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La Parola al Tecnico. Intervista a Mattia Sodi

Una parola tira l’altra e raccontarsi diventa un gioco. Quella che torniamo a proporre questa settimana è un’intervista insolita: pragmatica, diretta, d’impatto. Ospite di oggi della rubrica “La Parola al Tecnico” è Mattia Sodi di IBS Service. Sul piatto dieci parole che abbiamo scelto per conoscerlo meglio; a lui il compito di afferrarle al volo e… giocare la sua partita.

Fischio di inizio, avanti. La palla, anzi, la parola al tecnico.

Con un tecnico non possiamo che partire da INFORMATICA. Quanto è stata importante per te, nel tuo percorso lavorativo?

Su una scala da 1 a 10 sicuramente 10. Finiti gli studi iniziai a lavorare in un’azienda come assemblatore di pc e server aspettando il servizio militare, ed è lì che è cominciato tutto. In testa avevo l’idea di diventare promotore finanziario poi invece è scoccata la scintilla per l’informatica. La voglia di imparare e studiare cose sempre nuove hanno fatto il resto. Adesso dopo tanti anni sono sempre qui, a studiare e costruire!

Da INFORMATICA passiamo a TECNOLOGIA

La tecnologia mi porta alla parola cambiamento. Se penso a come ascoltavo la musica da bambino con cassette e dischi, oppure ai primi videogiochi, e mi guardo intorno adesso mi vengono i brividi. Se confronto il mio primo cellulare e lo smartphone che ho adesso tra le mani sembrano passate due vite intere. Qualche anno fa se non avevi gli sms illimitati era un problema. Oggi abbiamo a disposizione strumenti molto più veloci e ricchi di contenuti. Mi piace vedere l’espressione dei miei figli quando tiro fuori la tecnologia del passato. Provateci!

Se ti dico VoIP? Parola familiare…

Non sono un “giocatore” ma questa scommessa credo di averla vinta. Quando mi sono dedicato allo studio della tecnologia VoIP all’inizio era tutto difficile. I primi apparati erano molto indietro e nemmeno lontanamente paragonabili all’analogico…ma vidi subito che la direzione sarebbe stata quella. Sono serviti diversi anni ma adesso finalmente possiamo toccare con mano soluzioni affidabili, sicure e con molte possibilità in più. Oggi la mia attività professionale è in gran parte dedicata al VoIP. La prossima sfida quale sarà?

IBS SERVICE

Dico IBS Service e mi viene in mente la parola sogno. Penso ad un ragazzo di soli 22 anni che apre la partita iva e che pian piano costruisce qualcosa che poi è cresciuto nel tempo. Una realtà che oggi riesce a mantenere la famiglia, i collaboratori e che ogni giorno cerca soluzioni nuove per i propri clienti. Se mi guardo indietro in IBS Service penso alla gioia del primo cliente, penso alle difficoltà superate quando non mi conosceva nessuno, agli errori che fanno crescere. Inoltre penso a come è cambiata l’azienda negli anni. Inizialmente avevo l’idea di azienda di informatica a 360 gradi che potesse fornire ogni tipo di servizio, dal sito web al gestionale, dalla consulenza sistemistica allo sviluppo software. Poi mi sono reso conto che era necessario specializzarsi, stringere collaborazioni con aziende che rappresentavano il meglio nei vari settori. Ed è stato il salto.

OBIETTIVI

Un concetto che va di pari passo con organizzazione. Credo che per mandare avanti un’azienda al giorno d’oggi non siano sufficienti solo gli obiettivi e la capacità di rispettarli nei tempi. Bisogna avere competenza nei vari settori strategici quindi: una buona dose di competenze tecniche, capacità relazionali e marketing. Una buona dose di competenze legali e fiscali/amministrative…e molto altro! Serve un mix di ingredienti che fortunatamente si possono apprendere con lo studio.

Sulla scia dei ricordi, ti dico IERI

In realtà molto di ieri ho già detto. Credo che il passato di ogni persona sia importante per scegliere chi si vuol diventare domani. Se qualcosa non ci piace per migliorarla dobbiamo cambiarla, agire diversamente altrimenti il risultato sarà sempre lo stesso. Quindi “IERI” è il nostro miglior alleato per il “DOMANI”.

Da IERI passiamo ad OGGI

Penso ad oggi e la mente corre alla mia famiglia. Penso alla pazienza di mia moglie che mi sopporta anche durante le sere di lavoro o studio. Che mi ascolta e supporta in ogni mia nuova idea o voglia di creare qualcosa di diverso. E poi ci sono loro. Duccio e Sofia, i miei figli, che crescono, che mi sorridono, che imparano cose nuove ogni giorno e mi insegnano moltissimo! E’ uno scambio continuo!

INNOVAZIONE a cosa associ questa parola?

La associo alla parola visione e a tutti gli strumenti necessari per raggiungere un obiettivo, un cambiamento. In meglio ovviamente.

Futuro fa rima con CLOUD. Sei d’accordo?

Forse è questa la prossima scommessa da vincere. I servizi cloud sono già una realtà di mercato. Li proponiamo da qualche anno. Tutto si sta spostando sulla nuvola. Sicuramente l’aumento di banda a disposizione di ognuno di noi favorisce e favorirà sempre più il cloud. Credo però che a questa tecnologia si dovrà affiancare sempre di più la parola SICUREZZA che viene continuamente messa in secondo piano dai clienti e spesso anche dagli addetti del settore. Solitamente con le nuvole arriva la pioggia quindi se non vogliamo un futuro di alluvioni dobbiamo investire in cyber security.

Se dovessi scegliere tu una parola chiave che ti rappresenta?

Direi CURIOSITA’. Questo è sempre stato il filo conduttore che mi ha portato dove sono oggi e che traccia la strada per il mio domani. La curiosità mi spinge a cercare risposte alle domande, ad inventarmi il lavoro, a cercare di capire come migliorare sia professionalmente sia nei rapporti con le persone che ogni giorno ho la fortuna di incontrare.

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

 

Mattia Sodi ci offre assistenza sui seguenti prodotti: 3CX, Patton, SPA 112 e 122, FRITZ!Box e Zyxell.

Per contatti e informazioni:

m.sodi@ibsservice.it,

www.ibsservice.it,

tel. 055661774.

 

La Parola al Tecnico. Intervista a Matteo Sala

L’angolo delle interviste cambia forma, formula, colore e… si rinnova ancora una volta.

Oggi giochiamo con le parole. Per conoscere meglio Matteo Sala (amministratore e responsabile tecnico di Eurylink) abbiamo deciso di sottoporlo ad un’intervista diversa dalle solite. Niente domande classiche: basta una parola e la conversazione prende vita. A parola “suggerita”, insomma, corrisponde una risposta. L’associazione di idee immediata e spontanea, guiderà un botta e risposta totalmente imprevedibile.

Grazie a Matteo per essersi prestato al gioco.

 

E ora, La Paola al Tecnico.

 Partiamo con TECNOLOGIA

E’ una costante che ha contraddistinto tutto il mio percorso. Tecnologia e lavoro sono sulla stessa strada, è un binomio giusto ma non quello che mi piace di più. Tecnologia uguale passione: questo funziona! E’ per passione che a 16 anni ho iniziato ad approcciarmi alle tecnologie. Oggi che ne ho 42 faccio ancora le notti sveglio a cercare, studiare, approfondire in ambito tecnologico. Non esiste una scuola di formazione nel settore del VoIP e della tecnologia, più in generale. Cambia tutto così velocemente che quello che studi oggi domani sarà già superato. E’ la passione che ti guida nelle scelte. E anche parlando di tecnologia, solo se ci metti la passione potrai combinare qualcosa di concreto. 

 

Se ti dico VoIP? Parola familiare…

Eh sì. E’ una parola che ho conosciuto intorno al 2000. Il VoIP mi ricorda tante cose. La nascita di Asterisk,  dei primi provider. Per loro ho lavorato  prima come blogger (scrivevo articoli tecnici), poi come collaboratore. Proseguendo sul filo del VoiP, fui contattato per gestire le centrali, quelle “fatte in casa”. Queste aziende poi sono fallite a causa della liberalizzazione di Telecom, la peggiore mai fatta in Italia. Ho vissuto il VoIP dell’anno zero, oggi il terreno è decisamente più fertile. E sempre il VoIP mi ricorda il primo incontro con Simone Terreni, qui in Lombardia, quando era ancora solo e non aveva un team. Ricordo la prima telefonata che gli feci…Tutta colpa -anzi merito- del VoIP. 

Sulla scia dei ricordi, ti dico IERI

Guardo ieri e mi vedo piccolo, ma comunque sempre interessato alle telecomunicazioni. A 15 anni si parlava di comunicazioni radio; amici più grandi di me mi coinvolsero in progetti che all’epoca erano per pochi. Pochi ma appassionati. Cominciarono i primi esperimenti, nel contesto liceale si parlava molto di questo.  La voce che passava tramite internet sembrava un’utopia. 

