei forum group) della Carnegie Mellon University di Pittsburgh nel 1982, Scott Fahlman, all’epoca giovane ricercatore di AI (Artificial Intelligence – la scienza che cerca di far compiere ai computer scelte/azioni come se fossero dettate dalla mente umana), aveva codificato lo Smiley, dando origine a tutti quei simboli che sono stati poi identificati nelle Emoticons prima e nelle Emojii dopo.

primo-messaggioLa sequenza grafica proposta da Fahlman era costituita da tre caratteri: i due punti, il segno del meno e la parentesi ) per “marcatore dello scherzo”, la parentesi ( per indicare le cose serie.

Ma perché c’era bisogno di un Joke-Marker, di un indicatore dello scherzo?

arpanet-1974

ARPANET – 1974

Alla fine degli anni ’70, la Carnegie Mellow University era inserita tra le università statunitensi collegate da ARPANET, la prima rete di computer basata sulla Commutazione a Pacchetti, e i computer a disposizione erano dei grandi terminali, molto lenti, dove si poteva solo scrivere un testo, senza la possibilità di inserire né foto, né immagini né tantomeno video. Una tecnologia completamente diversa rispetto quella a cui siamo abituati oggi.

Per scambiarsi informazioni venivano utilizzate le mail e le BBS, due sistemi di comunicazione che possono essere considerati gli antenati dei Social Network odierni poiché lì vi si affrontavano non solo argomenti seri ed importanti, ma anche questioni private e venivano spesso fatte battute o scherzi, generando il più delle volte incomprensioni.

Fahlman ha ricordato, durante il suo recente intervento al Wired Next Fest 2016 a Firenze, che qualche giorno prima che proponesse lo Smiley come Joke-Marker, c’erano stati non pochi problemi tra docenti e rettore universitario dovuti ad uno scambio di mail sulla possibile perdita di mercurio qualora uno degli ascensori dell’università fosse dovuto andare in caduta libera schiantandosi al suolo: lo scherzo paragonava la discesa/salita dell’ascensore ad un termometro che misurava la febbre. Chiaramente stiamo parlando di un puro umorismo tech-nerd, proprio degli utilizzatori dei computer dell’epoca.

Prima della proposta di Fahlman, c’era stato chi aveva suggerito di inserire l’asterisco * accanto alle frasi scherzose, tuttavia il simbolo * poteva essere utilizzato anche come marcatore di qualcosa che doveva essere approfondito, che aveva bisogno di una specifica ulteriore e questo avrebbe creato inevitabilmente confusione. Oppure chi come Kevin MacKenzie aveva ipotizzato di utilizzare questa punteggiatura )- come simbolo di una linguaccia, dello scherzo appunto, ma la sua idea non trovò seguito e venne presto abbandonata.

La sequenza : – ) ribattezzata fin da subito come Smiley, sorriso, è nata quindi per indicare ciò che non doveva essere preso sul serio, come una frase divertente, e, analogamente, la sequenza : – ( creata per indicare “guarda, non sto scherzando, sono serio” è diventata ben presto il simbolo di qualcosa di triste o di negativo.

Scott Fahlman

Scott Fahlman

Attraverso il suo messaggio, Fahlman ha proposto una codifica del linguaggio testuale grazie ad un simbolo di chiara ed immediata comprensione, il volto umano.

Quello di cui non si era reso conto era l’assoluta viralità della sua idea: Fahlman pensava che il clamore iniziale si sarebbe esaurito nel giro di un paio di mesi, ma così non è stato. Con l’avvento di Internet e la diffusione del WWW grazie a Tim Berners-Lee, i computer iniziarono a circolare non solo nelle università e nelle aziende ma anche nelle case private: chiunque entrasse in contatto con le mail, i forum o i vari messaggi molto spesso includeva il simbolo 🙂 oppure 🙁 per accompagnare le sue parole.

emoticons

Elenco di Emoticons

: – ) è stato identificato fin da subito non solo come marcatore dello scherzo ma proprio come espressione dell’emozione umana della gioia, della felicità e della positività. Lo Smiley era diventato Emoticon Emotion Icon, un modo facile e intuitivo di esprimere le emozioni umane attraverso una sequenza grafica, l’icona appunto. Il termine Emoticon viene tradotto in italiano con la parola “faccina”, proprio a voler rimarcare quello che è il forte collegamento tra il volto umano e quelle sequenze grafiche che di lui vogliono esprimere le emozioni.

