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La Parola al Tecnico. Intervista a Mattia Sodi

Una parola tira l’altra e raccontarsi diventa un gioco. Quella che torniamo a proporre questa settimana è un’intervista insolita: pragmatica, diretta, d’impatto. Ospite di oggi della rubrica “La Parola al Tecnico” è Mattia Sodi di IBS Service. Sul piatto dieci parole che abbiamo scelto per conoscerlo meglio; a lui il compito di afferrarle al volo e… giocare la sua partita.

Fischio di inizio, avanti. La palla, anzi, la parola al tecnico.

Con un tecnico non possiamo che partire da INFORMATICA. Quanto è stata importante per te, nel tuo percorso lavorativo?

Su una scala da 1 a 10 sicuramente 10. Finiti gli studi iniziai a lavorare in un’azienda come assemblatore di pc e server aspettando il servizio militare, ed è lì che è cominciato tutto. In testa avevo l’idea di diventare promotore finanziario poi invece è scoccata la scintilla per l’informatica. La voglia di imparare e studiare cose sempre nuove hanno fatto il resto. Adesso dopo tanti anni sono sempre qui, a studiare e costruire!

Da INFORMATICA passiamo a TECNOLOGIA

La tecnologia mi porta alla parola cambiamento. Se penso a come ascoltavo la musica da bambino con cassette e dischi, oppure ai primi videogiochi, e mi guardo intorno adesso mi vengono i brividi. Se confronto il mio primo cellulare e lo smartphone che ho adesso tra le mani sembrano passate due vite intere. Qualche anno fa se non avevi gli sms illimitati era un problema. Oggi abbiamo a disposizione strumenti molto più veloci e ricchi di contenuti. Mi piace vedere l’espressione dei miei figli quando tiro fuori la tecnologia del passato. Provateci!

Se ti dico VoIP? Parola familiare…

Non sono un “giocatore” ma questa scommessa credo di averla vinta. Quando mi sono dedicato allo studio della tecnologia VoIP all’inizio era tutto difficile. I primi apparati erano molto indietro e nemmeno lontanamente paragonabili all’analogico…ma vidi subito che la direzione sarebbe stata quella. Sono serviti diversi anni ma adesso finalmente possiamo toccare con mano soluzioni affidabili, sicure e con molte possibilità in più. Oggi la mia attività professionale è in gran parte dedicata al VoIP. La prossima sfida quale sarà?

IBS SERVICE

Dico IBS Service e mi viene in mente la parola sogno. Penso ad un ragazzo di soli 22 anni che apre la partita iva e che pian piano costruisce qualcosa che poi è cresciuto nel tempo. Una realtà che oggi riesce a mantenere la famiglia, i collaboratori e che ogni giorno cerca soluzioni nuove per i propri clienti. Se mi guardo indietro in IBS Service penso alla gioia del primo cliente, penso alle difficoltà superate quando non mi conosceva nessuno, agli errori che fanno crescere. Inoltre penso a come è cambiata l’azienda negli anni. Inizialmente avevo l’idea di azienda di informatica a 360 gradi che potesse fornire ogni tipo di servizio, dal sito web al gestionale, dalla consulenza sistemistica allo sviluppo software. Poi mi sono reso conto che era necessario specializzarsi, stringere collaborazioni con aziende che rappresentavano il meglio nei vari settori. Ed è stato il salto.

OBIETTIVI

Un concetto che va di pari passo con organizzazione. Credo che per mandare avanti un’azienda al giorno d’oggi non siano sufficienti solo gli obiettivi e la capacità di rispettarli nei tempi. Bisogna avere competenza nei vari settori strategici quindi: una buona dose di competenze tecniche, capacità relazionali e marketing. Una buona dose di competenze legali e fiscali/amministrative…e molto altro! Serve un mix di ingredienti che fortunatamente si possono apprendere con lo studio.

Sulla scia dei ricordi, ti dico IERI

In realtà molto di ieri ho già detto. Credo che il passato di ogni persona sia importante per scegliere chi si vuol diventare domani. Se qualcosa non ci piace per migliorarla dobbiamo cambiarla, agire diversamente altrimenti il risultato sarà sempre lo stesso. Quindi “IERI” è il nostro miglior alleato per il “DOMANI”.

Da IERI passiamo ad OGGI

Penso ad oggi e la mente corre alla mia famiglia. Penso alla pazienza di mia moglie che mi sopporta anche durante le sere di lavoro o studio. Che mi ascolta e supporta in ogni mia nuova idea o voglia di creare qualcosa di diverso. E poi ci sono loro. Duccio e Sofia, i miei figli, che crescono, che mi sorridono, che imparano cose nuove ogni giorno e mi insegnano moltissimo! E’ uno scambio continuo!

INNOVAZIONE a cosa associ questa parola?

La associo alla parola visione e a tutti gli strumenti necessari per raggiungere un obiettivo, un cambiamento. In meglio ovviamente.

Futuro fa rima con CLOUD. Sei d’accordo?

Forse è questa la prossima scommessa da vincere. I servizi cloud sono già una realtà di mercato. Li proponiamo da qualche anno. Tutto si sta spostando sulla nuvola. Sicuramente l’aumento di banda a disposizione di ognuno di noi favorisce e favorirà sempre più il cloud. Credo però che a questa tecnologia si dovrà affiancare sempre di più la parola SICUREZZA che viene continuamente messa in secondo piano dai clienti e spesso anche dagli addetti del settore. Solitamente con le nuvole arriva la pioggia quindi se non vogliamo un futuro di alluvioni dobbiamo investire in cyber security.

Se dovessi scegliere tu una parola chiave che ti rappresenta?