Da IERI passiamo ad OGGI

Oggi mi porto dietro tutta la storia delle telecomunicazioni che ho visto crescere, evolversi. Per capirne i problemi è fondamentale aver assistito alle fasi di transizione, cosa che non è permessa per ovvi motivi ai nativi digitali. A loro forse manca un pezzo. Chi come me usava il vinile per ascoltare la musica e oggi maneggia gli mp3, comprende facilmente cosa stia succedendo in ambito tecnologico. Non siamo ancora arrivati, questa è una fase confusionale dove i nostalgici tendono a riproporre un modello che ormai appartiene al passato mentre c’è chi cerca di guardare avanti, al futuro. Sarà il digitale a dominare ovviamente. L’analogico non potrà resistere ancora per molto. 

A proposito di futuro. CLOUD.

Il Cloud in realtà è il presente. Siamo solo agli inizi, in ritardo rispetto alla Germania o agli Stati Uniti. Questo ritardo è legato all’evoluzione dei canali di telecomunicazione in Italia. Nonostante negli ultimi due anni tante aziende siano migrate al Cloud, c’è ancora paura, diffidenza. Dagli ultimi mesi del 2016 come tecnologia sta comunque prendendo piede: si concretizzerà a pieno nel biennio  2017-2018 come modello che prevarrà su hardware, ferro e apparecchiature. Cloud è una parola chiave.  

SMART WORKING fa rima con?

Rivoluzione. E’ quello che vivo tutti i giorni, un concetto nuovo che dovrebbe appartenere soprattutto alle nuove generazioni. Significa non avere orari, gestirsi in maniera flessibile il proprio tempo, essere reperibile ovunque, il che può tradursi in vantaggio o svantaggio. Lo smart working non lo vedo lesivo della privacy. Il mercato del lavoro cambia, ci sono periodi di alta concentrazione di impegni e periodi morti. Devi saperti adeguare. Il classico modello delle 8 ore di impiego col timbro del cartellino sta per tramontare. Il lavoro oggi è dinamico, senza vincoli, in mobilità. Stimolante! 

COMUNICAZIONE, cosa ti suggerisce questa parola?

La comunicazione è la mia vita. Sono partito facendo il blogger, cercando di diffondere le mie conoscenze, quello che avevo appreso. Un buon metodo per comunicare efficacemente? Pensare prima di aprire la bocca. E non sempre dire quello che si pensa, ho imparato sulla mia pelle che è sempre meglio mediare, evitare di essere troppo schietti. Si rischia di venir fraintesi. 

Passiamo alle PRIORITA’

La famiglia è al primo posto, la passione personale al secondo e al terzo ci metto l’interesse pubblico. Nel senso che le scelte che faccio sono sempre disinteressate, non legate ad un ritorno economico ma necessariamente ad un ritorno sociale. Questo mi sta a cuore. 

Peschiamo dal cilindro la parola OBIETTIVO

Non li guardo ad oggi gli obiettivi, ma li proietto al domani, li fisso lì. Domani si parlerà tanto di fibra ottica, il mondo da tener d’occhio è quello: il 2017 e il 2018 saranno due anni legati tra loro dal punto di vista della transizione verso la fibra e il digitale. Saranno gli anni anche per noi del cambiamento, non dobbiamo farci trovare impreparati. Ma studiare, approfondire, anticipare i tempi.

Se dovessi scegliere tu una parola chiave che ti rappresenta e ti suscita emozioni?

Senza dubbio PASSIONE. E se avete letto con attenzione le risposte, capirete il perchè.

Esperimento riuscito.  E voi, che dite?

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

Matteo Sala è amministratore e Responsabile Tecnico di Eurylink, azienda 3CX Gold Partner e 3CX Advanced Certified Professional con sede in Lombardia. E’ specialista tecnico di sistemi Voice over IP con oltre 20 anni di esperienza applicata nel settore specifico. E’ analista senior, progettista e technical trainer per sistemi VoIP 3CX e periferiche certificate, infrastrutture di networking e telecomunicazioni IP. Collabora con aziende installatrici e produttrici, VoIP provider e Pubbliche Amministrazioni per le quali segue personalmente la fase di analisi, sviluppo, implementazione.

Per contatti e informazioni:

Tel. 0399217423 – mail info@eurylink.com

Venti domande a…André Claude Benin CEO di ZucchinaTech

Dreams, Innovation, Passion“. Tre parole accostate al logo  ZucchinaTech ne riassumono lo spirito. Sotto alla “Tartaruga Marina”, mascotte aziendale, ci sono idee, innovazione e cuore. Una filosofia che André Claude ha fatto sua nel lavoro e nella vita. Abituato a osservare le cose da un’altra prospettiva (spesso dall’alto!), sogna in grande. Tra un volo in aliante e un’immersione subacquea dimostra ogni giorno a sé stesso e agli altri che se ci metti la passione nulla è impossibile. Perfino attraversare la galassia e ritrovarsi su Marte, sulla Luna…portando ovviamente innovazione e tecnologia! E allora buon viaggio. Allacciate le cinture, si vola alti in questa intervista: 20 domande per riuscire ad “afferrare” la storia di Zucchina Tech e del suo team.

 1.Chi era André Claude da piccolo?

Ho avuto un’infanzia molto felice e devo ringraziare la mia famiglia per questo. Sono stato sempre molto curioso, appassionato ad ogni nuovo oggetto che mi capitava tra le mani. Più che giocarci, dovevo capire come funzionava e come era costruito, quindi prima smontavo e poi rimontavo tutto. Adoravo infatti i Lego, i Meccano e i robot dei miei tempi. Un aneddoto? Il mio primo computer (un IBM 286) l’ho ricevuto a 4 anni, non sapevo ancora scrivere ma avevo imparato dal primo MS-Dos a digitare “cd pacman” e poi “pacman.exe”

2.E che uomo è diventato adesso?

La stessa persona curiosa e appassionata di anni e anni fa. Infatti oltre ad aver aperto Zucchina Technologies negli ultimi 15 anni ho corso in ambito automobilistico con monoposto guadagnando la licenza internazionale per guida su circuito. Ho anche acquisito il brevetto di sub, di pilota di parapendio e in questi mesi sto preparando l’esame per il brevetto come pilota di aliante. Oltre al mio lavoro nell’ambito ICT, mi piace spaziare in altri settori. Per acquisire conoscenze e competenze sempre nuove.

3.Quali erano le tue aspirazioni?

Il mio sogno era diventare pilota o collaudatore di aerei militari. Poi, magari, astronauta. Ma l’informatica ha avuto la meglio! Sono comunque molto felice di come sia andata.

4.Come sei approdato al mondo dell’ICT?

Concluse le scuole superiori ho iniziato l’università di Ingegneria Informatica, ma la voglia di andare sul campo è stata troppa e quindi dopo poco ho mollato e iniziato corsi di Cisco System (CCNA e CCNP), Sun Microsystems, Linux Red Hat Engineer e Microsoft. Dopo questo percorso di formazione ho iniziato a lavorare come tecnico e successivamente come responsabile di un’azienda con più sedi nel mondo.

5. Ricordi la prima volta che hai navigato in internet?

Certo! Modem da 1.200 baud con Floppy Disk di Italia OnLine acquistato dal giornalaio con qualche ora di internet. Primo sito visualizzato: Yahoo.com.

6. E quando per la prima volta hai installato il VoIP?

L’ho fatto per portare risparmi telefonici per l’azienda in cui lavoravo come responsabile. Era il 2005 e riuscii (con non poche difficoltà e ostruzionismo da parte di altri tecnici) a far accettare dalla direzione un nuovo progetto per sostituire  tutti i centralini telefonici tradizionali installati e montare nelle sedi di Roma e Milano due Call Manager Cisco Systems distribuendo in tutte le sedi (anche fuori dall’Italia) i primi telefoni IP Cisco Systems. Il progetto fu un successo e l’azienda risparmiò negli anni parecchie decine di migliaia di euro di chiamate internazionali.

7.Come hai conosciuto VoipVoice?

Ero ad uno dei primi corsi di 3CX in Italia con Loris Saretta, e si presentò Simone Terreni per proporre i numeri VoipVoice. La soluzione mi piacque così tanto fin da subito che durante le slides stavo già mandando la mail per la richiesta di iscrizione come partner.

8. Chi è stato il primo cliente a cui hai istallato VoipVoice?

Una struttura alberghiera in Valle d’Aosta nella quale stavamo realizzando tutta l’impiantistica nuova di rete e telefonica.

9. Una tua considerazione di quello che succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT…

Arriveremo alla dematerializzazione quasi totale degli apparati presso il cliente, si poseranno solo linee dati e antenne wifi. Tutto il resto sarà fornito sotto forma di servizi dai datacenter, come in parte accade già adesso.

10. Quando è nata la tua azienda?

Nel 2009 ho voluto dare una svolta. Ho terminato la collaborazione con l’azienda per la quale lavoravo e ho aperto pochi mesi dopo Zucchina Technologies con l’intento di sviluppare l’esperienza che avevo portato nell’altra realtà. Volevo farlo in maniera innovativa e differente da quello che offriva il mercato in quel momento.

