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Le Fiere sono ciò che non ti aspetti

Le fiere sono un’opportunità o una spesa senza alcun ritorno tangibile?
In anni che partecipo a fiere di settore, insieme all’azienda che rappresento, ne ho sentite di tutti i colori. Ogni anno si gioca sempre al ribasso e sempre più spesso mi capita di sentire frasi come “quest’anno ha perso tanto. Gli anni passati c’era molta più gente!” E poi ci sono espositori che come i visitatori, parlano della Fiera denigrandola con frasi come “i visitatori non hanno niente a che fare con il mio target” e ancora “ogni anno ci sono sempre meno visitatori“.
Ora, dal mio punto di vista, se una parte dei visitatori non rispecchia il tuo target devi tenere conto che sia normale. Quando organizzi iniziative pubbliche ci sono sempre gli “imbucati“. Si tratta di quelle persone che, fingendo di essere un tuo potenziale cliente, si avvicinano al tuo stand con un obiettivo ben chiaro: ottenere i tuoi gadgets! Credimi, non è possibile evitare questo tipo di visitatore. Per quanto si possa fare un buon lavoro di selezione riescono SEMPRE a trovare il modo per imbucarsi.
Per quanto riguarda il numero in calo dei visitatori, anche questo è nella normalità. La colpa non è dell’organizzazione fieristica. Oggi, con l’avvento del Web, il 90% dei contenuti delle aziende sono reperibili ovunque con: video, informazioni dettagliate sui prodotti e nuovi mezzi di comunicazione diretta come la chat in realtime dal sito dell’azienda la quale, senza necessità di richiedere dati personali, puoi fornire qualsiasi informazione.
Ma credi veramente che le organizzazioni fieristiche, che da decenni organizzano Fiere, non se ne siano accorte? Pensi che ancora non abbiano messo a fuoco la strategia da mettere sul campo consapevoli di quanto specificato sopra?
Conosci le attività che un’organizzazione fieristica mette in pratica per organizzare una fiera?Te le dico io!
  • Forte investimento nella comunicazione: cartellonistica stradale, pubblicità su quotidiani cartacei locali, Social Promotion e creazione di contenuti per il Web.
  • Creazione di contenuti strategicamente studiati per suscitare interesse al target di riferimento.
  • Strategie di intrattenimento in Fiera (questo per far sì che il visitatore non scappi dopo il primo giro). Tra i vari intrattenimenti ci sono i workshop formativi e le interviste a specialisti di settore.
  • Forte investimento nella Brand Awareness: fondamentale! (associare il brand dell’organizzazione fieristica a un evento di riferimento in una determinata categoria).
  • Creazione di contenuti e intrattenimenti sul Web che diano seguito alla Fiera. Ad esempio con video interviste, articoli, Podcast, etc…
Ora, se hai mai avuto modo di mettere in pratica anche solo uno dei punti sopra indicati saprai bene quanto tutto questo sia difficile. In fondo è anche per questo che noi espositori ci affidiamo a loro, altrimenti lo avremmo fatto per conto nostro.
Ma purtroppo è più forte di noi, è nella nostra natura, quando qualcosa non porta i risultati aspettati siamo sempre pronti a scaricare la colpa. Purtroppo sono poche le persone che riescono a mettersi in discussione domandandosi “ma sono sicuro di aver dato il meglio di me per attrarre il visitatore che rispecchia le caratteristiche del mio target?
Per noi di VoipVoice le Fiere hanno sempre rappresentato un’opportunità per il Business dell’azienda e questo portando a casa SEMPRE dei risultati tangibili. Non a caso, avendo compreso la strategia migliore del Marketing di Fiera, siamo stati premiati da una di queste organizzazioni (SMAU Fiera) come “Miglior Espositore” per ben 2 anni di seguito.
Ti stai chiedendo come abbiamo fatto? Oggi voglio raccontartelo!
Sarò approssimativo perché riuscire a dettagliare ogni singola attività comprenderebbe scrivere pagine e pagine di contenuti, ma, se l’argomento ti interessa, puoi partecipare al Webinar gratuito che terrò il 7 novembre.
 Marketing di Fiera
LA PROMOZIONE:
Allora, innanzitutto per noi le attività di marketing iniziano prima, durante e dopo la Fiera.
[PRIMA] Circa due settimane prima iniziamo con la Social Promotion sui canali aziendali di Facebook, Twitter, LinkedIn, Google+ e Instagram. Questo invitando i nostri followers a venirci a trovare. Inoltre inviamo una newsletter a tutti i nostri contatti geolocalizzati nella regione dove si svolgerà la Fiera.