Faccina arrabbiata, piangente, stupore, bacio, sorriso a 24 denti, dispiacere: per moltissime emozioni umane è stato creato un simbolo preciso. Tante anche le varianti che si sono sviluppate: dall’abbreviazione dei caratteri togliendo il trattino del meno centrale : ) e : ( (Fahlman è solito definire questi simboli con disprezzo perché gli ricordano il volto di una rana), passando poi per le Kamoji, le Emoticons giapponesi così rappresentabili (*_*).

Emojii

Emojii

Partendo dall’analisi delle Emoticons e del ruolo che avevano nella comunicazione web, Shigetaka Kurita ha dato vita alle Emoji, dei simboli pittografici che hanno iniziato a diffondersi prima in Giappone alla fine degli anni ’90 e poi nel resto del mondo: il suo scopo era creare nuove icone che permettessero ai giovani di esprimersi utilizzando meno caratteri possibili di quelli permessi per l’invio di un messaggio.  Dalle faccine tonde e colorate, arricchite da espressioni sempre più bizzarre, siamo poi passati a simboli rappresentativi di persone, città, cibi, animali, stagioni, bandiere etc.

Facebook Reactions

Facebook Reactions

Facebook Reactions, introdotte ad inizio 2016, sono un’altra testimonianza di quanto sia importante per ogni individuo esprimere la propria emozione nel mondo Web e dei Social Network. Dal classico “Mi Piace” adesso è possibile dire se quel post/foto/video/link mi piace, ne sono innamorata, mi fa ridere, mi rende triste oppure arrabbiata.

Io insieme a Scott Fahlman al Wired Next Fest 2016

Io insieme a Scott Fahlman al Wired Next Fest 2016

 

Il 19 settembre 2016 è ricorso il 34 compleanno dello Smiley e, anche se il suo significato è cambiato rispetto all’inizio, il sorriso di Fahlman ha aperto le porte alla diffusione delle emozioni sul Web e sui Social Network.

 

Anche noi vogliamo fare la nostra parte! Con Inside Factory, il Brand powered by VoipVoice che si occupa di Formazione, E-Learning, Marketing e Organizzazione di Eventi, lavoriamo proprio sulle emozioni umane cercando di rappresentare un valore aggiunto per chi ci sceglie. Vogliamo emozionarci prima noi, guardandoci dentro, e attraverso la scelta di immagini e parole giuste, location fuori dagli schemi, la costruzione di una storia e lo StoryTelling, provare a regalare un’emozione anche agli altri, un sorriso extra-ordinario, perché “un sorriso è immediatamente riconoscibile da qualsiasi persona nel mondo, a prescindere dalla cultura”.

a cura di Martina Giacomelli 

Ho preso appunti, vi racconto una storia. Ma stavolta è la mia.

“Scrivere un articolo di presentazione? Cioè, io che parlo di me? No. Non posso proprio farcela”. E invece eccomi qui. Alle prese con uno dei miei limiti più grandi, mettermi a nudo. Forse è anche per questo, inconsapevolmente, che ho scelto di seguire la strada del giornalismo e della scrittura in generale. Per arrivare, pagina dopo pagina a raccontare quello che a voce non esce. Si chiama comunicazione e io, 29 anni, in tasca una laurea in lingue e letterature straniere e all’attivo 4 anni (sudati ma appassionati) da giornalista pubblicista, manco a farlo apposta ho deciso di giocarmi proprio questa carta. Paradossale, no?img-20160219-wa0004