Direi CURIOSITA’. Questo è sempre stato il filo conduttore che mi ha portato dove sono oggi e che traccia la strada per il mio domani. La curiosità mi spinge a cercare risposte alle domande, ad inventarmi il lavoro, a cercare di capire come migliorare sia professionalmente sia nei rapporti con le persone che ogni giorno ho la fortuna di incontrare.

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

 

Mattia Sodi ci offre assistenza sui seguenti prodotti: 3CX, Patton, SPA 112 e 122, FRITZ!Box e Zyxell.

Per contatti e informazioni:

m.sodi@ibsservice.it,

www.ibsservice.it,

tel. 055661774.

 

La Parola al Tecnico. Intervista a Matteo Sala

L’angolo delle interviste cambia forma, formula, colore e… si rinnova ancora una volta.

Oggi giochiamo con le parole. Per conoscere meglio Matteo Sala (amministratore e responsabile tecnico di Eurylink) abbiamo deciso di sottoporlo ad un’intervista diversa dalle solite. Niente domande classiche: basta una parola e la conversazione prende vita. A parola “suggerita”, insomma, corrisponde una risposta. L’associazione di idee immediata e spontanea, guiderà un botta e risposta totalmente imprevedibile.

Grazie a Matteo per essersi prestato al gioco.

 

E ora, La Paola al Tecnico.

 Partiamo con TECNOLOGIA

E’ una costante che ha contraddistinto tutto il mio percorso. Tecnologia e lavoro sono sulla stessa strada, è un binomio giusto ma non quello che mi piace di più. Tecnologia uguale passione: questo funziona! E’ per passione che a 16 anni ho iniziato ad approcciarmi alle tecnologie. Oggi che ne ho 42 faccio ancora le notti sveglio a cercare, studiare, approfondire in ambito tecnologico. Non esiste una scuola di formazione nel settore del VoIP e della tecnologia, più in generale. Cambia tutto così velocemente che quello che studi oggi domani sarà già superato. E’ la passione che ti guida nelle scelte. E anche parlando di tecnologia, solo se ci metti la passione potrai combinare qualcosa di concreto. 

 

Se ti dico VoIP? Parola familiare…

Eh sì. E’ una parola che ho conosciuto intorno al 2000. Il VoIP mi ricorda tante cose. La nascita di Asterisk,  dei primi provider. Per loro ho lavorato  prima come blogger (scrivevo articoli tecnici), poi come collaboratore. Proseguendo sul filo del VoiP, fui contattato per gestire le centrali, quelle “fatte in casa”. Queste aziende poi sono fallite a causa della liberalizzazione di Telecom, la peggiore mai fatta in Italia. Ho vissuto il VoIP dell’anno zero, oggi il terreno è decisamente più fertile. E sempre il VoIP mi ricorda il primo incontro con Simone Terreni, qui in Lombardia, quando era ancora solo e non aveva un team. Ricordo la prima telefonata che gli feci…Tutta colpa -anzi merito- del VoIP. 

Sulla scia dei ricordi, ti dico IERI

Guardo ieri e mi vedo piccolo, ma comunque sempre interessato alle telecomunicazioni. A 15 anni si parlava di comunicazioni radio; amici più grandi di me mi coinvolsero in progetti che all’epoca erano per pochi. Pochi ma appassionati. Cominciarono i primi esperimenti, nel contesto liceale si parlava molto di questo.  La voce che passava tramite internet sembrava un’utopia. 

Da IERI passiamo ad OGGI

Oggi mi porto dietro tutta la storia delle telecomunicazioni che ho visto crescere, evolversi. Per capirne i problemi è fondamentale aver assistito alle fasi di transizione, cosa che non è permessa per ovvi motivi ai nativi digitali. A loro forse manca un pezzo. Chi come me usava il vinile per ascoltare la musica e oggi maneggia gli mp3, comprende facilmente cosa stia succedendo in ambito tecnologico. Non siamo ancora arrivati, questa è una fase confusionale dove i nostalgici tendono a riproporre un modello che ormai appartiene al passato mentre c’è chi cerca di guardare avanti, al futuro. Sarà il digitale a dominare ovviamente. L’analogico non potrà resistere ancora per molto. 

A proposito di futuro. CLOUD.

Il Cloud in realtà è il presente. Siamo solo agli inizi, in ritardo rispetto alla Germania o agli Stati Uniti. Questo ritardo è legato all’evoluzione dei canali di telecomunicazione in Italia. Nonostante negli ultimi due anni tante aziende siano migrate al Cloud, c’è ancora paura, diffidenza. Dagli ultimi mesi del 2016 come tecnologia sta comunque prendendo piede: si concretizzerà a pieno nel biennio  2017-2018 come modello che prevarrà su hardware, ferro e apparecchiature. Cloud è una parola chiave.  

SMART WORKING fa rima con?

Rivoluzione. E’ quello che vivo tutti i giorni, un concetto nuovo che dovrebbe appartenere soprattutto alle nuove generazioni. Significa non avere orari, gestirsi in maniera flessibile il proprio tempo, essere reperibile ovunque, il che può tradursi in vantaggio o svantaggio. Lo smart working non lo vedo lesivo della privacy. Il mercato del lavoro cambia, ci sono periodi di alta concentrazione di impegni e periodi morti. Devi saperti adeguare. Il classico modello delle 8 ore di impiego col timbro del cartellino sta per tramontare. Il lavoro oggi è dinamico, senza vincoli, in mobilità. Stimolante! 

COMUNICAZIONE, cosa ti suggerisce questa parola?

La comunicazione è la mia vita. Sono partito facendo il blogger, cercando di diffondere le mie conoscenze, quello che avevo appreso. Un buon metodo per comunicare efficacemente? Pensare prima di aprire la bocca. E non sempre dire quello che si pensa, ho imparato sulla mia pelle che è sempre meglio mediare, evitare di essere troppo schietti. Si rischia di venir fraintesi. 