[DURANTE] Pubblichiamo in tempo reale foto dei visitatori e Partner che passano a visitarci al nostro stand.
[DOPO] Condividendo l’album delle foto e pubblicando un post sul Blog aziendale chiamato “diario di bordo“, dove raccontiamo dal punto di vista del visitatore e dell’espositore quello che abbiamo visto durante la Fiera.
Altri strumenti di nuova generazione che ritengo siano molto efficaci sono: SMS Marketing, Whatsapp, Telegram e Facebook Messenger. Ma questo te lo spiegherò durante il webinar 😉
Che tipo di vantaggi ci porta questa attività:
  1. La possibilità di invitare clienti e prospect.
  2. Dare ai clienti e prospect un’immagine dell’azienda presente sul territorio.
  3. La fidelizzazione dei clienti e fornitori.
  4. La creazione di contenuti sul Web.
COME STARE IN FIERA:
Questo aspetto è fondamentale. In Fiera ciò che devi fare più di tutto è DIVERTIRTI!
Quando una persona si applica nelle sue mansioni con divertimento trasmette POSITIVITA‘. E devi tener conto che le persone sono attratte da questa positività, poiché la felicità è contagiosa!
Ma per essere maggiormente efficaci è necessario anche applicare delle piccole regole quando si è in Fiera:
  1. Sorridere sempre!
  2. Mai stare seduti, al telefono o al PC.
  3. Mai dare le spalle ai visitatori che passano.
  4. Stare di fianco allo stand: perché il desk può rappresentare un muro tra l’espositore e il visitatore.
  5. Essere sempre gentili.
  6. Fare domande! (questo è utile per comprendere ciò che potrebbe interessare al visitatore)
Devi tenere presente che il visitatore non è lì per sentire il racconto completo della tua azienda e di tutti i servizi che offre, ma vuole sapere SOLTANTO ciò che gli interessa. Ricordati che dal momento in cui arriva il visitatore allo stand hai 15 secondi di tempo per capire l’argomento/servizio chiave, superato questo tempo, senza aver dato l’informazione che cerca, il visitatore entrerà in modalità “risposta automatica” perdendo così la sua attenzione.
IL GADGET:
Questo sarà la tua arma strategica di seduzione. Qui caro amico devi dare massima libertà alla fantasia!
Dietro al gadget ci deve essere però un attento studio per far sì che sia uno strumento per attirare l’attenzione del visitatore stimolandolo a passare al tuo stand. Anche qui ci sono delle regole base da rispettare:
  1. Deve creare curiosità.
  2. Deve saper creare viralità all’interno della fiera (così da divulgare il brand in tutta la Fiera).
  3. Deve essere strategico per conoscere il visitatore, ovvero deve darci il tempo di scambiare due parole mentre glielo offriamo.
  4. Deve essere in grado di creare ridondanza sui Social Network (questo per condividere i momenti durante la Fiera. Come accennato precedentemente).
Qui per farti capire meglio, durante il webinar del 7 novembre, avrò modo di presentarti alcuni esempi.
Bill Gates disse “Content is King“, oggi più che mai abbiamo preso coscienza di quanto sia vero. Solo che lui lo scrisse 20 anni fà con grande lungimiranza.
Ciò che oggi offre fama alle aziende di successo sono i contenuti di valore, ma su questo sono sicuro che non ti sto raccontando niente di nuovo. Però devi tenere presente che come me e te molti altri hanno appreso questo e oggi non basta soltanto creare il contenuto. Devi anche saper posizionarlo in un contesto preciso, e associarlo a quei canali che, come le organizzazioni fieristiche insegnano, siano canalizzati e associati a temi precisi. Inoltre, da buoni italiani, abbiamo bisogno di creare relazioni.
Per esperienza caro amico posso dimostrarti che partecipare alle Fiere di settore permette tutto questo. Grazie ad esse hai la possibilità di sviluppare contenuti e relazionarti con le persone, ottenendo così una Brand Awareness da Star!
Non ci credi? Bene, allora cerca VoipVoice e guarda quanti contenuti trovi 😉
Ah, dimenticavo! Se non ci credi posso sempre dimostrartelo il 7 novembre durante il webinar! Ma questo te lo avevo già detto…!? 😉
Per informazioni sui prossimi corsi di formazione o per organizzare un corso sul nostro canale potete contattarci allo 0550935400 oppure a marketing@voipvoice.it.

