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VoipVoice: la rete delle reti

Mancano pochi giorni all’inaugurazione della nostra sede.
Da qualche mese ci siamo trasferiti in un edificio moderno e nettamente più grande rispetto alla precedente sede. La nostra nuova casa ha tante nuove caratteristiche che la settimana prossima vi racconterò. Oggi però vi racconto il motivo per cui abbiamo come elemento caratterizzante la rete stirata in alluminio.

Quando cominciò la progettazione del nuovo edificio diedi come indicazione agli architetti che ci stavano lavorando che la nuova sede doveva avere un elemento distintivo. Cioè doveva essere un edificio che fosse un punto di riferimento, che si potesse notare, diverso dal tutto il contesto che c’era intorno. Naturalmente, tale elemento distintivo doveva essere coerente con i nostri valori.

Il lavoro dello Studio ldaImda portò subito a trovare come elemento distintivo questa rete stirata in alluminio. L’idea ci piacque perché ci rappresentava a pieno.  

La RETE di Internet, il Web, senza la quale non esisterebbe il VoIP, la voce che passa sopra l’Internet Protocol.

La RETE di rapporti che ci lega a tutti i nostri Rivenditori, che su tutto il territorio nazionale, vanno a mettere la faccia al posto nostro presso i loro clienti.

La RETE dei rapporti che negli anni abbiamo intessuto con i più importanti Vendor nazionali e internazionali che fa di VoipVoice la realtà nel settore del VoIP che vanta il maggior numero di queste collaborazioni certificate.

La RETE dei rapporti con tutti quei Distributori che insieme a noi stanno diffondendo la tecnologia VoIP, con prodotti e software, dando assistenza sia a livello di progettazione sia nella successiva assistenza post vendita.

La RETE di tutti quei Tecnici che con noi, insieme a noi, hanno aiutato tanti clienti e tanti partner a migliorare le loro competenze tecniche in un settore specifico così tosto e difficile, ma grazie a una parola magica, COLLABORAZIONE, hanno permesso di rendere efficace il VoIP in migliaia di linee.

VoipVoice è un’arma di costruzione di massa per il VoIP in Italia. Una RETE DELLE RETI.

In dodici anni abbiamo tessuto centinaia di relazioni e stabilito e costruito rapporti duraturi che hanno fatto di VoipVoice UN PUNTO DI RIFERIMENTO NAZIONALE. E fin da subito ci è interessato questo. Non importava fare fatturato a tutti i costi ma creare una massa critica che sviluppasse la digitalizzazione del paese. E oggi, a pochi giorni dall’inaugurazione di un edificio che ha come simbolo proprio la Rete, guardandoci indietro, crediamo di aver raggiunto questo obiettivo. Non solo. Proprio a pochi giorni da questo importante evento, dove tante persone giungeranno da tutta Italia e dall’estero per festeggiarci, vogliamo ribadire il concetto annunciando nuove partnership, nuove Certificazioni con brand importanti ed affermati del nostro settore e distributori che hanno avuto il coraggio di credere in noi facendo Accordi Quadro vantaggiosi per i nostri partnerDistributori:

AsitDistrilanMeta TelecomunicazioniNextmediaSintel Nuovi Brand Certificati: 

Fanvil InnovaphoneMediatrixPolycomSi tratta di aziende Italiane, Tedesche, Cinesi, Americane. E si parla di collaborazioni delle quali abbiamo dato ampia notizia sul web:

www.channelcity.it/distributori/15777/voipvoice-nuovi-accordi-di-distribuzione.html 

www.datamanager.it/2018/09/nuovi-accordi-quadro-e-nuove-interoperabilita-comincia-con-grandi-novita-il-settembre-di-voipvoice/

www.mondomobileweb.it/121840-voipvoce-tutte-le-novita-del-nuovo-anno-tra-accordi-quadro-e-interoperativita 

www.gonews.it/2018/09/07/voipvoice-riparte-nuovi-accordi-quadro-e-interoperabilita/

www.informazione.it/c/C4A427C9-9AE8-4F5B-95A0-34E57A5BB47F/Nuovi-accordi-quadro-e-nuove-interoperabilita-comincia-con-grandi-novita-il-settembre-di-VoipVoice

Queste partnership ci permetteranno di fare un ulteriore salto di qualità e di consolidare la nostra posizione, nel panorama italiano, come punto di riferimento per eccellenza sul VoIP.