11. Cosa fa?

Rispetto a quando abbiamo aperto siamo cresciuti molto e abbiamo introdotto i macchinari migliori, nuovi strumenti di lavoro a disposizione per il cliente in diversi ambiti. In Valle d’Aosta abbiamo una rete wireless dove distribuiamo internet nelle zone in cui manca il collegamento tradizionale via cavo. Stiamo ultimamente attrezzando e facendo accreditare delle abilitazioni per una nuova divisione “Droni” con la quale forniremo dei servizi innovativi in futuro.

12. Dove opera?

Non abbiamo un limite di area, alcuni impianti VoIP che gestiamo sono utilizzati in Cina, Stati Uniti e in tutta Europa.

13. Cosa fai nel tempo libero?

Negli ultimi 6 mesi mi sto dedicando al volo in aliante. La libertà e le possibilità del mezzo mi consentono di resettare la “cache” cerebrale e iniziare la settimana con la carica giusta.

14. Una cosa indispensabile per te?

Mia moglie e la mia famiglia. Sono la mia forza, la mia motivazione.

15. Cosa ti rende felice?

Viaggiare e non stare mai fermo.

16. E cosa invece ti fa arrabbiare?

Sentire persone o collaboratori che pongono dei limiti o portano problemi. Ci sono solo soluzioni.

17. Ti saresti mai immaginato nel ruolo che ricopri oggi?

Viaggio molto con l’immaginazione e mi piace a volte esagerare con i sogni. Quando ho deciso di aprire Zucchina Technologies il mio sogno era arrivare dove sono oggi, quindi la risposta è sì!

18. Dove ti vedi fra cinque anni?

A progettare il primo datacenter su Marte oppure sulla Luna. I dati di alcune aziende per motivi di sicurezza dovranno essere ricoverati anche su un altro pianeta in futuro.

19. Infine la nostra domanda di rito. Cosa è per te il VoIP?

Per me il Voip è VoipVoice! Un’azienda giovane come la nostra, un partner e degli amici con cui sviluppare opportunità e fornire servizi innovativi.

20. Un obiettivo che ti sei dato per questo 2017?

Riuscire a ritagliarmi un weekend per venire a trovarvi in sede a Montelupo Fiorentino. Simone dopo l’insistenza dei primi anni ci ha rinunciato ad invitarmi. Voglio dimostrargli che ce la posso fare!

E noi ti aspettiamo.

Non esistono problemi, solo soluzioni“. Una visione decisamente ottimista e costruttiva, quella che André Claude ha condiviso con noi. Viaggiare, non fermarsi mai, vivere di adrenalina e sogni e cercare “via terra o via mare” di realizzarli.  Il primo datacenter sulla Luna: un’utopia o semplicemente un progetto ambizioso. Tutto è relativo, è solo una questione di punti di vista. Giusto ricordare che i sogni, da sempre, hanno mosso il mondo.

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

Di seguito, i riferimenti di ZucchinaTech:

Via Enrico Cosenz, 54
20158 Milano – MI
+39 02 87166508

info@zucchinatech.it

 

Intervista a Angelo Dottore di GTI

Tutto è cominciato in un garage come tante delle più grandi aziende del settore delle telecomunicazioni. C’è la passione ma non ci sono i mezzi, c’è l’ingegno ma ancora non ci sono gli strumenti per crescere, sfondare. Oggi, alla soglia dei trent’anni GTI srl di Modena vanta un team di 22 persone che lavorano per marchi prestigiosi così come per enti pubblici. Attiva nella telefonia, videoconferenza, networking e data center, l’azienda è partita da lontano. Ci racconta la sua storia il direttore commerciale Angelo Dottore

Parlaci di te. Come sei approdato al mondo dell’ICT?

Ho fatto studi di telecomunicazioni a Modena, diplomato nell’86, sono poi partito per il militare. Al mio rientro ho trovato un lavoro quasi per caso, attraverso amici comuni. All’epoca l’istituto scolastico che ho frequentato era di pregio, sfornava “tecnici ” che poi andavano a servire la Rai, tanto per dirne una. Ho fatto colloqui con grandi aziende, con la Sip ma poi son rimasto colpito da una persona che lavorava… in un garage. Non avevo mai visto una cosa più brutta.

E qui è iniziato il  percorso che ti ha portato in GTI?

Esatto. Rimasi folgorato dalla passione che animava la persona che mi stava offrendo il lavoro. Niente uffici galattici e sedie in pelle…uscii con il contratto firmato tra matasse di cavo e tavole di legno al posto delle scrivanie. Era un’azienda microscopica che istallava centralini telefonici. Non ho mai fatto l’ università, ma io, giovane fresco di diploma,  rappresentavo l’avanguardia tecnologica in quella situazione. Un anno dopo fondai la mia azienda, diventando socio di quello che era stato il mio titolare. Nell’88 la compagine sociale era la stessa di oggi.

Il prossimo anno spegnerete 30 candeline. Com’è cambiata nel tempo l’azienda?

Siamo nati in concorrenza con chi si occupava a fine anni ’80 dei centralini telefonici per le aziende, nei periodi in cui era appena nata la liberalizzazione. Eravamo delle mosche bianche, ci veniva perfino chiesto se fosse legale ciò che facevamo perché era ancora forte il concetto di monopolio. Dal garage il passo è stato breve. Non mi vedo caratterialmente in situazioni già costituite,  ruoli già definiti. Gli spazi chiusi o confinati non fanno per me. Prendendomi dei rischi, prediligo la libertà. E’ il mio mantra.  Nel tempo ci ha contraddistinto la crescita sempre a due cifre, abbiamo inserite persone in organico, nel nostro dna c’è l’innovazione. Abbiamo vissuto tutte le evoluzioni possibili partendo tra i primissimi  in Emilia con le soluzioni IT: abbiamo visto l’analogico, il digitale, toccato con mano tutte le tecnologie ed è stata la nostra fortuna. Tutta esperienza che abbiamo messo a disposizione dei nostri 2500 clienti.

In quale zona geografica operate?

E’ un’area ristretta dal punto di vista operativo. Siamo presenti nelle province di Reggio Emilia, Modena, Mantova e Bologna. Abbiamo anche clienti internazionali ma il 90% del nostro mercato è basato sul rapporto col territorio.

E’ un legame viscerale quello col vostro territorio di appartenenza… 

La conoscenza degli imprenditori è fondamentale, la vicinanza alle aziende ci permette tempestività di intervento. Anche dal punto di vista sociale cerchiamo di dare valore al territorio del quale facciamo parte.

Collezionate però diversi esempi di successo. I più significativi?

GTI opera sul mercato per imprese di medie- grandi dimensioni. Tra queste la Lamborghini, per cui curiamo il centralino telefonico  e il nuovo call center  (1800 interni, 90 linee aziendali), gestiamo il cablaggio del nuovo polo logistico di 40mila metri quadrati della Grandi Salumifici Italiani, 12 sedi in Italia e migliaia di interni. Poi c’è la Ricci Casa con 300 interni e 8 sedi.

Se non in questo settore specifico, in quale altro ambito ti saresti immaginato?

Un piano b c’è ed è sempre nel cassetto. Sono così  tecnologico in azienda che poi in realtà, quando stacco, amo tornare alla manualità, alle origini. La mia passione sono gli amplificatori a valvole, sono un auto costruttore: nel tempo libero ho uno spazio mio nel quale gioco con il legno e con le saldature. Sono appassionato di musica, il mondo dell’hi fi legato alla qualità del suono mi affascina. Ma no, non so suonare nessun strumento e questo forse lo rimpiango.

Il vostro rapporto con Nextmedia?

E’ di lunga durata.  Siamo diventati loro clienti per un piccolissimo centralino tedesco, eravamo giovani entrambi io e Daniele Domeniconi, accomunati dalla passione nel proporre prodotti effettivamente innovativi rispetto al mercato del momento. Partimmo con un grosso lavoro, poi la stima è rimasta negli anni.

Ed è nato Nexi. Ci racconti come?

Ci stavamo già lavorando, da almeno 5 anni, su una piattaforma che chiamavamo Open GTI e che non volevamo distribuire ma tenere per noi. Poi è arrivata la richiesta di Daniele: conoscendo la forza del reparto tecnico di Nextmedia,  che li ha sempre distinti dagli altri distributori mi convinsi che erano il partner giusto.  Creammo un brand ad hoc. Lavorando insieme definimmo nome e linee guida. Tutt’ora siamo distributori unici in Italia di Nexi.

Un tuo parere di quello che succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT 

Penso che l’Unified Collaboration, ad oggi sempre troppo legato ai mezzi che siano pc o smartphone avrà molti ostacoli da superare. Dovremmo arrivare ad avere hardware trasparenti, utilizzare strumenti molto semplici dove con un clic posso vedere, parlare, condividere informazioni con le persone nel mondo. Ma ancora oggi siamo legati più all’oggetto e meno alle applicazioni. Le infrastrutture dati ancora non ci permettono questo salto, ci sono molte limitazioni in certe aree. Ma qualcosa si sta sbloccando. 

Cos’è per te il VoIP?