Io odio gli obiettivi, ma non posso vivere senza…

E’ proprio così, io e loro abbiamo un rapporto di amore e odio. Solo a pensarci ho le palpitazioni, ma quando non ci sono ne sento la mancanza.
Pensate, persino al di fuori del lavoro, non essendoci, sono sempre a cercarli. Per farvi un esempio, decido di andare in vacanza: bene, in una timeline precisa quali sono le tappe che voglio fare? Perfetto! Calcolo l’ora dei mezzi di trasporto, programmo l’orario da rispettare tappa per tappa, preventivamente verifico i tempi medi di percorrenza e così via.
E del budget!? Non ne parliamo, cerco i prezzi più convenienti su tutti i canali possibili, tratto per strappare il Obiettivi Marketingmiglior prezzo con tutti! Tassisti, parcheggiatori abusivi, ristoratori.
 
Ma come si calcolano gli obiettivi? Che caratteristiche devono avere?
 
Di base devono essere AMBIZIOSI. Un obiettivo modesto solitamente viene pianificato così: +30% dai risultati dell’anno precedente, incremento con almeno 3 attività aggiuntive e un colpo di classe. Tutto questo con la regola degli obiettivi “S.M.A.R.T.” (Specifici, Misurabili, Attuabili, Realistici, definiti nel Tempo).
 
Ti stai chiedendo quanto tutto questo si ripercuota sul mio lavoro? Beh, molto!
 
In VoipVoice vige una politica ben precisa: “qui si lavora per obiettivi!” Ogni reparto ha il suo obiettivo di gruppo, poi ogni singolo componente del gruppo ha i suoi obiettivi aziendali e poi, chi come me, ha anche degli obiettivi personali, ma questa è un’altra storia.
Il reparto marketing di VoipVoice è costituito da 2 persone: Serena Masoni e me.
Per noi è importante la piena condivisione, per questo, anche negli obiettivi, ci confrontiamo, li pianifichiamo e ci aiutiamo.
 
A inizio 2015, nel stabilire quelli che sono stati gli obiettivi, abbiamo voluto veramente azzardare, alzando la posta in gioco sulla base dei risultati ottenuti nell’anno 2014 (quando già avevamo ottenuto un ottimo risultato).
SOCIAL NETWORK AZIENDALI:

CANALE

Followers 2014 Followers 2015

CRESCITA

Facebook

694

1.046

+51%

LinkedIn

955

1.502

+58%

Twitter

652

1.037

+59%

EVENTI E WORKSHOP:

DETTAGLIO

2014 2015

CRESCITA

WORKSHOP/EVENTI

30

42

+40%

FIERE

1

10
WEBINAR

4

18

+350%

Le attività aggiunte:
1. Aprire il canale YouTube.
2. Aprire il Blog aziendale (1 post a settimana).
3. Partecipare a tutte le attività Fieristiche del settore ICT (SMAU, Festival ICT, WPC, Sicurezza, Disruptive Broadband).
E il colpo di classe?
Abbiamo intrapreso un nuovo percorso di attività, quella formativa, facendo nascere il Progetto E-learning con lo scopo di essere un punto di riferimento per la formazione professionale. I risultati ci sono, pensate che nell’ultima edizione ha raggiunto ben 937 iscritti!
Siamo pienamente soddisfatti di questo risultato che ci ha aiutato a crescere, una crescita che va oltre i numeri, e che riconosciamo orgogliosamente come Brand Awareness (notorietà del marchio dal pubblico di riferimento). 
 
Ripensando a questi ultimi anni, con tutte le difficoltà, gli investimenti e la paura di non farcela, mi sono tornate in mente, non so perchè, le prime volte che ti metti sopra un sellino di una bici con l’intento di pedalare , imparando ad andarci.
Esiste un detto che dice proprio l’opposto, com’è che non ricordo, ah si!
è semplice come andare in bicicletta!
Beh, scusate, ma veramente sono stato l’unico “bischero” che prima di imparare bene si è finito i gomiti e le ginocchia!?
Adesso sì, ho imparato a pedalare e questo sicuramente ha cambiato tanto la percezione delle insicurezze, e adesso, con molta più fiducia, andare in bici è un divertimento. Certo, la strada non può essere sempre dritta e asfaltata, ma il timore di andare avanti ora è sfidante e adrenalinico.
Ma andiamo avanti, arriviamo a gennaio 2016!
Chiusi in una stanza silenziosa, ognuno con il proprio blocchetto degli appunti ci siamo guardati negli occhi per un tempo infinito. L’intenzione era di uscire da quella stanza con quella che sarebbe stata, nel bene e nel male, la nostra pena: gli obiettivi 2016.
Il risultato: “bene ragazzi, facciamo doppietta! anche quest’anno potenziamo puntando al raddoppio!”
Ed ecco che escono i numeri:
SOCIAL NETWORK AZIENDALI:

CANALE

2015 2016

CRESCITA

Facebook

1.046

1.500

+44%

LinkedIn

1.502

2.000

+34%

Twitter

1.037

1.500

+45%

YouTube

YES

Creare video Tutorial
EVENTI E WORKSHOP:

CANALE

2015 2016

CRESCITA

WORKSHOP/EVENTI

42

63

+50%

FIERE

10

10

+0%

WEBINAR

18

50 +180%
Attività aggiuntive:
1. Abbiamo visto già che negli ultimi mesi dell’anno il Progetto E-learning iniziava a prendere una forma aerodinamica quindi l’obbiettivo che ci siamo posti è quello di farlo decollare!
2. Essere presenti anche su INSTAGRAM.
3. Introdurre delle attività comunicative e marketing su WHATSAPP.
Ma manca qualcosa se non sbaglio. Già, il “colpo di classe!?
Beh, questo mi dispiace ma non posso dirtelo, sarà una sorpresa… altrimenti dove sarebbe il divertimento 😉

– a cura di Samuel Lo Gioco –

Per informazioni sui prossimi corsi di formazione o per organizzare un corso sul nostro canale potete contattarci allo 0550935400 oppure a marketing@voipvoice.it.

Diario di bordo: Quarta tappa SMAU | Firenze 2015

Siamo giunti alla quarta tappa del Roadshow SMAU 2015.

Ad ospitarci nei giorni 14 e 15 Luglio 2015 è stata la nostra magnifica e assolatissima Firenze! Una presenza molto importante per VoipVoice; possiamo dire con fierezza di aver giocato praticamente in casa durante  questa quarta tappa dello SMAU !