Passiamo alle PRIORITA’

La famiglia è al primo posto, la passione personale al secondo e al terzo ci metto l’interesse pubblico. Nel senso che le scelte che faccio sono sempre disinteressate, non legate ad un ritorno economico ma necessariamente ad un ritorno sociale. Questo mi sta a cuore. 

Peschiamo dal cilindro la parola OBIETTIVO

Non li guardo ad oggi gli obiettivi, ma li proietto al domani, li fisso lì. Domani si parlerà tanto di fibra ottica, il mondo da tener d’occhio è quello: il 2017 e il 2018 saranno due anni legati tra loro dal punto di vista della transizione verso la fibra e il digitale. Saranno gli anni anche per noi del cambiamento, non dobbiamo farci trovare impreparati. Ma studiare, approfondire, anticipare i tempi.

Se dovessi scegliere tu una parola chiave che ti rappresenta e ti suscita emozioni?

Senza dubbio PASSIONE. E se avete letto con attenzione le risposte, capirete il perchè.

Esperimento riuscito.  E voi, che dite?

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

Matteo Sala è amministratore e Responsabile Tecnico di Eurylink, azienda 3CX Gold Partner e 3CX Advanced Certified Professional con sede in Lombardia. E’ specialista tecnico di sistemi Voice over IP con oltre 20 anni di esperienza applicata nel settore specifico. E’ analista senior, progettista e technical trainer per sistemi VoIP 3CX e periferiche certificate, infrastrutture di networking e telecomunicazioni IP. Collabora con aziende installatrici e produttrici, VoIP provider e Pubbliche Amministrazioni per le quali segue personalmente la fase di analisi, sviluppo, implementazione.

Per contatti e informazioni:

Tel. 0399217423 – mail info@eurylink.com

Venti domande a…André Claude Benin CEO di ZucchinaTech

Dreams, Innovation, Passion“. Tre parole accostate al logo  ZucchinaTech ne riassumono lo spirito. Sotto alla “Tartaruga Marina”, mascotte aziendale, ci sono idee, innovazione e cuore. Una filosofia che André Claude ha fatto sua nel lavoro e nella vita. Abituato a osservare le cose da un’altra prospettiva (spesso dall’alto!), sogna in grande. Tra un volo in aliante e un’immersione subacquea dimostra ogni giorno a sé stesso e agli altri che se ci metti la passione nulla è impossibile. Perfino attraversare la galassia e ritrovarsi su Marte, sulla Luna…portando ovviamente innovazione e tecnologia! E allora buon viaggio. Allacciate le cinture, si vola alti in questa intervista: 20 domande per riuscire ad “afferrare” la storia di Zucchina Tech e del suo team.

 1.Chi era André Claude da piccolo?

Ho avuto un’infanzia molto felice e devo ringraziare la mia famiglia per questo. Sono stato sempre molto curioso, appassionato ad ogni nuovo oggetto che mi capitava tra le mani. Più che giocarci, dovevo capire come funzionava e come era costruito, quindi prima smontavo e poi rimontavo tutto. Adoravo infatti i Lego, i Meccano e i robot dei miei tempi. Un aneddoto? Il mio primo computer (un IBM 286) l’ho ricevuto a 4 anni, non sapevo ancora scrivere ma avevo imparato dal primo MS-Dos a digitare “cd pacman” e poi “pacman.exe”

2.E che uomo è diventato adesso?

La stessa persona curiosa e appassionata di anni e anni fa. Infatti oltre ad aver aperto Zucchina Technologies negli ultimi 15 anni ho corso in ambito automobilistico con monoposto guadagnando la licenza internazionale per guida su circuito. Ho anche acquisito il brevetto di sub, di pilota di parapendio e in questi mesi sto preparando l’esame per il brevetto come pilota di aliante. Oltre al mio lavoro nell’ambito ICT, mi piace spaziare in altri settori. Per acquisire conoscenze e competenze sempre nuove.

3.Quali erano le tue aspirazioni?

Il mio sogno era diventare pilota o collaudatore di aerei militari. Poi, magari, astronauta. Ma l’informatica ha avuto la meglio! Sono comunque molto felice di come sia andata.

4.Come sei approdato al mondo dell’ICT?

Concluse le scuole superiori ho iniziato l’università di Ingegneria Informatica, ma la voglia di andare sul campo è stata troppa e quindi dopo poco ho mollato e iniziato corsi di Cisco System (CCNA e CCNP), Sun Microsystems, Linux Red Hat Engineer e Microsoft. Dopo questo percorso di formazione ho iniziato a lavorare come tecnico e successivamente come responsabile di un’azienda con più sedi nel mondo.

5. Ricordi la prima volta che hai navigato in internet?

Certo! Modem da 1.200 baud con Floppy Disk di Italia OnLine acquistato dal giornalaio con qualche ora di internet. Primo sito visualizzato: Yahoo.com.

6. E quando per la prima volta hai installato il VoIP?

L’ho fatto per portare risparmi telefonici per l’azienda in cui lavoravo come responsabile. Era il 2005 e riuscii (con non poche difficoltà e ostruzionismo da parte di altri tecnici) a far accettare dalla direzione un nuovo progetto per sostituire  tutti i centralini telefonici tradizionali installati e montare nelle sedi di Roma e Milano due Call Manager Cisco Systems distribuendo in tutte le sedi (anche fuori dall’Italia) i primi telefoni IP Cisco Systems. Il progetto fu un successo e l’azienda risparmiò negli anni parecchie decine di migliaia di euro di chiamate internazionali.

7.Come hai conosciuto VoipVoice?

Ero ad uno dei primi corsi di 3CX in Italia con Loris Saretta, e si presentò Simone Terreni per proporre i numeri VoipVoice. La soluzione mi piacque così tanto fin da subito che durante le slides stavo già mandando la mail per la richiesta di iscrizione come partner.