E’ quella tecnologia che annulla le distanze, ci svincola  dalle connessioni fisiche e ci  permette di essere raggiungibili da qualunque parte mantenendo le abitudini di utilizzo. E’ , in una parola, libertà.

Lamborghini non ha certo bisogno di presentazioni. Eppure la collaborazione è nata così, per caso. “Andai in azienda per accompagnare dei clienti, mentre loro discutevano nel data center io in disparte iniziai a parlare uno dei manager. Capimmo a pelle che potevamo lavorare insieme. Oggi Lamborghini è uno dei clienti più importanti”. Un aneddoto che fa capire che la meritocrazia unita ad un pizzico di fortuna, certo, esiste. E che stoffa, talento e determinazione se ce li hai…ti portano davvero lontano.

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

Anche Nexi sarà presente al Roadshow Nextmedia 2017.

Di seguito i link con le varie tappe del Tour:

15 marzo > Padova

16 marzo > Cattolica

21 marzo > Torino

22 marzo > Milano

28 marzo > Roma

29 marzo > Firenze

4 aprile > Bari

5 aprile > Napoli

Per info su GTI: www.gti.it 

 

Venti domande a…Massimo Fraccon di Conesys

E’ una vita frenetica quella degli informatici, degli esperti di tecnologia, degli addetti ai lavori in ambito ICT, insomma: il telefono squilla all’impazzata e se non squilla ci sono le notifiche delle mail, e le chiamate perse, e un’azienda da gestire, e gli imprevisti da risolvere e…le interviste a cui rispondere 🙂 Le scadenze da rispettare e così via. Ma la cosa bella, un tema ricorrente nelle chiacchierate che mi è capitato di scambiare in questo mio primo anno di blog, è che non si perdono di vista i valori veri. Alla canonica domanda; “la cosa più importante per te”? La risposta che non mi stanco mai di registrare è sempre la stessa. “La famiglia“. E non è banale. “Una risposta da libro cuore”, scherza Massimo Fraccon. Ma anche lui, ospite di oggi nel nostro angolo delle interviste, non smentisce la mia teoria. Questi “strani signori tutti pc, tablet, mobile phone, e un miliardo di parole inglesi che si susseguono nei discorsi a volte difficilmente comprensibili” (è l’impressione che ho avuto le prime volte che mi sono affacciata a questo mondo) in realtà non sono robot. Non sono alieni. Non sono piovuti da Marte; e sì, mi sono detta, scrivendo le loro storie: hanno un cuore. Grande. E tante passioni sane, vere. Se non sono “connessi” cercano il contatto con la natura, trovano la libertà in una corsa all’aria aperta, la felicità in un bagno al mare al tramonto. Non c’è nulla di più autentico, di più umano. E anche oggi, in questa intervista ho avuto la mia conferma. Grazie, Massimo!

1. Chi eri da piccolo?

Un bambino irrequieto che non stava mai fermo.

2. E che uomo sei diventato adesso? 

L’età ed alcuni  by-pass mi hanno reso più tranquillo, anche se sono sempre aperto e disponibile ad affrontare nuove esperienze.

3. Quali erano le tue aspirazioni?  

Come molti bambini desideravo diventare un pompiere… e  poi anche capostazione per il fascino che i treni avevano su di me.

4. Come sei approdato al mondo dell’ICT? 

Per caso tanti anni fa. Un amico realizzò  un software per la gestione delle perizie in campo automobilistico e per me fu naturale cominciare ad occuparmi della commercializzazione di questo software a Roma.

5. Ricordi la prima volta che hai navigato in internet?

Non ricordo esattamente la data della mia prima volta …. Tanti anni fa con una BBS: ricordo però con tenerezza, ma senza rimpianti  lo stridìo dei modem e le lunghe attese davanti ad uno schermo con le pagine che si componevano piano piano.

6. E quando per la prima volta hai installato il VoIP ?

Ormai sono passati diversi anni, ma non ricordo nulla di particolare.

7. Come hai conosciuto VoipVoice? 

Un meeting di 3CX nel quale VoipVoice era lo sponsor.

8. Una tua considerazione su quello che succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT

Il mondo ICT è in continua e rapida evoluzione e non è facile fare una previsione anche a breve termine; ritengo comunque che nel nostro lavoro continuerà a diminuire la percentuale di fatturato per “il ferro” mentre i servizi saranno una voce via via crescente.  Potremo continuare ad avere successo se saremo capaci di trasformarci in fornitori globali per i nostri clienti.

9. Quando è nata la tua azienda?

Mi occupo di informatica dal 1984 , più o meno

10. Cosa fa?

Conesys vende ed installa software pacchettizzati, tra gli altri Easylex gestionale  per avvocati; fornisce consulenza sistemistica a 360 gradi e si sta affermando sempre più come “VoIP integrator”

11. Dove opera?

Principalmente a Roma, ma siamo molto presenti anche in altre città.

12. Cosa fai nel tempo libero?

Lunghe camminate, qualche buona lettura, musica 

13. Una cosa indispensabile per te?

Risposta da libro cuore: la mia famiglia.

14. Cosa ti rende felice ? 

Trovare mia figlia quando a sera rientro a casa. Ma anche un bagno nel mare al tramonto.

15. E cosa invece ti fa arrabbiare? 

L’incapacità e la mala fede della nostra classe politica. E, aggiungerei,  la mancanza di senso civico di molti nostri concittadini.

16. Ti saresti mai immaginati nel ruolo che ricopri oggi?  

Direi di no. Sono approdato al mondo dell’informatica per caso, ma la passione (e la scintilla) è scoccata subito.

17. Dove ti vedi fra cinque anni?  

Su una spiaggia assolata.

18. La nostra domanda di rito. Cosa è per voi il VoIP? 

VoIP è certamente una grossa opportunità di lavoro e di crescita professionale. Nei prossimi anni se ne parlerà molto.

19. Un obiettivo che ti sei dato per questo 2017?

Incrementare il business, cercando di ottimizzare i nostri processi di lavoro  anche prendendo spunti da altre aziende di successo del settore.

20. E la cosa più bella (legata al lavoro si intende) che ti porti dietro dal 2016? 

La prima cosa che mi è venuta in mente è stata la festa per i dieci anni di VoipVoice: calorosa accoglienza e tanta simpatia.

Beh, che bello essere tra i ricordi migliori di qualcuno nel bilancio delle esperienze vissute nel corso di un anno intero. Sognando insieme a te quella spiaggia assolata dove il rumore delle onde del mare prenderà, un giorno, il posto del “driiiiiiiiiin”, ti ringraziamo Massimo per averci regalato un po’ del tuo tempo. E per aver scelto di salutarci, da Conesys,  con una delle dichiarazioni d’amore più  profonde di sempre…

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

 

CONESYS di M. Fraccon

Via Giovanni Penta, 51

00157  Roma

Telefono: +39 064514855

Informazioni : conesys@conesys.it

www.conesys.it

Intervista a Roberto Beneduci CEO di CoreTech S.r.l

 

La sua storia è iniziata come comincia, da copione, quella delle “grandi menti” americane; un luogo piccolo, intimo e per niente agevole dove sperimentare, fabbricare idee, mettersi alla prova. Scienziato? Magari. Le cose sono andate diversamente, ma la passione per l’elettronica è rimasta. Esperimento dopo esperimento, Roberto Beneduci – sempre in movimento come CoreTech, l’azienda che oggi rappresenta- ha creato il suo “laboratorio tecnologico” mantenendo viva la stessa curiosità che lo ispirava da piccolo. In questa intervista ci parla di sè, dei progetti aziendali e di quella volta che per “una missione impossibile” entrò addirittura negli Studi Mediaset. Ma non vi sveliamo di più.

Buona lettura

Quale è stato il percorso che ti ha portato in CoreTech? Da dove sei partito?

In America si parla spesso di aziende nate in un garage. Fortunati loro! Io non avevo nè una cameretta, nè tantomeno un garage. Nelle case popolari il “mio studio” era in un solaio piccolissimo, una rete metallica chiudeva il pertugio usato dai piccioni per entrare. In quel “garage” ho iniziato le mie prime attività inerenti l’elettronica. Abbandonato il Politecnico di Milano, subito dopo il servizio militare, iniziai a lavorare come sistemista. Ho studiato e mi sono certificato Microsoft. Poi ho lavorato per grandi aziende come Eni, Eds-HP, Infostrada. Ho fatto il sistemista nei data center della Lombardia dove ho imparato cos’è una web farm e come funziona. All’epoca non esisteva il termine Cloud Provider. Al massimo si parlava di Hosting. Lavoravo già come consulente in partita iva e da lì il passo per avviare la CoreTech è stato breve.

Quali erano le tue aspirazioni? In che ruolo ti saresti immaginato se non in quello che ricopri oggi? 