Dove c’è VoIP, in Italia, c’è VoipVoice con tutta la sua rete di relazioni.

A cura di Simone Terreni

 

 

 

 

 

 

Le Fiere sono ciò che non ti aspetti

Le fiere sono un’opportunità o una spesa senza alcun ritorno tangibile?
In anni che partecipo a fiere di settore, insieme all’azienda che rappresento, ne ho sentite di tutti i colori. Ogni anno si gioca sempre al ribasso e sempre più spesso mi capita di sentire frasi come “quest’anno ha perso tanto. Gli anni passati c’era molta più gente!” E poi ci sono espositori che come i visitatori, parlano della Fiera denigrandola con frasi come “i visitatori non hanno niente a che fare con il mio target” e ancora “ogni anno ci sono sempre meno visitatori“.
Ora, dal mio punto di vista, se una parte dei visitatori non rispecchia il tuo target devi tenere conto che sia normale. Quando organizzi iniziative pubbliche ci sono sempre gli “imbucati“. Si tratta di quelle persone che, fingendo di essere un tuo potenziale cliente, si avvicinano al tuo stand con un obiettivo ben chiaro: ottenere i tuoi gadgets! Credimi, non è possibile evitare questo tipo di visitatore. Per quanto si possa fare un buon lavoro di selezione riescono SEMPRE a trovare il modo per imbucarsi.
Per quanto riguarda il numero in calo dei visitatori, anche questo è nella normalità. La colpa non è dell’organizzazione fieristica. Oggi, con l’avvento del Web, il 90% dei contenuti delle aziende sono reperibili ovunque con: video, informazioni dettagliate sui prodotti e nuovi mezzi di comunicazione diretta come la chat in realtime dal sito dell’azienda la quale, senza necessità di richiedere dati personali, puoi fornire qualsiasi informazione.
Ma credi veramente che le organizzazioni fieristiche, che da decenni organizzano Fiere, non se ne siano accorte? Pensi che ancora non abbiano messo a fuoco la strategia da mettere sul campo consapevoli di quanto specificato sopra?
Conosci le attività che un’organizzazione fieristica mette in pratica per organizzare una fiera?Te le dico io!
  • Forte investimento nella comunicazione: cartellonistica stradale, pubblicità su quotidiani cartacei locali, Social Promotion e creazione di contenuti per il Web.
  • Creazione di contenuti strategicamente studiati per suscitare interesse al target di riferimento.
  • Strategie di intrattenimento in Fiera (questo per far sì che il visitatore non scappi dopo il primo giro). Tra i vari intrattenimenti ci sono i workshop formativi e le interviste a specialisti di settore.
  • Forte investimento nella Brand Awareness: fondamentale! (associare il brand dell’organizzazione fieristica a un evento di riferimento in una determinata categoria).
  • Creazione di contenuti e intrattenimenti sul Web che diano seguito alla Fiera. Ad esempio con video interviste, articoli, Podcast, etc…
Ora, se hai mai avuto modo di mettere in pratica anche solo uno dei punti sopra indicati saprai bene quanto tutto questo sia difficile. In fondo è anche per questo che noi espositori ci affidiamo a loro, altrimenti lo avremmo fatto per conto nostro.
Ma purtroppo è più forte di noi, è nella nostra natura, quando qualcosa non porta i risultati aspettati siamo sempre pronti a scaricare la colpa. Purtroppo sono poche le persone che riescono a mettersi in discussione domandandosi “ma sono sicuro di aver dato il meglio di me per attrarre il visitatore che rispecchia le caratteristiche del mio target?
Per noi di VoipVoice le Fiere hanno sempre rappresentato un’opportunità per il Business dell’azienda e questo portando a casa SEMPRE dei risultati tangibili. Non a caso, avendo compreso la strategia migliore del Marketing di Fiera, siamo stati premiati da una di queste organizzazioni (SMAU Fiera) come “Miglior Espositore” per ben 2 anni di seguito.
Ti stai chiedendo come abbiamo fatto? Oggi voglio raccontartelo!
Sarò approssimativo perché riuscire a dettagliare ogni singola attività comprenderebbe scrivere pagine e pagine di contenuti, ma, se l’argomento ti interessa, puoi partecipare al Webinar gratuito che terrò il 7 novembre.
 Marketing di Fiera
LA PROMOZIONE:
Allora, innanzitutto per noi le attività di marketing iniziano prima, durante e dopo la Fiera.