Mi chiamo Ylenia Cecchetti, fiutare nell’aria l’odore di una notizia e cercare di raccontarla al meglio è quello che faccio più o meno tutti i giorni. L’ho voluto o è capitato? A volte è la vita che sceglie per te, ma tutto, alla fine ritorna ad esser perfetto. E credo che il percorso intrapreso – con una buona dose di scetticismo iniziale, che poi ha lasciato spazio ad un entusiasmo travolgente – sia quello fatto per me. “Il bello di questo mestiere è che si affronta un esame ogni giorno” , parola di Montanelli. Ci sono prima l’adrenalina, poi un bel carico di responsabilità, e infine una valanga di limiti da superare,  a livello personale e professionale.

Parlare di giornalismo oggi significa pensare a nuove forme di racconto, di linguaggi e tecnologie diverse. E significa parlare di storytelling, una delle più antiche arti di comunicazione, ma anche il marchio di fabbrica di VoipVoice, il suo punto di forza; ecco cosa mi ha portato qui. Come da copione,  ho raccontato per lavoro la storia di un “menestrello 2.0” alla guida di un’azienda leader nel settore delle telecomunicazioni. Un ambiente giovane, dinamico dove si  fa  VoIP, si trattano le Unified Communications. Un mondo così lontano dal mio. Se la passione per le storie ha accomunato fin dal primo istante me e Simone Terreni, a dividerci un secondo dopo è stato il mio gap sul piano delle tecnologie.

VoIP, questo sconosciuto. Parliamo due lingue diverse, io carta e penna, Simone tutto smartphone e hi-tech. Io sono abituata a metterci la firma, lui la faccia. Io silenziosa, lui un fiume in piena. Io non ho orari, non ho schemi, rispetto le scadenze ma ci arrivo all’ultimo tuffo. Lui meticoloso, calcolatore, maestro della pianificazione e del time management. Un concetto astratto per una che si trova, spesso, a scrivere la notte. Ma l’affare è fatto e il mio (fresco) ingresso in VoipVoice è stato l’ennesimo limite da superare. Un atto di coraggio sul piano personale che tradotto significa “Convertiti al mondo degli hashtag, dei social che non sai nemmeno che esistono, mastica parole incomprensibili e impara una volta per tutte a capire questa benedetta tecnologia. Ah. Molla l’agenda, prenditi un pc di ultima generazione e vedi di farci amicizia”. E’ ancora tutto work in progress, ci stiamo lavorando ma… Sfida accettata.

me

Da qualche mese mi occupo di Press & Communication per VoipVoice. Un impegno preso con l’affanno, l’ansia di chi si siede al banco il primo giorno di scuola e deve imparare l’abc.

Aforismi e massime non mi convincono, lo ammetto. Ma  sulla filosofia di Goethe del “Senza fretta ma senza sosta” mi sono dovuta ricredere. Io mi sento così. E’ così che si tagliano i traguardi più importanti. Poco incline ai cambiamenti drastici, non mi sono mai risparmiata sugli impegni presi, portati avanti con serietà, coscienza, costanza e determinazione.  Siccome non ci si conosce mai abbastanza (e di noi stessi ci si può sempre stupire) di recente ho maturato una consapevolezza: se sono troppo libera mi perdo. Se sono sotto pressione do il meglio di me. Per questo il patto stretto con VoipVoice va alla grande, una pioggia di stimoli nuovi. Circondata da un team eccellente e pronto a lanciare il salvagente ogni volta che annaspo in mare aperto, ho cominciato a seguire la comunicazione dei progetti per VoipVoice, uno dietro l’altro.  Realizzo comunicati stampa, reportage degli eventi, mi occupo delle interviste ai professionisti che ruotano attorno al settore Ict, curo la rassegna stampa e la creazione dei contenuti. E mi sembra un universo un po’ meno ostile, oggi.