Da piccolo volevo diventare uno scienziato. Ero attratto da tutto, la curiosità e la smania di sapere mi portavano ad interessarmi di tante cose. Smontavo qualsiasi cosa, specialmente le apparecchiature elettroniche. Un giorno però durante un esperimento, in cui cercavo di capire se il vetro di una lampadina potesse sciogliersi, ho riportato ustioni anche gravi sul 30% del corpo. Avevo 14 anni e dopo questa esperienza ho dirottato la mia attenzione sull’elettronica: basta esperimenti!Già a 18 anni collaboravo con una rivista di elettronica che pubblicava i miei progetti (e mi pagavano!). Da lì la passione poi per l’informatica è stata un passo naturale.

Di cosa ti occupi esattamente? 

Mi piace molto informarmi su nuove tecnologie e soluzioni. Leggo tanto, ma generi diversi non solo tecnologia ! Però la cosa che adoro di più è costruire. Esattamente come facevo con l’elettronica, cerco di migliorare soluzioni esistenti ri progettandole di volta in volta. Oggi lavoro a stretto contatto con i nostri programmatori e sistemisti per realizzare soluzioni e prodotti dei quali sono molto orgoglioso. E se non sono immerso nel laboratorio creativo tecnologico, mi occupo del marketing. Mi siedo di fianco ai collaboratori e inizio a rompere le scatole su tutti i dettagli. Lungi da me ricercare la perfezione dato che sono una persona molto pragmatica. Ma non sono mai superficiale.

Qual è il target al quale vi rivolgete? In quale zona geografica operate?

Oggi lavoriamo prevalentemente sul mercato italiano, su tutto il territorio. Abbiamo una piccola parte di business anche con l’estero. Vogliamo scoprire il mondo e il cloud ci permette di portare la nostra offerta ovunque. Il nostro target è il canale. Ci rivolgiamo agli operatori IT, dai system integrator alle software house.

Raccontaci un aneddoto legato al tuo lavoro in CoreTech… 

La missione impossibile! IBM aveva il contratto quadro con Mediaset, ma non voleva fare l’intervento. Un’altra società sub appaltatrice, che non nomino, alle dipendenze di IBM, non voleva intervenire con le sue persone. Come quando la CIA si avvale di agenzie private a cui affidare lavori delicati da cui possono derivare grandi grane…insomma erano tutti alla ricerca di una testa di legno che potesse svolgere un compito il cui esito negativo avrebbe fatto rotolare delle teste. Non ricordo come arrivarono a noi, forse con un giro assurdo di telefonate. Sta di fatto che decido di svolgere personalmente questa attività critica su un cluster IBM, presso gli studi televisivi Mediaset di Cologno Monzese. Erano almeno le 10 di sera. Ricordo che quello era il primo giorno che Maurizio Belpietro metteva piede in Mediaset. Infatti allontanatomi dalla mia auto mentre mi dirigevo verso gli edifici, lui mi ferma e mi chiede indicazioni per gli studi televisivi. Ricordo che gli dissi che era la prima volta che andavo anche io lì…Solo che lui andò ai piani alti, io nei sotterranei dove c’era il temuto cluster. E la coincidenza è che lui probabilmente doveva parlare con Emilio Fede, mentre io dovevo intervenire sul cluster che serviva all’intera programmazione del TG4 che dirigeva il direttore. Venni a sapere proprio quando arrivai lì, che in passato Fede scatenò l’inferno con l’IT perchè quel cluster su cui dovevo operare si era bloccato mandando in tilt il tg. Effettivamente un pò di paura l’avevo, ma ormai era troppo tardi per tirarsi indietro. Lavorai tutta la notte fino alle 7 del mattino. Durante le pause mi aggiravo per gli studi televisivi; in quello di Striscia la notizia, notai che sui copioni dei conduttori c’è scritto proprio tutto, anche quando devono ridere. Nessuna testa dovette cadere, l’intervento ebbe successo.

I punti forti della tua azienda?

Siamo agili, sempre in movimento con nuove idee e iniziative. Abbiamo un’impronta più tecnica e questo ci fa apprezzare molto dal nostro target. Quando realizziamo un prodotto ci mettiamo passione e desideriamo che il cliente possa ottenere il meglio. La qualità che ricerchiamo non ci consente di essere sempre a buon mercato, ma c’è un detto  “dove c’è risparmio, non c’è guadagno”. Ed è vero.

Quando e dove è nata CoreTech?

La CoreTech nasce a Milano nel 2000.

Quali sono le prossime novità che confermeranno la vostra posizione nel mercato?

E’ da qualche anno che stiamo lavorando su una soluzione per noi eccezionale. Non ne esiste al momento una uguale nel mondo. Abbiamo realizzato una piattaforma, chiamata Sygma, che ridefinisce il modo in cui può lavorare chi opera nel mondo dell’ IT. Sygma è uno strumento potente che integra la gestione del work flow di un System Integrator, Software House, MSP e Service Provider con la potenza del Cloud in tutte le sue forme. E quando parliamo di Cloud, non consideriamo solo quello realizzato e gestito da noi, ma anche quello offerto dagli altri vendor. Oggi il Cloud non è uno solo e non si può ignorare che le esigenze dei clienti sono quelle di dover gestire una moltitudine di risorse sparse in giro per il mondo su provider differenti. In pratica chi utilizza Sygma può utilizzarla come piattaforma di gestione dei propri clienti. Utilizzando i servizi Cloud integrati in Sygma, chiunque può diventare Cloud Provider a sua volta. Ecco, questo, riassumendo, è Sygma.

E i prossimi eventi in programma?

Stiamo programmando eventi formativi dedicati ai Managed Service Provider. Oggi siamo arrivati alla 6° edizione. A breve pubblicheremo le prossime date. Dedicato al mondo MSP abbiamo realizzato un portale, mspitalia.com sul quale si possono trovare tutte le informazioni per avvicinarsi a questo modello di lavoro. Abbiamo in cantiere un altro evento formativo, ma fino a che non avremo lanciato l’iniziativa non possiamo parlarne. Quando con VoipVoice abbiamo realizzato il primo evento italiano dedicato a Cryptolocker, nel giro di qualche giorno siamo stai emulati da tutte le parti. Quel webinar fu un vero successo di pubblico! Il 5 maggio ci sarà la seconda edizione del CoreTech Partner Tech Summit.

Un salto nel futuro.  Cosa succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT?

Questa domanda ce la siamo posta molto tempo fa. La risposta è stata: “dobbiamo salvaguardare i nostri clienti, gli operatori IT”. Microsoft, Google, Amazon, insomma i grandi player, non fanno sconti a nessuno e passano come carri armati su chiunque si trovi sulla loro strada. Il predominio di questi big, può disintegrare il tessuto formato, appunto, da tutto il canale. E il cliente finale non gode realmente di un vantaggio da questa situazione. Per la legge dei grandi numeri se si conta economicamente poco, si vale poco agli occhi del fornitore. E se si vale poco, che cura ci si può aspettare dal proprio fornitore? E’ per questa ragione che abbiamo deciso di realizzare Sygma. La volontà è quella di mettere a disposizione del canale, uno strumento potente che consenta di affrontare questa nuova sfida. Inglobando i Cloud dei big, in una piattaforma che un Partner può fare sua, ha la possibilità di fornire al cliente finale sempre il servizio migliore “prelevandolo” dal provider più adatto per quel servizio. E può farlo salvaguardando la sua posizione agli occhi del cliente che godrà di due vantaggi. Il primo è che il suo fornitore sarà più vicino alle sue esigenze, non sarà il milionesimo cliente, come accadrebbe se andasse con Amazon o Google. Il secondo vantaggio è che in maniera trasparente potrà essere sicuro che il suo partner ha proposto il servizio migliore al prezzo migliore, perchè ha avuto la possibilità di scegliere tra diverse opzioni. Quindi quello che succederà nell’IT dipende molto da come il canale deciderà di muoversi. 

Infine, la domanda di rito: cos’è per te il VoIP?

Il VoIP è comunicazione. È oggi l’equivalente di quello che è stato il doppino telefonico per tantissimi anni. Penso che per almeno i prossimi 5 anni sarà una componente fondamentale della comunicazione anche se altre tecnologie orientate al web, come webrtc, stanno emergendo. Per quanto è vero che sempre nuove tecnologie emergono e possono prendere il predominio rispetto ad altre, c’è ancora parecchio lavoro da fare e parecchio business da sviluppare sulla strada del VoIP.

Una serie infinita di progetti ed eventi in cantiere, idee chiare e voglia di fare. Questa è CoreTech, questo è lo spirito col quale Roberto porta a termine le sue “missioni” e guarda al futuro. Dai primi passi mossi nel mondo dell’elettronica con la sana incoscienza di quando si è piccoli, alle grandi sfide di oggi e di domani, ecco la storia di un imprenditore di successo, “pragmatico e mai superficiale”, come si definisce lui. Non possiamo che confermare.