8. Chi è stato il primo cliente a cui hai istallato VoipVoice?

Una struttura alberghiera in Valle d’Aosta nella quale stavamo realizzando tutta l’impiantistica nuova di rete e telefonica.

9. Una tua considerazione di quello che succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT…

Arriveremo alla dematerializzazione quasi totale degli apparati presso il cliente, si poseranno solo linee dati e antenne wifi. Tutto il resto sarà fornito sotto forma di servizi dai datacenter, come in parte accade già adesso.

10. Quando è nata la tua azienda?

Nel 2009 ho voluto dare una svolta. Ho terminato la collaborazione con l’azienda per la quale lavoravo e ho aperto pochi mesi dopo Zucchina Technologies con l’intento di sviluppare l’esperienza che avevo portato nell’altra realtà. Volevo farlo in maniera innovativa e differente da quello che offriva il mercato in quel momento.

11. Cosa fa?

Rispetto a quando abbiamo aperto siamo cresciuti molto e abbiamo introdotto i macchinari migliori, nuovi strumenti di lavoro a disposizione per il cliente in diversi ambiti. In Valle d’Aosta abbiamo una rete wireless dove distribuiamo internet nelle zone in cui manca il collegamento tradizionale via cavo. Stiamo ultimamente attrezzando e facendo accreditare delle abilitazioni per una nuova divisione “Droni” con la quale forniremo dei servizi innovativi in futuro.

12. Dove opera?

Non abbiamo un limite di area, alcuni impianti VoIP che gestiamo sono utilizzati in Cina, Stati Uniti e in tutta Europa.

13. Cosa fai nel tempo libero?

Negli ultimi 6 mesi mi sto dedicando al volo in aliante. La libertà e le possibilità del mezzo mi consentono di resettare la “cache” cerebrale e iniziare la settimana con la carica giusta.

14. Una cosa indispensabile per te?

Mia moglie e la mia famiglia. Sono la mia forza, la mia motivazione.

15. Cosa ti rende felice?

Viaggiare e non stare mai fermo.

16. E cosa invece ti fa arrabbiare?

Sentire persone o collaboratori che pongono dei limiti o portano problemi. Ci sono solo soluzioni.

17. Ti saresti mai immaginato nel ruolo che ricopri oggi?

Viaggio molto con l’immaginazione e mi piace a volte esagerare con i sogni. Quando ho deciso di aprire Zucchina Technologies il mio sogno era arrivare dove sono oggi, quindi la risposta è sì!

18. Dove ti vedi fra cinque anni?

A progettare il primo datacenter su Marte oppure sulla Luna. I dati di alcune aziende per motivi di sicurezza dovranno essere ricoverati anche su un altro pianeta in futuro.

19. Infine la nostra domanda di rito. Cosa è per te il VoIP?

Per me il Voip è VoipVoice! Un’azienda giovane come la nostra, un partner e degli amici con cui sviluppare opportunità e fornire servizi innovativi.

20. Un obiettivo che ti sei dato per questo 2017?

Riuscire a ritagliarmi un weekend per venire a trovarvi in sede a Montelupo Fiorentino. Simone dopo l’insistenza dei primi anni ci ha rinunciato ad invitarmi. Voglio dimostrargli che ce la posso fare!

E noi ti aspettiamo.

Non esistono problemi, solo soluzioni“. Una visione decisamente ottimista e costruttiva, quella che André Claude ha condiviso con noi. Viaggiare, non fermarsi mai, vivere di adrenalina e sogni e cercare “via terra o via mare” di realizzarli.  Il primo datacenter sulla Luna: un’utopia o semplicemente un progetto ambizioso. Tutto è relativo, è solo una questione di punti di vista. Giusto ricordare che i sogni, da sempre, hanno mosso il mondo.

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

Di seguito, i riferimenti di ZucchinaTech:

Via Enrico Cosenz, 54
20158 Milano – MI
+39 02 87166508

info@zucchinatech.it

 

Intervista a Angelo Dottore di GTI

Tutto è cominciato in un garage come tante delle più grandi aziende del settore delle telecomunicazioni. C’è la passione ma non ci sono i mezzi, c’è l’ingegno ma ancora non ci sono gli strumenti per crescere, sfondare. Oggi, alla soglia dei trent’anni GTI srl di Modena vanta un team di 22 persone che lavorano per marchi prestigiosi così come per enti pubblici. Attiva nella telefonia, videoconferenza, networking e data center, l’azienda è partita da lontano. Ci racconta la sua storia il direttore commerciale Angelo Dottore

Parlaci di te. Come sei approdato al mondo dell’ICT?

Ho fatto studi di telecomunicazioni a Modena, diplomato nell’86, sono poi partito per il militare. Al mio rientro ho trovato un lavoro quasi per caso, attraverso amici comuni. All’epoca l’istituto scolastico che ho frequentato era di pregio, sfornava “tecnici ” che poi andavano a servire la Rai, tanto per dirne una. Ho fatto colloqui con grandi aziende, con la Sip ma poi son rimasto colpito da una persona che lavorava… in un garage. Non avevo mai visto una cosa più brutta.

E qui è iniziato il  percorso che ti ha portato in GTI?

Esatto. Rimasi folgorato dalla passione che animava la persona che mi stava offrendo il lavoro. Niente uffici galattici e sedie in pelle…uscii con il contratto firmato tra matasse di cavo e tavole di legno al posto delle scrivanie. Era un’azienda microscopica che istallava centralini telefonici. Non ho mai fatto l’ università, ma io, giovane fresco di diploma,  rappresentavo l’avanguardia tecnologica in quella situazione. Un anno dopo fondai la mia azienda, diventando socio di quello che era stato il mio titolare. Nell’88 la compagine sociale era la stessa di oggi.