Contraddizioni? Infinite.  Scrivo tanto e parlo poco, perché ad ogni singola parola do un grande peso. Sono viaggio-dipendente ma ancora (e da sempre) vado in crisi se si tratta di ripiegare in 4 le city map. Un futuro in questo ambito? Mai dire mai. Ci sono tanti limiti che non pensavo di superare, eppure è successo.  VoipVoice è un ottimo punto di partenza e il VoIP, come mi hanno confessato diversi manager intervistati in questi mesi, è una grande opportunità. Anche e perché no, La Mia.

-Ylenia Cecchetti-

Informazioni: Potete contattare Ylenia Cecchetti a ufficiostampa@voipvoice.it

Don’t let me down

Buongiorno a tutti!

Oggi mi faccio rappresentante del mio reparto, Customercare e Assistenza Tecnica di Primo Livello, per parlarvi di una modifica che abbiamo voluto implementare al nostro orario lavorativo.

Come tutti sapete gli uffici VoipVoice sono aperti dal Lunedì al Venerdì dalle 09:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00 e come abbiamo sempre detto siamo un’azienda in crescita; questo vuol dire che aumentano i contatti, le attivazioni e per forza di cose le segnalazioni che riceviamo quotidianamente.

Negli ultimi tempi ci siamo imbattuti in contatti da parte dei nostri partner e clienti oltre l’orario “standard” di lavoro e allora ci siamo trovati felici di poterci migliorare anche in questo: l’orario di lavoro attuando un piano di reperibilità che vi permetta di avere un tempestivo feedback da parte nostra anche oltre quello che abbiamo indicato come “orario standard”.

Ma prima di spiegarvi maggiori dettagli voglio fare un esempio per evidenziare questa buona nuova, all’apparenza banale, ma che fa molta differenza ed è per noi fonte di grande soddisfazione.

Nel nostro settore, nel mio reparto, riceviamo principalmente segnalazioni di guasti e richieste di verifica del servizio da noi fornito ai nostri 6000 clienti e ovviamente siamo sempre pronti Parminder, io e i nostri tecnici a dare un feedback nel minor tempo possibile.

Ma mettere il caso che qualcuno abbia necessità di contattarci un venerdì sera alle 18:34?

Ecco cosa succedeva PRIMA:

0001

  • Il cliente chiama
  • Nessuno risponde
  • Il cliente non è contento e non è soddisfatto del servizio che ha scelto

Succede quindi che se il cliente ha bisogno di chiamarci, deve aspettare Lunedì alle 09:00 per poterlo fare.

La segnalazione, Lunedì alle 09:00, sarebbe stata gestita con più nervosismo da parte del cliente, se non peggio, con poca soddisfazione da parte sua per la scelta del suo operatore.

Noi avremmo gestito tutto al meglio ma si sa che per acquisire fiducia ci vogliono mesi, per perderla basta pochissimo.

E questo esempio può rappresentare questo intacco nel rapporto di fiducia tra il cliente e noi.

Noi amiamo il nostro lavoro, cerchiamo sempre di migliorarci: dal modo di porci, alle tempistiche, ai servizi sempre aggiornati e studiati su misura del singolo cliente.

Abbiamo immaginato la stessa situazione di prima pensandoci invece prontamente rintracciabili:

0002

Quindi:

  • Il cliente ha una segnalazione da farci
  • Noi siamo rintracciabili e procediamo subito con le verifiche
  • Il cliente è contento e soprattutto è soddisfatto del servizio che ha scelto

E allora ecco che abbiamo deciso di prolungare il nostro servizio operativo; siamo infatti reperibili all’indirizzo support@voipvoice.it:

  • dal Lunedì al Venerdì dalle ore 18:00 alle ore 22:00
  • Sabato dalle ore 09:30 alle ore 11:30 e dalle ore 14:30 alle ore 16:30
  • Domenica dalle ore 09:30 alle ore 11:30

Grazie per l’attenzione,

Roberta Terrasi.

