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John Draper un esempio per la formazione fuori dagli schemi

Da 0 a 100 quanto è stata importante nel vostro lavoro la formazione?

Per molti la risposta sono sicuro sfiori il punteggio più alto, ma purtroppo, per mancanza di tempo o per impegni, spesso questo aspetto viene trascurato.

Nel settore ICT la formazione non può essere trascurata, ma è pur vero che oggi dobbiamo cercare di ottimizzare al meglio tutte le attività facendo il possibile per non lasciare nulla al caso.

Quando penso alla formazione mi viene in mente la storia di John Draper, un folle genio che ha dedicato la sua vita alla ricerca e sviluppo solo ed esclusivamente per puro divertimento.John Draper

Lui nel settore TLC è diventato il Primo Hacker telefonico e questo grazie ad un semplice e banale fischietto trovato come regalo in una scatola di cereali. Da quel giorno è conosciuto come “Cap’n Crunch“, come il nome dei cereali.

Ti stai chiedendo come ci è riuscito?

Giusto per precisare, stiamo parlando del 1968, in quegli anni le trasmissioni delle chiamate avvenivano “in banda”, nel senso che avevano le stesse frequenze usate per la comunicazione vocale. Questo comportava un problema per tutte le compagnie telefoniche: se venivano inseriti, utilizzando un apparecchio vicino alla cornetta, dei segnali riconoscibili dal computer centrale, questo li interpretava come segnali provenienti da qualche centralina telefonica e faceva esattamente ciò che il phreaker diceva.

Draper un giorno, per puro caso, scoprì che, come regalo all’interno dei cereali Cap’n Crunch, trovavi un fischietto che, giustappunto, emetteva un suono con la stessa frequenza, quindi 2600Mhz, necessaria per il phreaking. Questo segnale di frequenza emulava lo stesso segnale che emetteva il telefono come se l’utente avesse agganciato la cornetta e la linea fosse libera, ma, in realtà, la conversazione non veniva interrotta e rimaneva sospesa e quindi libera. Di fatto, in bolletta e per il sistema, non era mai avvenuta.

Si narra che Draper e la sua banda di amici Hacker, in una delle loro intercettazioni, riuscirono a scoprire un numero riservato della Casa Bianca e, intercettando le chiamate in entrata e in uscita, un giorno avrebbero ascoltato un agente della C.I.A. parlare con, l’allora in carica presidente Richard Nixon, e sentirono che la password per parlare direttamente con il lui era Olympus. Chiamarono allora il numero riservato, e, con tono serio e convinto, comunicarono la parola segreta. La segreteria, senza far alcuna domanda, girò immediatamente la chiamata al presidente anticipando che era una linea diretta con la parola segreta. Il presidente Nixon, con tono preoccupato, sapendo che solitamente quando gli veniva girata una chiamata con quel codice significava qualcosa di importante, rispose:

<< che succede?>>

<< Signor Presidente, è in atto una crisi qui, a Los Angeles!>> disse Draper con tono preoccupato.

<<che tipo di crisi?>> chiese Nixon.

<<siamo senza carta igienica, Signor Presidente!>> e Draper attaccò la cornetta!

Purtroppo il genio di Draper non fu tanto compreso dalle forze dell’ordine, finendo arrestato per ben 2 volte, ma un lungimirante ed emergente imprenditore nel campo della tecnologia comprese la capacità di John e, una volta uscito di galera, lo assunse nella sua azienda. Sto parlando di Steve Jobs e la sua creatura Apple.

La follia di Draper lo ha portato a fare grandi cose e tutta la sua esperienza e conoscenza, generata soprattutto dalla passione nella tecnologia, ha reso il suo percorso formativo un divertimento.

Pensate, è scientificamente provato che i mezzi didattici, se affrontati in un contesto divertente, offrono un tasso di apprendimento nettamente superiore. E’ proprio con questa idea che abbiamo voluto realizzare la ICT Education, un progetto tutto orientato alla formazione nel settore ICT.