[PRIMA] Circa due settimane prima iniziamo con la Social Promotion sui canali aziendali di Facebook, Twitter, LinkedIn, Google+ e Instagram. Questo invitando i nostri followers a venirci a trovare. Inoltre inviamo una newsletter a tutti i nostri contatti geolocalizzati nella regione dove si svolgerà la Fiera.
[DURANTE] Pubblichiamo in tempo reale foto dei visitatori e Partner che passano a visitarci al nostro stand.
[DOPO] Condividendo l’album delle foto e pubblicando un post sul Blog aziendale chiamato “diario di bordo“, dove raccontiamo dal punto di vista del visitatore e dell’espositore quello che abbiamo visto durante la Fiera.
Altri strumenti di nuova generazione che ritengo siano molto efficaci sono: SMS Marketing, Whatsapp, Telegram e Facebook Messenger. Ma questo te lo spiegherò durante il webinar 😉
Che tipo di vantaggi ci porta questa attività:
  1. La possibilità di invitare clienti e prospect.
  2. Dare ai clienti e prospect un’immagine dell’azienda presente sul territorio.
  3. La fidelizzazione dei clienti e fornitori.
  4. La creazione di contenuti sul Web.
COME STARE IN FIERA:
Questo aspetto è fondamentale. In Fiera ciò che devi fare più di tutto è DIVERTIRTI!
Quando una persona si applica nelle sue mansioni con divertimento trasmette POSITIVITA‘. E devi tener conto che le persone sono attratte da questa positività, poiché la felicità è contagiosa!
Ma per essere maggiormente efficaci è necessario anche applicare delle piccole regole quando si è in Fiera:
  1. Sorridere sempre!
  2. Mai stare seduti, al telefono o al PC.
  3. Mai dare le spalle ai visitatori che passano.
  4. Stare di fianco allo stand: perché il desk può rappresentare un muro tra l’espositore e il visitatore.
  5. Essere sempre gentili.
  6. Fare domande! (questo è utile per comprendere ciò che potrebbe interessare al visitatore)
Devi tenere presente che il visitatore non è lì per sentire il racconto completo della tua azienda e di tutti i servizi che offre, ma vuole sapere SOLTANTO ciò che gli interessa. Ricordati che dal momento in cui arriva il visitatore allo stand hai 15 secondi di tempo per capire l’argomento/servizio chiave, superato questo tempo, senza aver dato l’informazione che cerca, il visitatore entrerà in modalità “risposta automatica” perdendo così la sua attenzione.
IL GADGET:
Questo sarà la tua arma strategica di seduzione. Qui caro amico devi dare massima libertà alla fantasia!
Dietro al gadget ci deve essere però un attento studio per far sì che sia uno strumento per attirare l’attenzione del visitatore stimolandolo a passare al tuo stand. Anche qui ci sono delle regole base da rispettare:
  1. Deve creare curiosità.
  2. Deve saper creare viralità all’interno della fiera (così da divulgare il brand in tutta la Fiera).
  3. Deve essere strategico per conoscere il visitatore, ovvero deve darci il tempo di scambiare due parole mentre glielo offriamo.
  4. Deve essere in grado di creare ridondanza sui Social Network (questo per condividere i momenti durante la Fiera. Come accennato precedentemente).
Qui per farti capire meglio, durante il webinar del 7 novembre, avrò modo di presentarti alcuni esempi.
Bill Gates disse “Content is King“, oggi più che mai abbiamo preso coscienza di quanto sia vero. Solo che lui lo scrisse 20 anni fà con grande lungimiranza.
Ciò che oggi offre fama alle aziende di successo sono i contenuti di valore, ma su questo sono sicuro che non ti sto raccontando niente di nuovo. Però devi tenere presente che come me e te molti altri hanno appreso questo e oggi non basta soltanto creare il contenuto. Devi anche saper posizionarlo in un contesto preciso, e associarlo a quei canali che, come le organizzazioni fieristiche insegnano, siano canalizzati e associati a temi precisi. Inoltre, da buoni italiani, abbiamo bisogno di creare relazioni.
Per esperienza caro amico posso dimostrarti che partecipare alle Fiere di settore permette tutto questo. Grazie ad esse hai la possibilità di sviluppare contenuti e relazionarti con le persone, ottenendo così una Brand Awareness da Star!
Non ci credi? Bene, allora cerca VoipVoice e guarda quanti contenuti trovi 😉
Ah, dimenticavo! Se non ci credi posso sempre dimostrartelo il 7 novembre durante il webinar! Ma questo te lo avevo già detto…!? 😉
Per informazioni sui prossimi corsi di formazione o per organizzare un corso sul nostro canale potete contattarci allo 0550935400 oppure a marketing@voipvoice.it.