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L’evento come nella prima edizione si è svolto all’interno della Fortezza da Basso , capolavoro dell’ architettura militare del Rinascimento realizzata tra il 1534 ed il 1537 su incarico di Alessandro De Medici. Con un’area di quasi 100.000 mq di cui più della metà coperti, la Fortezza è il luogo ideale per fiere e  congressi  con  alto numero di partecipanti, grazie alla possibilità di costruire una sala plenaria da 3500 posti, ma anche sede di ricevimenti di grande rappresentanza e  serate di gala.31

In questi due intensi giorni di lavoro abbiamo offerto ben 143 caffè, conosciuto moltissime persone e ritrovato moltissimi partner e collaboratori di zona  passati dal nostro stand per un saluto, due chiacchere (come si dice a Firenze!) e un buon caffè; il tutto successivamente immortalato sulla pagina Facebook di VoipVoice che ad oggi ha raggiunto i 706 like !

VoipVoice come nella tappa bolognese ha avuto il suo spazio all’interno di Workshop e Speech; Così facendo abbiamo avuto nuovamente  la possibilità di raccontarci e farci conoscere dalle persone presenti, associando  e spiegando quello che il legame del nostro VoIP a quella che è senza dubbi l’applicazione più in voga degli ultimi anni, Whatsapp!!

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Da buoni Toscani abbiamo fatto gli onori di casa, omaggiando gli organizzatori dello SMAU con un piccolo presente, un pezzo d’arte della famosa cittadina della ceramica, la nostra bellissima  Montelupo Fiorentino ; dico “nostra”, perché per chi non lo sapesse , Montelupo Fiorentino è la cittadina natale della VoipVoice!

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Ad oggi in Toscana  55 aziende che lavorano nel settore ICT e TLC sono partner VoipVoice!    Nel 2015  cinque  nuove aziende hanno deciso di collaborare con noi, godendo anche del vantaggio di una vicinanza territoriale. Ma noi di VoipVoice cerchiamo quotidianamente  di ricreare quella stessa vicinanza anche con il partner geograficamente più lontano, garantendo un supporto e una presenza telefonica costante.

SMAU Firenze 2015  ci ha regalato la presenza di molti partner, colleghi e anche amici che sono venuti a trovarci; questo dimostra che eventi come SMAU non sono solo spazi per creare Business e nuove conoscenze, ma anche luoghi in cui è possibile rafforzare e consolidare partnership e amicizie!

A cura di Edoardo Ventrelli

Ed ora come di consuetudine il nostro diario fotografico:

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Le Chiamate VoIP tramite WhatsApp sono davvero Gratis?

What’s up?
Come va? Che succede?
Quando Jan Koum nel febbraio del 2009 creò una nuova App che aveva la funzione di comunicare lo status del proprio cellulare (come ad esempio “sono in palestra” oppure sono “occupato”) a tutti i contatti che aveva in rubrica e che in breve tempo è diventato il programma di messaggistica istantanea che ha mandato in pensione gli SMS, non ebbe dubbi sul nome.
WhatsApp!!
E di cose a Jan Koum, che oggi a soli 39 anni è secondo Forbes uno dei cento uomini più ricchi del mondo, ne sono successe eccome.Jan Koum

Nato in Ucraina in una famiglia povera, emigrò in cerca di fortuna a Mountain View in California, insieme a sua madre e a sua nonna, quando aveva poco più di 16 anni. Sua madre si portò dietro in valigia un enorme numero di taccuini sovietici e penne per fornire il materiale scolastico al figlio e poter così risparmiare. Suo padre invece non si trasferì mai. Arrivati in America la madre sbarcava il lunario facendo la baby sitter mentre Jan si mise a fare lavori umili come spazzare in una bottega d’alimentari. Sua madre si ammalò poco dopo di cancro e cominciarono a vivere grazie all’assegno di invalidità di lei. Ricevettero per fortuna un piccolo appartamento con due camere grazie a un programma di un’Agenzia di Sostegno Sociale. Jan si iscrisse all’Università di San José University facendo un secondo lavoro come collaudatore di sicurezza, ma odiava la scuola e la sua grande passione era l’informatica che imparava in maniera autodidatta. Prendeva in prestito manuali di informatica da una bancarella di libri usati, e li riportava dopo averli letti. Si iscrisse in un gruppo di hacker chiamato w00w00 e si intrufolò nei server della Silicon Valley arrivando perfino a chattare con Shwan Fanning, il co-fondatore di Napster.