L’obbiettivo principale è creare un puro Network di Professionisti di settore che, in maniera dinamica, possano contribuire alla creazione di un piano editoriale preciso e, soprattutto, utile e pratico.

Come funziona:

La partecipazione è gratuita e rivolta a tutti gli operatori in ambito ICT. La piattaforma permette di partecipare al corso online anche in mobilità con smartphone o tablet grazie alla sua app.

Durante il corso gli utenti possono interagire tramite una chat o, muniti di cuffia e microfono, interagire con il relatore prendendo parola.

Inoltre c’è la possibilità, durante la presentazione, di poter fotografare le slides del relatore con estrema semplicità, così da allegare i propri appunti.

E per le persone iscritte che non hanno potuto partecipare?

Nessun problema, per loro sarà possibile rivedere la registrazione offline comodamente anche nei giorni successivi.

Poi, l’aspetto più importante, viene al termine di ogni edizione, quando, tramite l’apposito modulo feedback online, tutti gli iscritti possono contribuire lasciando le loro opinioni e suggerimenti per le prossime tematiche da affrontare nelle edizioni che seguiranno.

Oggi, più che mai, mi rendo conto di quanto sia importante, in ogni crescita professionale, far
parte di un di network o community da cui prendere esempio e poter condividere le proprie esperienze.

Ora conosciamo la strada giusta da seguire e, grazie a tutti quei progetti che portano lo stesso principio della ICT Education, abbiamo anche i mezzi.

Adesso La ricreazione è finita, è l’ora di tornare tutti in classe.

 – a cura di Samuel Lo Gioco – 

Per informazioni sui prossimi corsi di formazione o per organizzare un corso sul nostro canale potete contattarci allo 0550935400 oppure a marketing@voipvoice.it.

Intervista a Federico Lagni del Festival ICT

Mercoledì scorso, come l’anno precedente, abbiamo confermato la nostra partecipazione al Festival ICT svoltosi a Milano e, anche quest’anno possiamo dire che ne è valsa la pena. Il risultato è stato davvero ottimo: 1.250 visitatori, 57 sponsor, 74 workshop e un focus molto tecnico mirato a professionisti di settore.

Personalmente, dalla mia esperienza di marketing nel settore ICT, posso dire di essere rimasto piacevolmente colpito dal suo format molto “social oriented” così come dallo slogan che già ne anticipava il successo: “il nuovo palcoscenico ICT italiano”. Altro valore che ho potuto constatare è l’accuratezza dei contenuti per un pubblico di operatori di settore e specialisti.

In questa occasione abbiamo anche avuto il piacere di intervistare il fondatore di questa importante iniziativa fieristica, parlo di Federico Lagni:

 federico lagni

Ciao Federico, vorrei subito rompere il ghiaccio chiedendoti di raccontarci le origini ed il percorso che ti hanno portato a essere il Federico Lagni di oggi.

La risposta potrebbe cominciare con il classico “Appassionato di informatica fin da bambino, a scuola sotto il banco avevo le riviste di computer per poi, in quarta e quinta superiore, tenere qualche lezione di Sistemi ai miei compagni, al posto del professore”. Questo a parte, a sedici anni, nel 2003, fondo AreaNetworking.it, un portale dedicato – come suggerisce il nome – al networking ed ai temi strettamente legati (Datacenter, Infrastrutture, sistemistica, etc). Nel 2005 fondo il più grande Cisco Users Group italiano e, nel mentre, mi occupo prima di Infrastrutture Web e poi di Marketing in alcuni system integrator. Nel 2010 fondo il Tesla Club Italy, il club italiano di riferimento per i clienti e gli appassionati di Tesla Motors. Tra la fine del 2012 e l’inizio 2013, invece, penso che in Italia vi sia la necessità di un nuovo evento ICT. Da qui, la nascita del festival.