Il sorriso di Fahlman, l’inventore delle Emoticons

“Suggerisco di utilizzare la seguente sequenza di caratteri come indicatore di uno scherzo : – ) . Leggetelo di lato. In realtà, faremmo prima a contrassegnare le cose che non sono uno scherzo, date le tendenze attuali. Per queste, possiamo usare : – ( .”

Attraverso questo semplice messaggio lasciato in una delle prime BBS (Bullettin Board System – le antesignane dei forum group) della Carnegie Mellon University di Pittsburgh nel 1982, Scott Fahlman, all’epoca giovane ricercatore di AI (Artificial Intelligence – la scienza che cerca di far compiere ai computer scelte/azioni come se fossero dettate dalla mente umana), aveva codificato lo Smiley, dando origine a tutti quei simboli che sono stati poi identificati nelle Emoticons prima e nelle Emojii dopo.

primo-messaggioLa sequenza grafica proposta da Fahlman era costituita da tre caratteri: i due punti, il segno del meno e la parentesi ) per “marcatore dello scherzo”, la parentesi ( per indicare le cose serie.

Ma perché c’era bisogno di un Joke-Marker, di un indicatore dello scherzo?

arpanet-1974

ARPANET – 1974

Alla fine degli anni ’70, la Carnegie Mellow University era inserita tra le università statunitensi collegate da ARPANET, la prima rete di computer basata sulla Commutazione a Pacchetti, e i computer a disposizione erano dei grandi terminali, molto lenti, dove si poteva solo scrivere un testo, senza la possibilità di inserire né foto, né immagini né tantomeno video. Una tecnologia completamente diversa rispetto quella a cui siamo abituati oggi.

Per scambiarsi informazioni venivano utilizzate le mail e le BBS, due sistemi di comunicazione che possono essere considerati gli antenati dei Social Network odierni poiché lì vi si affrontavano non solo argomenti seri ed importanti, ma anche questioni private e venivano spesso fatte battute o scherzi, generando il più delle volte incomprensioni.