Il prossimo anno spegnerete 30 candeline. Com’è cambiata nel tempo l’azienda?

Siamo nati in concorrenza con chi si occupava a fine anni ’80 dei centralini telefonici per le aziende, nei periodi in cui era appena nata la liberalizzazione. Eravamo delle mosche bianche, ci veniva perfino chiesto se fosse legale ciò che facevamo perché era ancora forte il concetto di monopolio. Dal garage il passo è stato breve. Non mi vedo caratterialmente in situazioni già costituite,  ruoli già definiti. Gli spazi chiusi o confinati non fanno per me. Prendendomi dei rischi, prediligo la libertà. E’ il mio mantra.  Nel tempo ci ha contraddistinto la crescita sempre a due cifre, abbiamo inserite persone in organico, nel nostro dna c’è l’innovazione. Abbiamo vissuto tutte le evoluzioni possibili partendo tra i primissimi  in Emilia con le soluzioni IT: abbiamo visto l’analogico, il digitale, toccato con mano tutte le tecnologie ed è stata la nostra fortuna. Tutta esperienza che abbiamo messo a disposizione dei nostri 2500 clienti.

In quale zona geografica operate?

E’ un’area ristretta dal punto di vista operativo. Siamo presenti nelle province di Reggio Emilia, Modena, Mantova e Bologna. Abbiamo anche clienti internazionali ma il 90% del nostro mercato è basato sul rapporto col territorio.

E’ un legame viscerale quello col vostro territorio di appartenenza… 

La conoscenza degli imprenditori è fondamentale, la vicinanza alle aziende ci permette tempestività di intervento. Anche dal punto di vista sociale cerchiamo di dare valore al territorio del quale facciamo parte.

Collezionate però diversi esempi di successo. I più significativi?

GTI opera sul mercato per imprese di medie- grandi dimensioni. Tra queste la Lamborghini, per cui curiamo il centralino telefonico  e il nuovo call center  (1800 interni, 90 linee aziendali), gestiamo il cablaggio del nuovo polo logistico di 40mila metri quadrati della Grandi Salumifici Italiani, 12 sedi in Italia e migliaia di interni. Poi c’è la Ricci Casa con 300 interni e 8 sedi.

Se non in questo settore specifico, in quale altro ambito ti saresti immaginato?

Un piano b c’è ed è sempre nel cassetto. Sono così  tecnologico in azienda che poi in realtà, quando stacco, amo tornare alla manualità, alle origini. La mia passione sono gli amplificatori a valvole, sono un auto costruttore: nel tempo libero ho uno spazio mio nel quale gioco con il legno e con le saldature. Sono appassionato di musica, il mondo dell’hi fi legato alla qualità del suono mi affascina. Ma no, non so suonare nessun strumento e questo forse lo rimpiango.

Il vostro rapporto con Nextmedia?

E’ di lunga durata.  Siamo diventati loro clienti per un piccolissimo centralino tedesco, eravamo giovani entrambi io e Daniele Domeniconi, accomunati dalla passione nel proporre prodotti effettivamente innovativi rispetto al mercato del momento. Partimmo con un grosso lavoro, poi la stima è rimasta negli anni.

Ed è nato Nexi. Ci racconti come?

Ci stavamo già lavorando, da almeno 5 anni, su una piattaforma che chiamavamo Open GTI e che non volevamo distribuire ma tenere per noi. Poi è arrivata la richiesta di Daniele: conoscendo la forza del reparto tecnico di Nextmedia,  che li ha sempre distinti dagli altri distributori mi convinsi che erano il partner giusto.  Creammo un brand ad hoc. Lavorando insieme definimmo nome e linee guida. Tutt’ora siamo distributori unici in Italia di Nexi.

Un tuo parere di quello che succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT 

Penso che l’Unified Collaboration, ad oggi sempre troppo legato ai mezzi che siano pc o smartphone avrà molti ostacoli da superare. Dovremmo arrivare ad avere hardware trasparenti, utilizzare strumenti molto semplici dove con un clic posso vedere, parlare, condividere informazioni con le persone nel mondo. Ma ancora oggi siamo legati più all’oggetto e meno alle applicazioni. Le infrastrutture dati ancora non ci permettono questo salto, ci sono molte limitazioni in certe aree. Ma qualcosa si sta sbloccando. 

Cos’è per te il VoIP?

E’ quella tecnologia che annulla le distanze, ci svincola  dalle connessioni fisiche e ci  permette di essere raggiungibili da qualunque parte mantenendo le abitudini di utilizzo. E’ , in una parola, libertà.

Lamborghini non ha certo bisogno di presentazioni. Eppure la collaborazione è nata così, per caso. “Andai in azienda per accompagnare dei clienti, mentre loro discutevano nel data center io in disparte iniziai a parlare uno dei manager. Capimmo a pelle che potevamo lavorare insieme. Oggi Lamborghini è uno dei clienti più importanti”. Un aneddoto che fa capire che la meritocrazia unita ad un pizzico di fortuna, certo, esiste. E che stoffa, talento e determinazione se ce li hai…ti portano davvero lontano.

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

Anche Nexi sarà presente al Roadshow Nextmedia 2017.