Oggi ti vediamo come fondatore del Festival ICT, un evento dedicato alle nuove e consolidate tecnologie con un format veramente verticale, ma come è nata questa idea e qual è il suo carattere che lo distingue?

L’idea è nata grazie all’esperienza con AreaNetworking.it. Quest’ultimo mi ha permesso di avere grandissima visibilità nel settore: una quantità enorme di contatti, possibilità di relazionare ogni giorno con nuove aziende: vendor, system integrator, grandi provider. La forte vicinanza al canale ha reso possibile sentire, conoscere ed ascoltare le loro visioni ed opinioni. Tra queste, anche le numerose “malinconie” rispetto agli eventi ICT italiani. Ecco perché spesso definisco il festival ICT come un evento nato letteralmente ascoltando “il mercato”, grazie anche – attività fatta negli ultimi mesi nel 2012 – a tantissimi incontri, chiacchierate più o meno informali e scambi di idee con un numero elevato di persone, in rappresentanza del settore, per cercare di cogliere nel dettaglio le esigenze.

Ogni iniziativa, soprattutto in questo settore, viene costruita per riuscire a portare un messaggio. Qual è il suo?

E’ corretto ed è vero in particolare per il festival ICT. La nostra tesi, che in effetti entrambe le edizioni fatte sostengono, è la grande importanza che ancora hanno gli eventi, se fatti con qualità, cognizione di causa e conoscenza del mercato. Per quanto tutto sia sempre più tecnologico, nulla è ancora sostituibile a una stretta di mano tra persone con interessi reciproci, all’interno di un evento professionale, business e ricco di contenuti.

Quali novità ci ha riservato quest’anno il Festival ICT?

Quest’anno, visto l’esito positivo anche della seconda edizione, abbiamo ricambiato location per spostarci, ancora, in una location più grande. Avremo, quindi, il doppio della superficie dell’edizione 2014, una sala speech ulteriore, più contenuti, l’aumento delle community ICT in Arena e l’area Web Advisor ovvero lo speed dating tra consulenti Web ed il pubblico. Per il resto… basta aver partecipato al festival ICT 😉

Guardando a un futuro prossimo, pensi che il Festival ICT avrà uno sviluppo territoriale che lo vedrà presente anche in altre città italiane o resterà consolidato a Milano?

La domanda riguarda un tema estremamente sensibile per un evento come il nostro. Abbiamo nella lista delle ipotesi vari potenziali sviluppi. Attualmente però è decisamente troppo presto per avere già decretato ciò. Resta certo che Milano è la capitale della tecnologia e dell’ICT quindi sicuramente per alcune altre edizioni non varieremo la città.

Sono anni che osservi da un punto di vista privilegiato la crescita di molte aziende nel settore ICT, che idea Ti sei fatto nell’approccio al mercato di questi protagonisti?

Penso sempre che l’ICT sia enorme e che le logiche che lo regolano siano davvero molte, tanto da rendere l’ICT addirittura – a volte – troppo vario e diverso al suo stesso interno. Ritengo che le aziende presenti nel nostro paese facciano un lavoro grandioso perché, indirettamente,
contribuiscono fortemente all’innovazione tecnologica e all’alfabetizzazione digitale. E non è esagerato, credo sia così realmente. Portare, spesso all’interno di piccole e medie imprese, determinate novità significa trainare il comparto verso l’aumento dell’efficienza in azienda: risparmi economici ma anche di tempo, ottimizzazioni, maggiore agilità e velocità di azione… tutte caratteristiche che rendono più competitive le imprese.

Una Tua considerazione di quello che succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT?

Io vedo due particolari sviluppi: il primo sul Cloud, il secondo sull’IoT. Il Cloud sarà sempre più pervasivo e riguarderà un numero crescente di software e applicazioni, da qui il forte sviluppo del SaaS. Tutto sarà sempre più su Cloud, non solo alcune limitate componenti del nostro lavoro quotidiano. Tutto più as a service, tutto più always on. L’IoT, invece, che promette forti sviluppi anche nel consumer, permetterà a molte aziende B2B di poter inizialmente raddoppiare il proprio lavoro, grazie all’enorme trasversalità che quel “things” rappresentata.