 

CORETECH SRL

Viale Ortles 13, 20139 Milano (MI) – Italy
Informazioni commerciali
Tel: +39 02 55 23 08 93
Email: commerciale@coretech.it

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

 

Intervista a Massimo Bargiacchi, CEO Meta System

L’espressione di tutta la conoscenza acquisita nel campo delle telecomunicazioni da Massimo Bargiacchi, fino ad oggi, si può riassumere con una parola chiave: Meta Telecomunicazione. Questa, la sua specialità. Esperto in telecomunicazione per vocazione familiare, Massimo si definisce “figlio d’arte“. E’ un destino segnato il suo. Cresciuto tra telefoni da smontare e rimontare come fossero giocattoli, naviga da sempre nel mare dell’ICT. Una curiosità? E’ stata la “delusione” per la mancanza di novità nel settore a fargli conoscere il VoIP.

E noi, ora, conosciamo lui…img_0224

Rompiamo il ghiaccio con qualcosa di personale: come sei approdato al mondo dell’ICT? 

Beh, per la verità non posso dire di esserci approdato… In realtà son figlio d’arte, e anche nipote se vogliamo.Mi spiego meglio. Mio padre aveva un’azienda con la quale fu uno dei protagonisti del settore telecomunicazioni a Roma nella metà degli anni ‘90. Da piccolo invece di giocare con i mattoncini della Lego mio padre mi faceva giocare con i telefoni. Li aprivo, li smontavo e ovviamente li distruggevo. Se prima li rompevo solamente, crescendo ho incominciato anche ad aggiustarli.
Con questa sorta di indottrinamento speciale, il mio destino era segnato. Quale lavoro potevo scegliere se non questo? Quindi non ci sono approdato casualmente, ma navigo da sempre in questo mare.

Quale è stato il percorso che ti ha portato in Yeastar? Da dove sei partito? 

Come si è capito ho vissuto diversi cambiamenti nelle telecomunicazioni: elettromeccaniche, elettroniche analogiche e anche elettroniche digitali. Arrivato a questo punto mi ero stancato. Ero deluso, stufo perché per tantissimo tempo non si vedeva niente di nuovo. E’ spinto da questo desiderio di novità che ho deciso di dedicarmi ad altro, un settore collaterale. Un giorno ricevo una mail dalla Cina (il tempo passa, saranno 7/8 anni fa!) in cui si parlava di un piccolo sistema telefonico denominato VoIP. Il VoIP in Italia stava muovendo i primi timidi passi ed era conosciuto esclusivamente dagli addetti ai lavori e da qualche grande organizzazione. Ma io essendo curioso ho voluto approfondire gli aspetti tecnici e le opportunità che offriva sul mercato delle Small Business e delle PMI. Quindi posso dire di essere partito da una delusione.
  
Quali erano le tue aspirazioni? Se non in questo settore, in che ruolo ti saresti immaginato? 

Mi sarei immaginato come si immaginano tutti gli adolescenti: pilota di Formula Uno se non di aerei, oppure medico. Poi crescendo ho rimesso i piedi per terra e mi sono reso conto che mi sarebbe piaciuto fare il lavoro di mio padre. Quindi ho studiato per questo e ho proseguito, fino ad arrivare qui.

Di cosa ti occupi esattamente? 

Nella mia azienda mi occupo esclusivamente del settore TLC, e lo faccio a 360°. Mi ritengo un consulente dei miei clienti, che sono esclusivamente installatori e operatori del settore. Per interfacciarsi con questo tipo di clientela ritengo sia necessaria una grande competenza tecnica. Solo così si possono soddisfare le varie richieste.

Raccontaci un aneddoto legato al tuo lavoro in Yeastar… 

Yeastar è in Cina… la Cina è molto lontana non solo come distanza fisica ma anche come cultura, quindi ti aspetti che il tuo operato sia valutato solo con i numeri delle vendite.
Invece sono rimasto favorevolmente colpito da quello che mi ha raccontato un Provider VoIP il quale volendo condividere le iniziative Marketing con un Brand di IP-PBX, ha scelto Yeastar. Inoltre Yeastar ha consigliato noi della Meta Telecomunicazioni come partner ideali per queste iniziative. 
Non nascondo la soddisfazione: ciò che facciamo e come lavoriamo ha superato le frontiere Italiane per arrivare addirittura in Cina. E chi si aspettava questo risultato?
  
I punti forti della tua azienda? 

Nel mio passato io sono stato un installatore di sistemi telefonici, è proprio questo background il punto forte della mia azienda. Conoscendo bene le problematiche che quotidianamente vivono gli installatori sul campo riesco a dare un’assistenza all’altezza delle aspettative. Il nostro punto di forza, insomma, è riassumibile in una parola: assistenza.

Quando e dove è nata Yeastar e dove opera? 

Yeastar ha la stessa età di VoipVoice, 10 anni. E come VoipVoice quest’anno ha spento le prime 10 candeline. La Yeastar opera in tutto il mondo con prevalenza sul mercato americano e russo, ma anche in Europa, Asia e ovviamente in Cina.

Quali sono le prossime novità che confermeranno la vostra posizione nel mercato?

Proprio quest’anno sono stati lanciati dei nuovi prodotti denominati S-Serie.
Questa è l’evoluzione degli, ormai famosi, MyPBX. Sono degli IP-PBX hardware che si integrano perfettamente nella realtà Italiana delle telecomunicazioni, specialmente in questo momento di transizione dal tradizionale al VoIP. Abbiamo iniziato a giugno il giro dei workshop per presentare questa gamma di centralini Yeastar.

E i prossimi eventi in programma? A breve partirà il tour con VoipVoice…

Le date sono molto vicine, il prossimo 22 novembre siamo a Bari e a seguire il 29 a Catania. Per il prossimo anno sono previste delle tappe anche nel Nord Italia.
  
Un tuo parere, sincero, di quello che succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT

Ritengo che la tecnologia VoIP prenderà il sopravvento sulle tecnologie TDM.
In questo ultimo periodo stiamo vivendo una vera rivoluzione in questo ambito.
Però penso anche che la naturale evoluzione di questa tecnologia sia la mobilità. Naturalmente passeremo attraverso i servizi virtualizzati (Centralini in Cloud) per poi approdare con il nostro smartphone su di una virtualizzazione ancora più spinta.

VoipVoice, come detto si appresta ad affrontare il tour con Yeastar: i due eventi in programma sono corsi tecnici gratuiti per installare e programmare il centralino telefonico Yeastar.

Per iscriversi alle due tappe:

BARI: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-jump-into-the-voip-bari-29253029599?aff=VoipVoice

CATANIA: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-jump-into-the-voip-catania-29266579126?aff=VoipVoice

Info su Yeastar: http://yeastar.it/home_ita/

 

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti-

Il compagno di viaggio, da sempre, di Massimo? Zucchero Fornaciari. “E’ un  po’ che facciamo la strada insieme. Contestatore, trasgressivo, profondo, il tutto nella giusta misura”.

E allora buon cammino e…buon ascolto.

Intervista a a Dario Roncelli, Sales Manager della divisione PBX di Panasonic Italia

Uno su 260mila. Non è facile fare la differenza. Ma lui, veterano nel settore delle telecomunicazioni, ha girato tutta l’esperienza maturata negli anni a suo favore, ricoprendo con successo, oggi, un ruolo che invece la differenza la fa. Eccome. Stringiamo la mano a Dario Roncelli e lo invitiamo a mettersi comodo…Di viaggi ne ha fatti tanti e continua a farne: questo, per raccontarci un po’ di se, è appena iniziato. Biglietto staccato. Si parte!

darioDario, raccontaci come sei approdato al mondo dell’ICT…

Ho studiato telecomunicazioni e sono sempre rimasto nel settore. Dopo gli studi e dopo il diploma di perito in telecomunicazioni infatti ho iniziato a lavorare in ambito commerciale per la vendita di strumenti di misura. Nel ’94 ho fatto il mio ingresso nell’ICT.

Quale è stato il percorso che ti ha portato in Panasonic? Da dove sei partito?

Dopo diversi anni di gavetta, tra tappe più o meno brevi e significative, è arrivato il 2007 e con lui il mio approdo in casa Panasonic. L’occasione occupazionale nel ramo commerciale è capitata per caso, senza cercarla. Tramite conoscenze; non avevo un’idea precisa di futuro in quel momento e così ho iniziato, e mi è piaciuto!

Quali erano le tue aspirazioni? Se non in questo settore, in che ruolo ti saresti immaginato?

Le idee chiare non le ho neppure adesso a 46 anni, figuriamoci da piccolo. Escluso il sogno del calciatore -non ho mai avuto interesse per il pallone- messo da parte quello di astronauta o di pilota di rally (sorride) mi è rimasta la grande passione per i viaggi. Ho sempre viaggiato fin da bambino coi miei genitori vivendo esperienze uniche; questo aspetto me lo sono ritrovato, anni dopo, nel lavoro perchè fare attività commerciale ti porta inevitabilmente a spostarti. Non ho mai pensato di fare qualcosa di diverso. Certo, il grande amore  per la fotografia, soprattutto quella naturalistica, mi ha fatto immaginare una volta fotoreporter, quella dopo fotografo di architettura, o addirittura di design. Ma per i troppi impegni ho dovuto abbandonare rullino e cavalletto, salvo poi riprendere in mano l’apparecchio un paio di anni fa.

Di cosa ti occupi esattamente?