Happy Birthday Linux

“Ciao a tutti quelli che usano minix –
Sto facendo un sistema operativo (gratis) (solo un hobby, non sarà nulla di grosso e professionale come gnu) per cloni AT 386(486). Questa cosa è in preparazione da aprile, e comincia ad esser pronta. Mi piacerebbe qualunque feedback sulle cose che la gente apprezza/disgusta in minix, in quanto il mio SO gli assomiglia un po’ (stessa impostazione fisica del file-system (per ragioni pratiche) tra le altre cose)…..”

TuxCon queste parole scritte 25 anni fa uno studente universitario finlandese decise di creare un sistema operativo per il suo PC. Quello studente si chiamava Linus Benedict Torvalds, e stava programmando il Kernel, cioè quel che un computer decide quale programma fa cosa, quando e con quali risorse, di un nuovo sistema operativo. L’annuncio sul newsgroup dato il 25 agosto 1991 rappresentò il debutto ufficiale di Linux, il più grande progetto di software Open Source mai realizzato.

Il concetto di Open Source e di Software Libero nacque nel 1984 grazie al programmatore Richard Stallman. A Stallman nacque l’idea di rilasciare del Software svincolato da copyright e nei cui sorgenti vi potessero mettere le mani tutti quando si trovò davanti una stampante della Xerox non funzionante: non poteva risolvere il problema poiché il codice sorgente non era aperto. Creò allora GNU (acronimo di “GNU’s Not Unix”) cioè un Sistema Operativo Unix-like, uno dei primi realizzati, allo scopo di ottenere un Sistema Operativo completo utilizzando esclusivamente Software Libero. L’anno successivo, Stallman e soci crearono la Free Software Foundation (Fondazione per il Software Libero), una organizzazione senza fini di lucro per lo sviluppo di software libero. Tutti al mondo potevano contribuire e condividere le proprie conoscenze per creare qualcosa di nuovo.

A differenza di Stallman, che era un visionario e rivoluzionario, Linus Torvalds creò Linux per una banale disputa accademica: il sistema operativo Unix all’interno della sua università non aveva ancora una versione adatta per il suo computer, allora un po’ per imparare e un po’ per necessità cominciò a scrivere il codice. E quel messaggio sul newsgroup non era altro che una banale richiesta di aiuto. Il grande professore informatico statunitense Andrew Stuart Tanenbaum, i cui libri si trovano nei corsi di Ingegneria Informatica di tutto il mondo, nonché creatore di UNIX, quando venne a sapere della creazione di Linux disse la famosa frase a Torvalds: “Io continuo a ritenere che progettare un kernel monolitico nel 1991 sia un errore fondamentale. Ringrazi che non è mio studente. Non avrebbe preso un voto alto per tale progetto”. In pratica non si rese conto di quello che il giovane studente, rivoluzionario per caso, avrebbe compiuto di lì a pochi anni.

Altro aneddoto divertente è quello che narra come fu trovata Tux, la Mascotte di Linux: Torvalds aveva contratto la malattia della “pinguinite” dopo essere stato pizzicato da un pinguino: “La pinguinite ti fa stare alzato la notte a pensare solo ai pinguini ed a provare grande amore per essi”. Anche se fu morso veramente da un pinguino durante una visita a uno zoo quando era piccolo, la malattia di Torvalds era ovviamente uno scherzo, ma servì per trovare una mascotte divertente e simpatica da associare a Linux. Il disegno fu realizzato 1996 da Larry Ewing dopo una discussione su di una mailing list pubblica. Raffigura un pinguino grassottello che sta seduto dopo un abbondante pasto e una pinta di birra. Fu chiamato Tux, che sta per “Torvalds UniX“, ma è anche l’abbreviazione di tuxedo (“smoking”, in italiano), l’abito che il pinguino indossa abitualmente. Infatti in italiano viene chiamato “pinguino” chi porta lo smoking.