Di seguito i link con le varie tappe del Tour:

15 marzo > Padova

16 marzo > Cattolica

21 marzo > Torino

22 marzo > Milano

28 marzo > Roma

29 marzo > Firenze

4 aprile > Bari

5 aprile > Napoli

Per info su GTI: www.gti.it 

 

Venti Domande a…Maurizio Dozio di Dozio System

La sua storia nel mondo delle telecomunicazione parte da lontano, è una questione di dna. Tra telefoni e macchine per ufficio, Maurizio Dozio ci è cresciuto e crescendo, con determinazione, ha portato avanti l’azienda di famiglia. Arrivando ad oggi e facendo sua la Dozio System (di cui è direttore commerciale), raccogliendo il testimone e i buoni frutti di un lavoro iniziato a fine anni ’50. Diviso tra impegni lavorativi e familiari, Maurizio non rinuncia alle sue passioni più grandi. Da esperto di ICT , riposto il pc, l’informatico veste i panni di addestratore… di pastori tedeschi. Difesa e obbedienza al posto di VoIP e connettività. Torna il nostro angolo delle interviste e con lui tutte le curiosità sui partner VoipVoice. Oggi voliamo a Lecco.

1. Chi era Maurizio da piccolo?

  Un bambino curioso e intraprendente

2. E che uomo è diventato adesso?

Un felice padre di famiglia, marito premuroso, un piccolo -ma orgoglioso- imprenditore con diverse responsabilità. Peccherò di presunzione ma penso di essere stato in grado di risolvere sino ad ora un bel po’ di situazioni. Ho diverse persone che dipendono da me.

3. Quali erano le tue aspirazioni?

Volevo creare un’azienda che producesse componenti elettronici. Poi metter su famiglia ed essere in grado di fa vivere decorosamente me ed i miei cari.

4. Come sei approdato al mondo dell’ICT?

Questione di dna, ci sono nato. L’azienda è stata fondata da mio padre Giuseppe.

5. Ricordi la prima volta che hai navigato in internet?

Sì, certo.  Con modem a 14.4kBps PC386SX, con Win3.11. Eravamo a metà degli anni ’90.

6. E quando per la prima volta hai avuto a che fare col VoIP?

Nel 2006 con Messagenet e con vari provider gratuiti.

7. Come hai conosciuto VoipVoice?

Tramite 3CX. Ho conosciuto Simone Terreni e conservo ancora gelosamente la prima mail che ci siamo scambiati.

8. Chi è stato il primo cliente a cui hai istallato VoipVoice?

La Dozio System! Abbiamo giocato in casa. Tutto ciò che vendiamo, prima di proporlo ai clienti lo testiamo su di noi.

9. Quando è nata la tua azienda?

Dobbiamo guardare indietro, nel lontano 1959.

10. Cosa fa?

Sistemi, macchine e arredi per ufficio, noleggio e vendita di computer, server, software, fotocopiatrici, impianti telefonici VoIP, ma anche videosorveglianza IP, hardware e software per bar, ristoranti, hotel. E molto altro ancora.

11. Dove opera?

Lecco e provincia principalmente. Ma negli ultimi anni ci siamo allargati anche in altre Regioni come Piemonte, Veneto e anche la Svizzera.

12. Cosa fai nel tempo libero?

Mi diverto ad addestrare cani: obbedienza e difesa, in particolare sui pastori tedeschi. Non a caso sono Vicepresidente della Società Amatori Shaferhunde Longobarda. Oltre a questo, mi impegno nel sociale in qualità di organizzatore di eventi e feste popolari nel mio paese di residenza, Santa Maria Hoe’ sulle colline brianzole, 2200 anime. Mi diletto a coltivare l’orto e curare il giardino. Dopo un decennio, deluso, ho abbandonato la politica, altra mia passione.

13. Una cosa indispensabile per te?

La Famiglia.

14. Cosa ti rende felice ?

Sarò ripetitivo, lo so. Ma tornare a casa la sera e vedere i miei 3 figli, parlare con loro di quello che è successo durante la giornata, che sia bello o brutto e riuscire a dar loro consigli per affrontare la vita, mi appaga parecchio.

15. E cosa invece ti fa arrabbiare?

L’ipocrisia, l’opportunismo mascherato da amicizia, la demagogia.

16. Ti saresti mai immaginato nel ruolo che ricopri oggi?

Francamente sì.

17. Dove ti vedi fra cinque anni?

Nella stessa veste di oggi. Alla mia età è troppo tardi per cambiar mestiere. Sono comunque soddisfatto di quello che ho fatto fino ad ora.

18. Una tua considerazione di quello che succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT…

Diventerà un mercato sempre più competitivo, che ahimè, come già sta succedendo, sarà preda di tanti, troppi “millantatori”. Questo però non può far altro che spronarmi ancora di più, per offrire ai clienti soluzioni sempre più affidabili ed efficienti. Continuerò a farlo con la professionalità che ha distinto la mia azienda, i miei collaboratori e i miei fornitori, in oltre 50 anni di attività.

19. Infine la nostra domanda di rito. Cosa è per te il VoIP?

Oltre che un’opportunità di business è uno stimolo ad imparare, e mi ha permesso di conoscere delle belle persone!

20. Un obiettivo che ti sei dato per questo 2017?

Crescere e apprendere ancora, consolidare la mia azienda e renderla sempre più attenta e vicina al cliente.

Mai dimenticare da dove si viene… se si vuol capire meglio dove andare. La storia della famiglia Dozio merita un focus a parte. Se ci fosse un marchio distintivo, il loro sarebbe composto dalle iniziali MD. I fratelli Dozio sono Maurizio, Massimo e Monica. A separarli ci sono 7 anni di differenza. “I miei genitori – scherza Maurizio- erano dei calcolatori già ai tempi. Appena si avvicinava la crisi del settimo anno sistemavano le cose…a modo loro“.

La prima apparecchiatura per ufficio ad essere venduta (una macchina da scrivere) è ancora custodita come fosse un pezzo da museo. Forte delle sue origini la Dozio System è oggi attenta alle innovazioni tecnologiche di settore. L’elisir di lunga vita però è top secret.

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

 

Dozio System è un Rivenditore Certificato VoipVoice Doctor.