Lo scopro ogni giorno, quando entro in ufficio. Durante il tragitto casa- scrivania ho degli schemi, dei programmi in testa che riesco a seguire solo nel pomeriggio inoltrato. Il job title sarebbe “Sales Manager della divisione PBX di Panasonic Italia“. La mia però non è solo un’attività legata alle vendite: seguo tutta la parte dei centralini telefonici, mi occupo dell’introduzione dei prodotti sul mercato, sono anche l’interfaccia tra l’Italia e i referenti europei. Curo i rapporti coi clienti che sono distributori e installatori telefonici e mi confronto con i colleghi in ambito europeo per uno scambio di informazioni costante sulla gestione del prodotto. Inoltre, seguo gli agenti dislocati sul territorio. Il mio lavoro implica spostamenti e contatti con le persone, non potevo chiedere di meglio. E’ come mettersi in gioco ogni volta.

Raccontaci un aneddoto legato al tuo lavoro in Panasonic…

Mi è capitato un episodio divertente di recente. Ho ricevuto la telefonata di un installatore tramite il centralino, che non sapeva chi fossi. Cercava informazioni sulla linea di prodotti raccontandomi di aver seguito la presentazione di una persona molto in gamba, competente e professionale. Voleva parlarci…e ci stava già parlando senza saperlo. Quella persona ero io. Non vi dico l’imbarazzo dietro la cornetta, misto ovviamente alla mia soddisfazione personale…

I punti forti della tua azienda?

La completezza delle soluzioni offerte. Panasonic contrariamente a quello che si pensa per l’ 80% è orientato su prodotti Business e non Consumer. Abbiamo un’offerta completa per le aziende, dalla videosorveglianza ai monitor, ai pc, agli scanner, alle stampanti.

Quando e dove è nata Panasonic? E dove opera?

Panasonic si occupa di elettronica a livello di Consumer e di prodotti sviluppati per le aziende. E’ nata nel 1918 in Giappone cominciando… dalle lampadine per le biciclette! Il fondatore, sua moglie e suo cognato hanno tirato su un impero che oggi conta sul lavoro di 260mila dipendenti sparsi in tutto il mondo, con filiali di vendita e produzione in tutti i Continenti.

I pro e i contro di far parte di un marchio così importante nel panorama mondiale dell’informatica e della tecnologia.

Essendo una società multinazionale così grande, l’aspetto negativo è che necessariamente la struttura deve essere burocratica, i processi che devono essere seguiti dal punto di vista commerciale e di produzione sono vincolanti, non c’è molto spazio di manovra. E’ una conseguenza della dimensione dell’azienda. Il vantaggio invece è sicuramente il brand conosciuto in tutto il mondo. Non ha bisogno di un biglietto da visita, basta pronunciare la parola magica…chi non ha avuto un prodotto Panasonic?

Quali sono le prossime novità che confermeranno la vostra posizione nel mercato? E quelle che presenterete al Roadshow Pbx Panasonic in partenza il 15 novembre da Milano?

Con il tour presenteremo la nuova famiglia di prodotti NSX , in ambito Enterprise: piattaforme telefoniche piuttosto ampie come funzionalità e capacità. Questo è il primo obiettivo. Poi ci sarà anche il lancio di un centralino più piccolo, l’ HTS, che ha funzionalità più semplici rivolte all’ambiente di Small Business.

E i prossimi eventi in programma?

Il Roadshow è il nostro tour istituzionale, lo facciamo tutti gli anni, le attività però non si fermano qui. Faremo eventi con i nostri distributori ma è ancora tutto da sviluppare. Nel corso degli ultimi anni comunque abbiamo sempre proposto novità, una ricerca continua e costante per lo sviluppo del prodotto. Basti pensare che io in 9 anni in Panasonic ho assistito all’introduzione di ben 5 nuove serie di prodotti in ambito Hardware.

Un salto avanti nel futuro. Cosa succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT?

Ci sarà un cambio tecnologico, la proposta si sposterà sempre più sul servizio orientandosi verso il Cloud. In poche parole, ad una diminuzione delle vendita di Hardware corrisponderà la crescita della vendita dei servizi.

Avete concretizzato da poco la certificazione con VoipVoice, qual è la spinta che vi porta ad avere questa visione nel VoIP?

E’ stato proprio questo cambiamento. Dobbiamo necessariamente proporre la nuova tecnologia, il VoIP permette di sviluppare determinati servizi su piattaforme telefoniche. Andare verso il mercato VoIP è stato un passo necessario, è una tecnologia in piena evoluzione.

Salutiamo Dario, lo ringraziamo e gli diamo appuntamento alla prima delle 4 tappe del Roadshow PBX Panasonic. Da Milano a Roma passando per Siena e Rimini, ogni occasione sarà buona per approfondire le tematiche inerenti al VoIP, e per presentare la nuova certificazione VoipVoice – Panasonic. Next Stop? Dopo l’Italia, ancora Germania.

Di seguito le date del tour e i link alla pagina di invito:

15 novembre Milano – https://goo.gl/lOmrVH

17 novembre Siena – https://goo.gl/hKjBnj

18 novembre Rimini – https://goo.gl/JRHZMf

25 novembre Roma – https://goo.gl/Ey8hnZ

 

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

Una parentesi sulla scelta della canzone è d’obbligo vista la componente affettiva. “I Toto – confessa a fine intervista Dario– sono un gruppo americano che ho ascoltato per la prima volta all’età di 12 anni. Li ascolto sempre, mi hanno accompagnato dalle scuole medie a oggi. Il loro è stato il primo concerto live sentito in vita mia. A Milano…chi se lo scorda”.

 

Ho preso appunti, vi racconto una storia. Ma stavolta è la mia.

“Scrivere un articolo di presentazione? Cioè, io che parlo di me? No. Non posso proprio farcela”. E invece eccomi qui. Alle prese con uno dei miei limiti più grandi, mettermi a nudo. Forse è anche per questo, inconsapevolmente, che ho scelto di seguire la strada del giornalismo e della scrittura in generale. Per arrivare, pagina dopo pagina a raccontare quello che a voce non esce. Si chiama comunicazione e io, 29 anni, in tasca una laurea in lingue e letterature straniere e all’attivo 4 anni (sudati ma appassionati) da giornalista pubblicista, manco a farlo apposta ho deciso di giocarmi proprio questa carta. Paradossale, no?img-20160219-wa0004

Mi chiamo Ylenia Cecchetti, fiutare nell’aria l’odore di una notizia e cercare di raccontarla al meglio è quello che faccio più o meno tutti i giorni. L’ho voluto o è capitato? A volte è la vita che sceglie per te, ma tutto, alla fine ritorna ad esser perfetto. E credo che il percorso intrapreso – con una buona dose di scetticismo iniziale, che poi ha lasciato spazio ad un entusiasmo travolgente – sia quello fatto per me. “Il bello di questo mestiere è che si affronta un esame ogni giorno” , parola di Montanelli. Ci sono prima l’adrenalina, poi un bel carico di responsabilità, e infine una valanga di limiti da superare,  a livello personale e professionale.

Parlare di giornalismo oggi significa pensare a nuove forme di racconto, di linguaggi e tecnologie diverse. E significa parlare di storytelling, una delle più antiche arti di comunicazione, ma anche il marchio di fabbrica di VoipVoice, il suo punto di forza; ecco cosa mi ha portato qui. Come da copione,  ho raccontato per lavoro la storia di un “menestrello 2.0” alla guida di un’azienda leader nel settore delle telecomunicazioni. Un ambiente giovane, dinamico dove si  fa  VoIP, si trattano le Unified Communications. Un mondo così lontano dal mio. Se la passione per le storie ha accomunato fin dal primo istante me e Simone Terreni, a dividerci un secondo dopo è stato il mio gap sul piano delle tecnologie.

VoIP, questo sconosciuto. Parliamo due lingue diverse, io carta e penna, Simone tutto smartphone e hi-tech. Io sono abituata a metterci la firma, lui la faccia. Io silenziosa, lui un fiume in piena. Io non ho orari, non ho schemi, rispetto le scadenze ma ci arrivo all’ultimo tuffo. Lui meticoloso, calcolatore, maestro della pianificazione e del time management. Un concetto astratto per una che si trova, spesso, a scrivere la notte. Ma l’affare è fatto e il mio (fresco) ingresso in VoipVoice è stato l’ennesimo limite da superare. Un atto di coraggio sul piano personale che tradotto significa “Convertiti al mondo degli hashtag, dei social che non sai nemmeno che esistono, mastica parole incomprensibili e impara una volta per tutte a capire questa benedetta tecnologia. Ah. Molla l’agenda, prenditi un pc di ultima generazione e vedi di farci amicizia”. E’ ancora tutto work in progress, ci stiamo lavorando ma… Sfida accettata.

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Da qualche mese mi occupo di Press & Communication per VoipVoice. Un impegno preso con l’affanno, l’ansia di chi si siede al banco il primo giorno di scuola e deve imparare l’abc.