Fahlman ha ricordato, durante il suo recente intervento al Wired Next Fest 2016 a Firenze, che qualche giorno prima che proponesse lo Smiley come Joke-Marker, c’erano stati non pochi problemi tra docenti e rettore universitario dovuti ad uno scambio di mail sulla possibile perdita di mercurio qualora uno degli ascensori dell’università fosse dovuto andare in caduta libera schiantandosi al suolo: lo scherzo paragonava la discesa/salita dell’ascensore ad un termometro che misurava la febbre. Chiaramente stiamo parlando di un puro umorismo tech-nerd, proprio degli utilizzatori dei computer dell’epoca.

Prima della proposta di Fahlman, c’era stato chi aveva suggerito di inserire l’asterisco * accanto alle frasi scherzose, tuttavia il simbolo * poteva essere utilizzato anche come marcatore di qualcosa che doveva essere approfondito, che aveva bisogno di una specifica ulteriore e questo avrebbe creato inevitabilmente confusione. Oppure chi come Kevin MacKenzie aveva ipotizzato di utilizzare questa punteggiatura )- come simbolo di una linguaccia, dello scherzo appunto, ma la sua idea non trovò seguito e venne presto abbandonata.

La sequenza : – ) ribattezzata fin da subito come Smiley, sorriso, è nata quindi per indicare ciò che non doveva essere preso sul serio, come una frase divertente, e, analogamente, la sequenza : – ( creata per indicare “guarda, non sto scherzando, sono serio” è diventata ben presto il simbolo di qualcosa di triste o di negativo.

Scott Fahlman

Scott Fahlman

Attraverso il suo messaggio, Fahlman ha proposto una codifica del linguaggio testuale grazie ad un simbolo di chiara ed immediata comprensione, il volto umano.

Quello di cui non si era reso conto era l’assoluta viralità della sua idea: Fahlman pensava che il clamore iniziale si sarebbe esaurito nel giro di un paio di mesi, ma così non è stato. Con l’avvento di Internet e la diffusione del WWW grazie a Tim Berners-Lee, i computer iniziarono a circolare non solo nelle università e nelle aziende ma anche nelle case private: chiunque entrasse in contatto con le mail, i forum o i vari messaggi molto spesso includeva il simbolo 🙂 oppure 🙁 per accompagnare le sue parole.

emoticons

Elenco di Emoticons

: – ) è stato identificato fin da subito non solo come marcatore dello scherzo ma proprio come espressione dell’emozione umana della gioia, della felicità e della positività. Lo Smiley era diventato Emoticon Emotion Icon, un modo facile e intuitivo di esprimere le emozioni umane attraverso una sequenza grafica, l’icona appunto. Il termine Emoticon viene tradotto in italiano con la parola “faccina”, proprio a voler rimarcare quello che è il forte collegamento tra il volto umano e quelle sequenze grafiche che di lui vogliono esprimere le emozioni.

Faccina arrabbiata, piangente, stupore, bacio, sorriso a 24 denti, dispiacere: per moltissime emozioni umane è stato creato un simbolo preciso. Tante anche le varianti che si sono sviluppate: dall’abbreviazione dei caratteri togliendo il trattino del meno centrale : ) e : ( (Fahlman è solito definire questi simboli con disprezzo perché gli ricordano il volto di una rana), passando poi per le Kamoji, le Emoticons giapponesi così rappresentabili (*_*).

Emojii

Emojii

Partendo dall’analisi delle Emoticons e del ruolo che avevano nella comunicazione web, Shigetaka Kurita ha dato vita alle Emoji, dei simboli pittografici che hanno iniziato a diffondersi prima in Giappone alla fine degli anni ’90 e poi nel resto del mondo: il suo scopo era creare nuove icone che permettessero ai giovani di esprimersi utilizzando meno caratteri possibili di quelli permessi per l’invio di un messaggio.  Dalle faccine tonde e colorate, arricchite da espressioni sempre più bizzarre, siamo poi passati a simboli rappresentativi di persone, città, cibi, animali, stagioni, bandiere etc.