Persona irrequieta, rissosa e turbolenta, non riusciva ad inserirsi nella società americana, e tanto meno ad avere buoni rapporti con le donne: nel 1996 ricevette perfino un ordine restrittivo dal tribunale di San José che gli impediva di avvicinarsi a una sua ex che aveva verbalmente e fisicamente minacciato.

La svolta ci fu quando dopo aver fatto un colloquio con Yahoo! alcuni giorni dopo fu chiamato direttamente da David Filo: “Dove sei?” “Sono in aula” rispose Koum cercando di non farsi sentire dal prof che stava spiegando. “Che cazzo stai facendo in classe?”, disse Filo. “Alza il culo e vai in ufficio”. Il professore che si accorse della telefonata si arrabbiò tantissimo e redarguì lo studente. Ma dopo due secondi di esitazione, tra le urla del docente e lo stupore dei compagni, Jan Koum si alzò e se ne andò. Fu l’ultimo giorno che mise piede in un aula universitaria.

Alla Yahoo! però dopo nove anni di lavoro le cose non stavano andando come sperava. Il suo carattere irrequieto mal si conciliava al lavoro di dipendente. Conobbe là però il collega Brian Action, una persona che lo aveva aiutato quando sua madre morì nel 2000 e col quale si trovava molto bene. Decisero di licenziarsi: prima si presero un anno sabbatico per girare il Sud America, poi furono scartati entrambi da Facebook, infine decisero di fare un’azienda tutta loro.
L’idea era quella di approfittare del nuovo mercato che la Apple aveva lanciato tramite le APP e l’Apple Store. Koum vedeva in questo settore e nella mobilità un campo di applicazione importante. Infatti a differenza di Facebook o di altri social network che ti chiedono una marea di dati per poterti profilare e successivamente propinarti pubblicità, lui voleva che solo tramite il tuo numero di cellulare potevi rimanere in contatto con tutto il resto del mondo. Dire che sei a lavoro, oppure sei fuori, o in palestra, insomma applicare gli status delle chat, che erano già molto diffuse sul web, al cellulare, in modo da poter risparmiare tempo e batteria.

La società WhatsApp fu creata a febbraio del 2009: Jan Koum passò giornate intere a costruire il codice utilizzando i taccuini che sua madre aveva portato dall’Ucraina, a studiare i prefissi telefonici tramite Wikipedia e anche se l’App spesso andava in crash non mollava.
Quando la Apple lanciò il sistema delle notifiche nel giugno del 2009 il gioco era fatto: ogni volta che uno cambiava stato poteva avvertire il proprio network, in tempo reale e gratuitamente.
Ehi come va? Io sono a lavoro!
Qualcuno cominciò a rispondere ai vari stati e Koum si rese conto che aveva involontariamente sviluppato un sistema di messaggistica potente che poteva raggiungere chiunque avesse uno smartphone. A quei tempi c’era anche il sistema di chat del BlackBerry, Skype, G-Talk ma l’unico basato solo sui numeri telefonici era WhatsApp. Geniale!
Koum rilasciò la versione 2.0 di WhatsApp che implementava la parte di messaggistica e conteneva anche la famosa spunta di visualizzazione del messaggio e in brevissimo tempo, senza nessun tipo di lancio né tanto meno pubblicità, ma solo basandosi sul passaparola l’App ebbe un successo strepitoso.