Aforismi e massime non mi convincono, lo ammetto. Ma  sulla filosofia di Goethe del “Senza fretta ma senza sosta” mi sono dovuta ricredere. Io mi sento così. E’ così che si tagliano i traguardi più importanti. Poco incline ai cambiamenti drastici, non mi sono mai risparmiata sugli impegni presi, portati avanti con serietà, coscienza, costanza e determinazione.  Siccome non ci si conosce mai abbastanza (e di noi stessi ci si può sempre stupire) di recente ho maturato una consapevolezza: se sono troppo libera mi perdo. Se sono sotto pressione do il meglio di me. Per questo il patto stretto con VoipVoice va alla grande, una pioggia di stimoli nuovi. Circondata da un team eccellente e pronto a lanciare il salvagente ogni volta che annaspo in mare aperto, ho cominciato a seguire la comunicazione dei progetti per VoipVoice, uno dietro l’altro.  Realizzo comunicati stampa, reportage degli eventi, mi occupo delle interviste ai professionisti che ruotano attorno al settore Ict, curo la rassegna stampa e la creazione dei contenuti. E mi sembra un universo un po’ meno ostile, oggi.

Contraddizioni? Infinite.  Scrivo tanto e parlo poco, perché ad ogni singola parola do un grande peso. Sono viaggio-dipendente ma ancora (e da sempre) vado in crisi se si tratta di ripiegare in 4 le city map. Un futuro in questo ambito? Mai dire mai. Ci sono tanti limiti che non pensavo di superare, eppure è successo.  VoipVoice è un ottimo punto di partenza e il VoIP, come mi hanno confessato diversi manager intervistati in questi mesi, è una grande opportunità. Anche e perché no, La Mia.

-Ylenia Cecchetti-

Informazioni: Potete contattare Ylenia Cecchetti a ufficiostampa@voipvoice.it

ADSL NeXT VoipVoice e FRITZ!Box, un’accoppiata vincente!

Non sono un cosiddetto “nativo digitale” e chi ha avuto il tempo e la voglia di leggere i miei precedenti interventi su questo Blog ormai penso che questo l’abbia capito.

Proprio in questi giorni siti web, giornali, telegiornali e qualsiasi mezzo di comunicazione sono invasi da storie e aneddoti riguardati l’applicazione del momento: Pokémon Go. Questo passatempo, a pochi giorni dal suo lancio, ha già superato i 30 milioni di download! Questo vuol dire che in questo preciso momento milioni di persone, nelle più impensate località del pianeta, si sta connettendo alla rete tramite il proprio adorato smartphone per cercare di imprigionare qualche raro mostricciattolo.

Vallo a spiegare ai teenager di oggi, abituati ad essere sempre connessi, che negli anni ‘90 per potersi collegare ad internet dovevi prendere la bicicletta o il motorino e andare in un Internet point, fare un abbonamento e pagaRouter 56kre una bella parte della tua paghetta mensile per avere solo qualche ora di accesso al Web. I più fortunati avevano genitori lungimiranti che si erano comprati un modem 56K; chi l’ha avuto non può non ricordare quell’inconfondibile suono che questa macchinetta emetteva quando l’accendevi. Le sessioni di navigazione erano però molto brevi per due motivi: il primo era che quando ti connettevi ad internet la linea telefonica di casa risultava occupata e ciò provocava molto spesso liti e dibattiti familiari sull’effettiva necessità di avere questa diavoleria tecnologica in casa; il secondo era il costo delle sessioni di navigazione e questo purtroppo andava a rinforzare la fazione degli oppositori del Web. Stiamo parlando di un mondo che doveva vederADSL 90e ancora la nascita di Google e per navigare il motore di ricerca che la faceva da padrone era AltaVista. I provider offrivano connessioni “a tempo” (e vi garantisco che le attese per aprire una pagina Web erano estenuanti) proponendo abbonamenti nelle ore notturne; se volevi navigare durante il giorno i costi erano veramente esorbitanti. Mettendo ordine in un cassetto della mia scrivania di casa ho trovato una brochure di quel periodo; a vederla oggi viene da sorridere ma a quel tempo “200 Lire al minuto” erano veramente una cifra considerevole. Riportandola al cambio di oggi, una sessione di un’ora di navigazione sarebbe venuta a costare circa 6 Euro!

Questa era la realtà tra le mura domestiche ma la cosa riguardava anche il settore Business. Verso la fine degli anni ’90 le aziende cominciarono a capire che il futuro sarebbe stato nelle mani di coloro che avrebbero saputo adeguarsi all’evoluzione tecnologica in corso e ci fu una corsa a dotarsi del materiale Hardware necessario, a farsi configurare caselle di posta elettronica e, chi se lo poteva permettere, a farsi fare un proprio Sito Web. In quegli anni le aziende utilizzavano pressappoco gli stessi modem che utilizzavano i privati e le prestazioni e le funzionalità erano sempre le stesse. Fu solo con l’avvento del nuovo millennio che internet da sfizio divenne necessità e allora sul mercato, agli storici produttori del mercato Home, si andarono ad affiancare nuovi prodotti e servizi che cercavano di offrire metodologie all’avanguardia e prestazioni sempre più performanti, per dare modo alle aziende, anche se piccole, di entrare nel mercato globale ed uscire dalla realtà locale nella quale, fino ad allora, si erano attestate.

Verso la metà degli anni 2000 cominciarono ad essere disponibili connettività sempre più performanti e con il proliferare della banda larga si cominciò anche in Italia a parlare di VoIP. VoipVoice nacque proprio in concomitanza con questa “rivoluzione digitale”, esattamente nel 2006. Sempre in questo periodo un’azienda nata in Germania nel 1986 e già allora leader per la produzione e commercializzazione di router, aprì la sua divisione italiana; questa azienda è la AVM, e il prodotto con cui si presentò sul nostro mercato è il FRITZ!Box.

VoipVoice nei suoi primi 10 anni di attività si è sempre occupata di attivare e gestire numerazioni VoIP, andando ad “appoggiare” le proprie numerazioni alle connettività presenti presso i nostri Clienti; quando il mercato ci ha permesso di poter attivare connettività performanti, come lo sono le connettività FTTC, abbiamo preso la decisione di aggiungere al nostro pacchetto di offerta anche le ADSL NeXT.

Il passo successivo è stato quello di dare ai nostri Clienti la possibilità di andare a configurare i nostri servizi su un apparato sicuro, testato e affidabile e di dare loro modo di riceverlo in comodato d’uso presso la loro sede con una semplice guida di configurazione. Dopo un’attenta analisi di mercato la nostra scelta non è potuta che ricadere sui router FRITZ!Box e nello specifico su due modelli ben precisi, il FRITZ!Box 7430 e il FRITZ!Box 7490.FRITZ!Box

I motivi di questa scelta sono molteplici ma alcuni hanno avuto sicuramente un’importanza decisiva. Innanzitutto AVM è sinonimo di qualità, affidabilità e durata; dal 2004 ad oggi AVM ha sempre mantenuto la produzione all’interno della Comunità Europea, non andando ad esternalizzare la produzione come molte altre aziende hanno fatto per andare a risparmiare sui costi di produzione. Oltre a questo AVM ha sempre dato un’importante risalto al VoIP; pensate che già a partire dal primo modello di router presentato in Italia nel 2004, il FRITZ!Box Fon, oltre ai collegamenti per le linee telefoniche tradizionali POTS e ISDN, presentava già la possibilità di configurare una numerazione VoIP.

Preferisco non scendere in questo contesto in questioni tecniche per cui non mi metterò ad elencare le innumerevoli funzioni e applicazioni possibili su questi apparati; per chi tra Voi fosse interessato ad approfondire questo argomento può trovare tutte le informazioni nella pagina del nostro sito riservata all’Opzione Router.

Grazie al successo che questa iniziativa sta riscontrando vi preannuncio che subito dopo l’estate usciremo con ustayTuned-1n bundle che darà modo di avere in un comodo costo fisso mensile la nostra connettività NeXT, il router FRITZ!Box e un numero VoIP con chiamate illimitate verso numerazioni fisse e mobili nazionali.

La cosa che mi fa piacere sottolineare e con cui voglio concludere questa mia riflessione è che non sempre sono le scelte tecniche, economiche o commerciali ad indirizzare un’azienda a fare una scelta piuttosto che un’altra. Come ho già scritto sopra, AVM nacque nel 1986 e nacque dall’intuizione di tre studenti che oggi sono i proprietari e ricoprono il ruolo di direttore commerciale, direttore tecnico e AD. Tutto questo, in un mondo come il nostro dove le aziende nascono, crescono, si trasformano, cambiano proprietà e poi scompaiono nel giro di qualche anno, ha per noi di VoipVoice, che ci siamo sempre considerati come una famiglia, un enorme valore.

Per qualsiasi informazione sulle ADSL NeXT e sull’Opzione Router potete scrivere una mail a commerciale@voipvoice.it o telefonare al numero 0550935400; il nostro reparto commerciale è sempre a disposizione per chiarimenti, preventivi e consigli. Se poi passate da queste parti sembra che dietro una delle nostre stampanti si nasconda il rarissimo Pokemon Articuno!

Luigi Poli