Nel 1997 ventures capitalist e colossi del settore Information & Technologies cominciarono a interessarsi a Linux, e in breve aziende come IBM, Oracle Corporation, Hewlett-Packard adottarono il nuovo sistema Operativo. Nell’anno successivo si comincia a conciliare la filosofia di Linux con le regole del mercato e grazie a Bruce Perens e Eric S. Raymond nacque la definizione di Open Source: Software Free non voleva dire “gratuito” ma “libero”. L’esempio più eclatante fu la liberalizzazione del codice sorgente di Netscape, che negli anni successivi portò grazie alla comunità di sviluppatori alla creazione di Mozzilla/Firefox, uno dei browser più usati al mondo.

Controverso il rapporto con Microsoft, l’azienda che con il suo Sistema Operativo Windows ha il monopolio del software dei PC del mondo. Nel 2001 l’azienda di Bill Gates, aveva definito Linux “un cancro”. Nel 2005 esce una copertina del Business Week, il settimanale di economia americano, con Torvalds in smoking (Pinguino) con su scritto: “Guidava una banda di Geek ora è una minaccia per Microsoft”, riconoscendo di fatto la diffusione di Linux in tutto il mondo. Nel 2015 anche Microsoft comincia ad adottare Linux e il CEO di Microsoft Satya Nadella ha dichiarato: “Microsoft love Linux”. Torvalds, pragmatico, era riuscito a trasformare i nemici in alleati.

L’importanza e la diffusione che il kernel Linux ha avuto nella vita di tutti noi è impressionante. Grazie ad esso sono stati sviluppati sistemi operativi per un’ampia gamma di dispositivi quali: Personal Computer, Cellulari, Tablet, Console, Mainframe, Supercomputer, Server, Router. E se come Sistema Operativo ha una discreta diffusione in ambiente desktop (circa il 3% dei PC lo hanno a bordo), con Android, il Sistema Operativo per dispositivi mobili di Google basato sul Kernel di Linux, oggi supera l’85% del mercato. I numeri e la diffusione di Linux sono impressionanti. Nel 1995 esistevano 250mila linee di codice, nel 2010 14 milioni di righe, oggi nel 2016 dopo 25 anni, sono state realizzate 22 milioni di linee. E se nel 1992 gli sviluppatori erano circa un centinaio, oggi sono 13mila in tutto il mondo.

Anche il VoIP e il mondo delle Telecomunicazioni è stato profondamente cambiato da Linux.
Nel 2000 un giovane ingegnere statunitense di soli 23 anni, Mark Spencer, realizza la prima stesura di Asterisk, software libero, basato su Linux, che gestisce un Centralino Telefonico (PBX). Lo scopo di Spencer era quello di creare un software che servisse ad aumentare l’utilizzo delle schede d’interfaccia FXS ed FXO che si collegano a una rete telefonica tradizionale (PSTN) che lui aveva creato l’anno prima tramite la sua azienda Digium. E il principio che utilizzò Spencer fu il medesimo che aveva usato Torvalds: per facilitare la diffusione del software lo liberalizzò. Così una serie di sviluppatori e professionisti in tutto il mondo avrebbero contribuito a migliorarlo.
Oggi Asterisk è il software più diffuso tra i centralini Open Source e sta prendendo delle fette di mercato importanti. Non solo. Sono molti i centralini che partendo da una base di Asterisk, sono stati poi ingegnerizzati e realizzate delle soluzioni che spesso troviamo sul mercato italiano. Molti di questi brand sono certificati da Voipvoice.

Grazie a Linus Torvalds oggi il mondo è migliore, ma lui non è mai stato un rivoluzionario.
Per lui chi vuole “cambiare il mondo” non solo fallisce, ma questi fallimenti portano a scoraggiarsi e a diventare più cinici. Lui invece, come sempre pragmatico, ha come filosofia questa: prendi una piccola cosa, una piccola parte del sistema (lui prese il cuore del Sistema Operativo), prova a migliorarla e mettila a disposizione degli altri. Lui l’ha fatto con Linux e la sua “piccola cosa” è diventata immensa.

Il Segreto per cambiare il mondo? Non avere nessuna pretesa di farlo!”
Linus Torvalds

a cura di Simone Terreni