Facebook Reactions

Facebook Reactions

Facebook Reactions, introdotte ad inizio 2016, sono un’altra testimonianza di quanto sia importante per ogni individuo esprimere la propria emozione nel mondo Web e dei Social Network. Dal classico “Mi Piace” adesso è possibile dire se quel post/foto/video/link mi piace, ne sono innamorata, mi fa ridere, mi rende triste oppure arrabbiata.

Io insieme a Scott Fahlman al Wired Next Fest 2016

Io insieme a Scott Fahlman al Wired Next Fest 2016

 

Il 19 settembre 2016 è ricorso il 34 compleanno dello Smiley e, anche se il suo significato è cambiato rispetto all’inizio, il sorriso di Fahlman ha aperto le porte alla diffusione delle emozioni sul Web e sui Social Network.

 

Anche noi vogliamo fare la nostra parte! Con Inside Factory, il Brand powered by VoipVoice che si occupa di Formazione, E-Learning, Marketing e Organizzazione di Eventi, lavoriamo proprio sulle emozioni umane cercando di rappresentare un valore aggiunto per chi ci sceglie. Vogliamo emozionarci prima noi, guardandoci dentro, e attraverso la scelta di immagini e parole giuste, location fuori dagli schemi, la costruzione di una storia e lo StoryTelling, provare a regalare un’emozione anche agli altri, un sorriso extra-ordinario, perché “un sorriso è immediatamente riconoscibile da qualsiasi persona nel mondo, a prescindere dalla cultura”.

a cura di Martina Giacomelli 

Vago ma eccitante! La storia di Tim Berners-Lee, l’inventore del Web

“Vague but exciting”
Vago ma eccitante! Così Mike Sendall il responsabile dei Sistemi Operativi al CERN di Ginevra aveva scritto a matita in un angolo sulla copertina di un documento che un giovane fisico inglese gli aveva presentato il 12 marzo 1989.
Il documento si intitolava: Information Manager Proposta A.
Era un memo formato da sole 14 pagine ed era un tentativo grezzo ma geniale di riorganizzare la miriade di informazioni, ognuna su formati diversi e su computer diversi, del principale laboratorio europeo di ricerche nucleari.Tim
L’idea che stava alla base del giovane britannico era quello di utilizzare il metodo degli ipertesti per collegare i documenti, avere un unico browser di lettura e di combattere l’enorme frustrazione che aveva nel non riuscire a gestire questa immensa mole di informazioni.
Nel 1980 aveva già lavorato per il CERN sei mesi come tirocinante e aveva implementato un software chiamato Enquire, che aveva lo scopo di tenere traccia delle varie relazioni tra i PC del laboratorio svizzero.
Dopo un esperienza di tre anni in un’azienda di telecomunicazioni il giovane britannico torna al CERN come Ingegnere del Software grazie a una borsa di studio.
Le richieste che il giovane fisico fece al suo capo in quel documento erano due: tempo per sviluppare il suo progetto e personale per aiutarlo.
Mike Kendall bocciò l’idea.
Non aveva capito che in quel documento c’erano le fondamenta di una delle invenzioni più importanti del genere umano: il WEB, il World Wide Web, la ragnatela che collega tutti i computer del mondo, il www.
Il giovane fisico inglese laureato ad Oxford nel 1976, che fin da quando era studente costruiva da solo i suoi computer, si chiamava Tim Berners Lee.