Infine, la domanda di rito: Cosa ne pensi del VoIP e cos’è per te il VoIP?

Il VoIP. Tutti dicono sia esploso agli inizi degli anni 2000. “La rivoluzione della voce su IP”. Io invece credo che tutto ciò debba ancora succedere. Dico questo perché il VoIP è una tecnologia che si integra fortemente con le componenti IT e TLC… componenti che 10 anni fa erano ancora assolutamente molto indipendenti. Oggi invece nell’ICT tutto è sempre più convergente (e lo dimostra anche il logo del festival ICT). E’ proprio in questo momento che le tecnologie VoIP, complice anche il miglioramento progressivo della situazione della banda larga, potrà avere il proprio vero esordio.

Bellissimo incontro, un punto di vista veramente interessante che ci aiuta a riflettere su quello che offrirà il futuro. Viene da pensare che lo slogan di questa nuova era tecnologica sarà “convergenza”. Un insieme di sistemi con intelligenza avanzata che vedrà come obiettivo semplificare i processi lavorativi.

Ascoltando le risposte di Federico mi viene in mente una frase storica del buon Steve Jobs dove lo stesso vedeva nella tecnologia “un’estensione naturale dell’individuo”. Questo è realtà, questo è lo splendido futuro che ci aspetta.

– Intervista a cura di Samuel Lo Gioco –

Ecco il nostro Diario Fotografico del Festival ICT:

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Vago ma eccitante! La storia di Tim Berners-Lee, l’inventore del Web

“Vague but exciting”
Vago ma eccitante! Così Mike Sendall il responsabile dei Sistemi Operativi al CERN di Ginevra aveva scritto a matita in un angolo sulla copertina di un documento che un giovane fisico inglese gli aveva presentato il 12 marzo 1989.
Il documento si intitolava: Information Manager Proposta A.
Era un memo formato da sole 14 pagine ed era un tentativo grezzo ma geniale di riorganizzare la miriade di informazioni, ognuna su formati diversi e su computer diversi, del principale laboratorio europeo di ricerche nucleari.Tim
L’idea che stava alla base del giovane britannico era quello di utilizzare il metodo degli ipertesti per collegare i documenti, avere un unico browser di lettura e di combattere l’enorme frustrazione che aveva nel non riuscire a gestire questa immensa mole di informazioni.
Nel 1980 aveva già lavorato per il CERN sei mesi come tirocinante e aveva implementato un software chiamato Enquire, che aveva lo scopo di tenere traccia delle varie relazioni tra i PC del laboratorio svizzero.
Dopo un esperienza di tre anni in un’azienda di telecomunicazioni il giovane britannico torna al CERN come Ingegnere del Software grazie a una borsa di studio.
Le richieste che il giovane fisico fece al suo capo in quel documento erano due: tempo per sviluppare il suo progetto e personale per aiutarlo.
Mike Kendall bocciò l’idea.
Non aveva capito che in quel documento c’erano le fondamenta di una delle invenzioni più importanti del genere umano: il WEB, il World Wide Web, la ragnatela che collega tutti i computer del mondo, il www.
Il giovane fisico inglese laureato ad Oxford nel 1976, che fin da quando era studente costruiva da solo i suoi computer, si chiamava Tim Berners Lee.