La pubblicità è sempre stato il punto sul quale non volevano cedere.
Sapevano perfettamente che le altre compagnie della New Economy, come Google, Facebook, e la stessa Yahoo per la quale avevano lavorato, campavano prettamente dai proventi della pubblicità.
Sia Koum che Action non volevano assolutamente cedere a questa filosofia e misero l’App, dopo un periodo di prova gratuita, a pagamento. Ma tutt’oggi non trovate uno straccio di pubblicità su WhatsApp e loro stessi nel Blog WhatsApp con una citazione da un film cult con Brad Pitt:

La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono!
– Tyler Durden in Fight Club

Il 19 febbraio 2014 Mark Zuckerberg di Facebook, annuncia l’acquisizione di WhatsApp per 19 miliardi di dollari. I motivi di questa scelta sono abbastanza semplici da individuare: quanto costano 600 milioni di numeri di telefono (e il database è in costante aumento) in giro per il mondo, perfettamente profilati, per contatti, luogo, tipo di cellulare, orari, etc.?
Jan Koum ha deciso di firmare questo accordo milionario proprio davanti all’Agenzia di Servizi Sociali che aveva aiutato in passato sua madre e lui ad andare avanti in un momento di difficoltà, in perfetto stile americano dove ognuno può avere un’opportunità.
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Una delle novità più potenti del 2015 di WhatsApp sono le chiamate VoIP.
Tra i vari tastini in alto è comparso quello della cornetta telefonica. Potete chiamare qualsiasi contatto di WhatsApp, ma invece di passare dalla rete GSM, passate dalla rete dati, non spendendo un solo centesimo delle tariffe dei vari operatori col quale avete il contratto della SIM.
Ovvero…
Al posto di spendere per le chiamate avviene il consumo dati.
Quindi non è vero che le chiamate di WhatsApp sono gratis, ma sono subordinate all’effettivo consumo di banda che noi del VoIP sappiamo bene cosa comporti.
Prima di tutto se chiamate tramite 3G o 4G state consumando i Giga che avete a disposizione in base al contratto che avete sottoscritto con l’operatore di telefonia mobile.
Se invece chiamate dal Wi-fi di casa vostra un abbonamento a internet lo state già pagando. E più roba fate passare dalla vostra adsl e più essa deve essere potente, adeguata, stabile, costosa…
Se invece siete comodamente seduti a Starbucks all’estero e fate le vostre chiamate a un amico in Italia, il caffè che state bevendo lo state pagando, come la camera dell’albergo all’estero che avete scelto proprio per la connessione Wi-fi free, come il biglietto aereo nell’aeroporto che vi fornisce un’ora di internet gratis.

La domanda successiva è: quanto consuma WhatsApp?
In rete trovate diversi articoli che trattano questo argomento, basta fare una ricerca su Google.
Comunque dagli articoli che ho letto io la media sono circa 350KB in trasmissione e 350KB in ricezione per un totale di 700KB per una chiamata di un minuto. Se il vostro piano tariffario prevede, che ne so, 1 Giga al mese come il mio, se ogni Giga sono 1.024 MegaByte o 1.048.576 KiloByte, riuscirete a fare circa 1.500 minuti di chiamate prima di esaurire il credito.
Considerate infine che fare 1.500 minuti di chiamate con una numerazione VoIP con una tariffa neppure tanto bassa, ce ne sono di migliori, costa circa 15€…
Fatevi i vostri conti e ditemi se secondo voi le chiamate di WhatsApp sono gratuite.

E voi? Avete già fatto una chiamata con WhatsApp? Com’è la qualità? Dopo aver distrutto il mercato degli SMS riuscirà a stravolgere anche il mercato delle chiamate vocali?

Credo che Jan Koum, leggendo le vostre risposte, continuerà a segnarsele sui Taccuini Sovietici che sua madre si portò dietro quando lasciarono la loro terra in cerca di fortuna.

– Simone Terreni  –

P.S.: Non cercatemi su WhatsApp. Non mi troverete.

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Note: Ho trovato la storia di Jan Koum e di WhatsApp su questo Articolo di Forbes