Questi sono i suoi contatti:

C.so E. Filiberto, 8
23900 Lecco LC

Tel e fax: +39 0341 421836
Email: info@doziosystem.it
Web: www.doziosystem.it

 

LA NUOVA SQUADRA VOIPVOICE

Tra le molte storie che circondano il mondo del calcio ce n’è una a cui da sempre sono molto legato, forse perché mi riporta ad un periodo della mia vita in cui la principale preoccupazione era quella di trovare le figurine mancanti dell’album della Panini ma soprattutto perché in questa storia è racchiusa un po’ la favola dello sport.
Era l’estate del 1992 e la Svezia si stava preparando ad ospitare il Campionato Europeo di calcio; purtroppo, a migliaia di chilometri di distanza, proprio al centro dell’Europa, era scoppiata una vera e propria guerra che da mesi stava insanguinando la regione dei Balcani.
Nei gironi di qualificazione la Danimarca era arrivata seconda alle spalle della Jugoslavia e per questo motivo sia i calciatori che l’allenatore si stavano preparando ad assistere agli Europei in televisione dai vari luoghi di villeggiatura sparsi un po’ per tutto il mondo; il fischio d’inizio della prima partita era stato fissato per il giorno 10 Giugno.
Il 30 Maggio però il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in conseguenza ai tremendi avvenimenti che stavano accadendo in Jugoslavia, approvò la Risoluzione 757, che tra le varie sanzioni proibiva alle nazionali jugoslave di partecipare a qualsiasi manifestazione sportiva.
A questo punto la UEFA, per garantire il corretto svolgimento del torneo, decise di ammettere alla fase a gironi la Danimarca che, nelle qualificazioni, si era posizionata proprio alle spalle della Jugoslavia.
La nazionale di calcio danese era sempre stata una buona squadra ma dai mediocri risultati e infatti nel suo palmares non poteva annoverare nessun successo; proprio nel 1992 la federazione danese aveva deciso di sostituire lo storico C.T. Piontek con il suo assistente, lo sconosciuto Richard Møller Nielsen. La spina dorsale della nazionale era formato dai giocatori della squadra del Brøndby, la più forte squadra danese del periodo che come massimo traguardo europeo poteva vantare una semifinale di Coppa UEFA nel 1991, equivalente dell’attuale Europa League.
I giocatori danesi rientrarono frettolosamente in patria e si presentarono alla competizione senza praticamente aver fatto nessuna preparazione fisica; oltre a ciò il sorteggio del girone non fu assolutamente benevolo, infatti l’urna accoppiò alla Danimarca due delle squadre pretendenti alla vittoria finale e la squadra padrona di casa: Francia, Inghilterra e Svezia.

Ma, inaspettatamente, la squadra Danese riuscì a qualificarsi per le semifinali, grazie ad una vittoria proprio contro la super favorita Francia. Anche in semifinale non andò certo bene ai Danesi, infatti trovarono la squadra detentrice del titolo: l’Olanda di Rijkard, Gullit e Van Basten. Dopo una combattutissima partita, finita 2 a 2 ai tempi regolamentari e ai supplementari, le squadre si ritrovarono alla lotteria dei rigori e fu proprio un errore dal dischetto della stella olandese Van Basten, che si fece parare il rigore dal portierone danese Peter Schmeichel, ad aprire alla Danimarca la porta di un’inaspettata finale.

Lo sport è pieno di storie incredibili e allora, quando cominciò la finale del torneo che vedeva contrapposta alla cenerentola Danimarca la corazzata Germania di Brehme, Summer, Möller e Klinsmann, campione del mondo in carica, tutta Europa si schierò dalla parte dei danesi. Con una gara giocata prettamente di difesa e contropiede, i danesi riuscirono ad imporsi con un secco 2 a 0 e consegnarono allo sport un’altra impresa che, a distanza di anni, viene ancora ricordata come una delle maggiori imprese sportive del secolo passato.

 

Il 2017 è cominciato con una grande novità per VoipVoice: la nascita di una nuova squadra di “campioni VoIP”.
VoipVoice ha da sempre avuto tra le sue peculiarità quella di avere una rete di System Integrators capillarmente diffusa su tutto il territorio nazionale; per riuscire a fornire ai nostri Partner un supporto sempre più idoneo e professionale abbiamo deciso di creare una rete di Area Manager nelle Regioni italiane in cui abbiamo concentrati la maggior parte dei nostri Rivenditori. Per trovare queste figure non siamo andati a cercare nuove persone ma siamo andati a selezionare tra i nostri Partner quelli che hanno dimostrato nel corso degli anni di aver capito quale fosse lo spirito e il modus operandi di VoipVoice, che hanno raggiunto risultati eccellenti e che fossero disposti a mettersi in gioco, andando ad affiancare alla loro quotidiana attività lavorativa una nuova esperienza. Il loro compito principale sarà quello di mettere le loro conoscenze tecniche e commerciali, la loro professionalità e gentilezza a disposizione delle centinaia di Partner che, per motivi prettamente logistici, fino ad oggi avevano con VoipVoice un rapporto quasi esclusivamente telefonico.

Ad inizio Febbraio si è svolto il primo Meeting degli Area Manager VoipVoice e, proprio durante questa due giorni di formazione e conoscenza reciproca, mi sono ritrovato a pensare che questa nuova avventura aveva molti punti in comune con la storia della Danimarca vincitrice del Campionato Europeo di calcio del ’92.