Dopo qualche mese il CERN comprò un nuovo server: un NeXT Cube che come caratteristica aveva un sistema operativo che lavorava sulla programmazione a oggetti e sull’ipertesto. La NeXT era un’azienda americana fondata da Steve Jobs nel 1985 che, cacciato da Apple, voleva creare un computer innovativo che fosse estremamente facile da usare.
Kendall si ricordò del vecchio progetto di Tim Berners Lee e gli affiancò un altro geniale informatico belga, Robert Cailliau, per svilupparlo in maniera collaterale. Lo scopo non era quello di sviluppare il web ma quello di scoprire le potenzialità del computer appena acquistato, che diventerà il primo web-server della storia e che oggi è conservato al Museo Microcosm del Cern, con tanto di foglietto attaccato con scritto: “non spegnere”.
Il resto è storia: fu elaborato il primo linguaggio di programmazione, l’HTML; il primo protocollo di trasmissione degli ipertesti, l’HTTP; il primo Browser, WorldWideWeb, scritto tutto attaccato; il primo sistema di identificazione degli indirizzi, l’URL.
Lo scopo del web era quello di accedere da un singolo computer a qualsiasi altro computer in rete e poter scambiare informazioni, fare il download dei software, visualizzare immagini, video e utilizzare ipermedia in real time. Se ci pensiamo bene le stesse cose che facciamo oggi noi.
La data ufficiale della nascita del web è il 6 agosto 1991 quando fu pubblicato il primo sito che visto oggi (è sempre online e lo trovate a questo link) così scarno ed essenziale fa tenerezza.

La grandezza di Tim Berners Lee e degli scienziati del CERN però non fu solo quello di realizzare una nuova formidabile invenzione tecnologica ma anche di regalarla al mondo gratuitamente.
Il 30 aprile 1993 infatti il CERN, su forte spinta di Berners Lee, decise di rilasciare liberamente la tecnologia del Web. Nel giro di pochi mesi i siti si moltiplicarono e nacquero le prime dot.com con il conseguente sviluppo della prima era del web. Un vero e proprio boom.

Attenzione però, nel gesto di Tim Berners Lee, non c’era nessun intento filantropico o voglia di passare da benefattore.
Il suo scopo era quello di far crescere la sua creatura: infatti solo se centinaia di altre persone avessero lavorato al codice, implementato i software, aggiunto idee e innovazioni avrebbero permesso di cambiare completamente la gestione globale delle informazioni rendendole fruibili. E’ proprio questo concetto ad essere rivoluzionario: l’uomo può crescere e sviluppare se condivide in maniera costante il proprio sapere.
Tim Berners Lee stesso definì la sua invenzione: un’arma di costruzione di massa.

Così nel 1989, mentre nel mondo la gente pensava ad abbattere i muri a Berlino e a fermare i carri armati con le borse della spesa in Cina, in un piccolo laboratorio in Svizzera, nella nostra bistrattata Europa, si stava mettendo le basi della rivoluzione più importante della storia dell’uomo: la rivoluzione IP, quella che anche oggi sta coinvolgendo le nostre vite e i nostri lavori.
Per questo quando alla Cerimonia delle Olimpiadi di Londra nel 2012 comparve proprio lui, Tim Berners-Lee, saltai sul divano come un bambino, felice di vedere che finalmente a uno dei miei miti gli veniva dato il giusto riconoscimento a livello mediatico.

Il Web non è internet.
Il Web è un servizio di internet. Come il VoIP. Però se non ci fosse stato il Web oggi non ci sarebbe stato il VoIP e la sua diffusione. Quando racconto la storia di Berners Lee mi viene sempre a mente che la nostra tecnologia e il nostro modo di lavorare ha alla base gli stessi principi che guidarono i padri fondatori dell’era di Internet. Per questo il mio lavoro assume sempre un gusto particolare di realizzazione.

Simone Terreni

Curiosità: Nel 1993 Tim Berners-Lee lasciò il CERN ed approdò al MIT dove nel 1994 fondò il World Wide Web Consortium, anche conosciuto come W3C, un’organizzazione non governativa internazionale che ha come scopo quello di sviluppare tutte le potenzialità del World Wide Web. Oggi è promotore di iniziative importanti per la salvaguardia della Net Neutrality del Web. A questo link trovate un suo bell’intervento al Ted (sottotitoli in italiano).