Dopo qualche mese il CERN comprò un nuovo server: un NeXT Cube che come caratteristica aveva un sistema operativo che lavorava sulla programmazione a oggetti e sull’ipertesto. La NeXT era un’azienda americana fondata da Steve Jobs nel 1985 che, cacciato da Apple, voleva creare un computer innovativo che fosse estremamente facile da usare.
Kendall si ricordò del vecchio progetto di Tim Berners Lee e gli affiancò un altro geniale informatico belga, Robert Cailliau, per svilupparlo in maniera collaterale. Lo scopo non era quello di sviluppare il web ma quello di scoprire le potenzialità del computer appena acquistato, che diventerà il primo web-server della storia e che oggi è conservato al Museo Microcosm del Cern, con tanto di foglietto attaccato con scritto: “non spegnere”.
Il resto è storia: fu elaborato il primo linguaggio di programmazione, l’HTML; il primo protocollo di trasmissione degli ipertesti, l’HTTP; il primo Browser, WorldWideWeb, scritto tutto attaccato; il primo sistema di identificazione degli indirizzi, l’URL.
Lo scopo del web era quello di accedere da un singolo computer a qualsiasi altro computer in rete e poter scambiare informazioni, fare il download dei software, visualizzare immagini, video e utilizzare ipermedia in real time. Se ci pensiamo bene le stesse cose che facciamo oggi noi.
La data ufficiale della nascita del web è il 6 agosto 1991 quando fu pubblicato il primo sito che visto oggi (è sempre online e lo trovate a questo link) così scarno ed essenziale fa tenerezza.

La grandezza di Tim Berners Lee e degli scienziati del CERN però non fu solo quello di realizzare una nuova formidabile invenzione tecnologica ma anche di regalarla al mondo gratuitamente.
Il 30 aprile 1993 infatti il CERN, su forte spinta di Berners Lee, decise di rilasciare liberamente la tecnologia del Web. Nel giro di pochi mesi i siti si moltiplicarono e nacquero le prime dot.com con il conseguente sviluppo della prima era del web. Un vero e proprio boom.

Attenzione però, nel gesto di Tim Berners Lee, non c’era nessun intento filantropico o voglia di passare da benefattore.
Il suo scopo era quello di far crescere la sua creatura: infatti solo se centinaia di altre persone avessero lavorato al codice, implementato i software, aggiunto idee e innovazioni avrebbero permesso di cambiare completamente la gestione globale delle informazioni rendendole fruibili. E’ proprio questo concetto ad essere rivoluzionario: l’uomo può crescere e sviluppare se condivide in maniera costante il proprio sapere.
Tim Berners Lee stesso definì la sua invenzione: un’arma di costruzione di massa.

Così nel 1989, mentre nel mondo la gente pensava ad abbattere i muri a Berlino e a fermare i carri armati con le borse della spesa in Cina, in un piccolo laboratorio in Svizzera, nella nostra bistrattata Europa, si stava mettendo le basi della rivoluzione più importante della storia dell’uomo: la rivoluzione IP, quella che anche oggi sta coinvolgendo le nostre vite e i nostri lavori.
Per questo quando alla Cerimonia delle Olimpiadi di Londra nel 2012 comparve proprio lui, Tim Berners-Lee, saltai sul divano come un bambino, felice di vedere che finalmente a uno dei miei miti gli veniva dato il giusto riconoscimento a livello mediatico.

Il Web non è internet.
Il Web è un servizio di internet. Come il VoIP. Però se non ci fosse stato il Web oggi non ci sarebbe stato il VoIP e la sua diffusione. Quando racconto la storia di Berners Lee mi viene sempre a mente che la nostra tecnologia e il nostro modo di lavorare ha alla base gli stessi principi che guidarono i padri fondatori dell’era di Internet. Per questo il mio lavoro assume sempre un gusto particolare di realizzazione.

Simone Terreni

Curiosità: Nel 1993 Tim Berners-Lee lasciò il CERN ed approdò al MIT dove nel 1994 fondò il World Wide Web Consortium, anche conosciuto come W3C, un’organizzazione non governativa internazionale che ha come scopo quello di sviluppare tutte le potenzialità del World Wide Web. Oggi è promotore di iniziative importanti per la salvaguardia della Net Neutrality del Web. A questo link trovate un suo bell’intervento al Ted (sottotitoli in italiano).