Innanzitutto, pur essendo un progetto che all’interno dell’azienda era stato pianificato da tempo, a loro è stato dato un preavviso di un paio di settimane; li abbiamo chiamati a metà Gennaio, abbiamo descritto loro il progetto e tutti hanno accettato subito con entusiasmo, presentandosi al Meeting del 3 Febbraio pronti e carichi di aspettative..
Per trovare le figure idonee non siamo andati a cercare i “fuoriclasse”commerciali proposti dalle associazioni degli agenti di commercio, ma abbiamo orientato la nostra scelta verso quelle figure che si erano già dimostrati campioni in casa (nel loro lavoro quotidiano di System Integrators) ma che per noi avevano le caratteristiche idonee per diventare i potenziali campioni del futuro in un ruolo, quello dell’Area Manager, per loro fin ad oggi sconosciuto.
Infine la cosa più importante: lo spirito di squadra. Durante la cena di Venerdì 3 Febbraio erano riunite in una stanza una trentina di persone che fino ad allora si erano sentite per lo più solo telefonicamente; in una stanza di un ristorante, tra risate, discussioni tecniche e confronti commerciali si potevano sentire una decina di dialetti diversi, ma l’aria che si respirava era un’aria che preannunciava grandi risultati.

Il mondo della telefonia di oggi vede presenti sul mercato autentiche corazzate, create e strutturate per fare piazza pulita della concorrenza soprattutto in una scriteriata corsa al ribasso dei prezzi a scapito molto spesso della professionalità e della qualità del servizio. La nostra squadra invece è stata creata per andare ad assistere tutta la nostra rete Partner nelle loro battaglie quotidiane, basate su sopralluoghi, progetti e preventivi; VoipVoice ha sempre basato il proprio lavoro sul supporto, sull’assistenza e sul gioco di squadra e da oggi, abbiamo 11 campioni in tutta Italia che ci aiuteranno a raggiungere nuovi e importantissimi traguardi.

Sono lieto di presentare ai lettori del Blog la squadra dei nostri Area Manager:

 

– MARCO ANSELMI, Area Manager del Lazio
– ELIO CLARA, Area Manager del Trentino Alto Adige
– DANIELE DE SALVO, Area Manager dell’Emilia Romagna
– GIULIANO DONATO, Area Manager del Friuli Venezia Giulia
– ANTONIO FINOCCHIARO, Area Manager della Sicilia
– GRAZIANO FRACCHIOLLA, Area Manager della Puglia
– GERARDO GUADAGNO, Area Manager della Campania
– FABIO MARCON, Area Manager del Veneto
– LUIGI POLI, Area Manager della Toscana
– ALESSANDRO TREVISAN, Area Manager della Liguria
– EDOARDO VENTRELLI, Area Manager della Lombardia

 

Nei prossimi giorni gli Area Manager contatteranno i nostri Partner per fissare un appuntamento conoscitivo; se ancora non siete Partner VoipVoice e desiderate avere informazioni sui nostri servizi scrivete a commerciale@voipvoice.it, io, i miei colleghi del reparto commerciale e, da oggi, i nostri Area Manager, saremo a vostra disposizione per qualsiasi richiesta o necessità.

– Luigi Poli –

Intervista a Roberto Beneduci CEO di CoreTech S.r.l

 

La sua storia è iniziata come comincia, da copione, quella delle “grandi menti” americane; un luogo piccolo, intimo e per niente agevole dove sperimentare, fabbricare idee, mettersi alla prova. Scienziato? Magari. Le cose sono andate diversamente, ma la passione per l’elettronica è rimasta. Esperimento dopo esperimento, Roberto Beneduci – sempre in movimento come CoreTech, l’azienda che oggi rappresenta- ha creato il suo “laboratorio tecnologico” mantenendo viva la stessa curiosità che lo ispirava da piccolo. In questa intervista ci parla di sè, dei progetti aziendali e di quella volta che per “una missione impossibile” entrò addirittura negli Studi Mediaset. Ma non vi sveliamo di più.

Buona lettura

Quale è stato il percorso che ti ha portato in CoreTech? Da dove sei partito?

In America si parla spesso di aziende nate in un garage. Fortunati loro! Io non avevo nè una cameretta, nè tantomeno un garage. Nelle case popolari il “mio studio” era in un solaio piccolissimo, una rete metallica chiudeva il pertugio usato dai piccioni per entrare. In quel “garage” ho iniziato le mie prime attività inerenti l’elettronica. Abbandonato il Politecnico di Milano, subito dopo il servizio militare, iniziai a lavorare come sistemista. Ho studiato e mi sono certificato Microsoft. Poi ho lavorato per grandi aziende come Eni, Eds-HP, Infostrada. Ho fatto il sistemista nei data center della Lombardia dove ho imparato cos’è una web farm e come funziona. All’epoca non esisteva il termine Cloud Provider. Al massimo si parlava di Hosting. Lavoravo già come consulente in partita iva e da lì il passo per avviare la CoreTech è stato breve.

Quali erano le tue aspirazioni? In che ruolo ti saresti immaginato se non in quello che ricopri oggi? 

Da piccolo volevo diventare uno scienziato. Ero attratto da tutto, la curiosità e la smania di sapere mi portavano ad interessarmi di tante cose. Smontavo qualsiasi cosa, specialmente le apparecchiature elettroniche. Un giorno però durante un esperimento, in cui cercavo di capire se il vetro di una lampadina potesse sciogliersi, ho riportato ustioni anche gravi sul 30% del corpo. Avevo 14 anni e dopo questa esperienza ho dirottato la mia attenzione sull’elettronica: basta esperimenti!Già a 18 anni collaboravo con una rivista di elettronica che pubblicava i miei progetti (e mi pagavano!). Da lì la passione poi per l’informatica è stata un passo naturale.

Di cosa ti occupi esattamente? 

Mi piace molto informarmi su nuove tecnologie e soluzioni. Leggo tanto, ma generi diversi non solo tecnologia ! Però la cosa che adoro di più è costruire. Esattamente come facevo con l’elettronica, cerco di migliorare soluzioni esistenti ri progettandole di volta in volta. Oggi lavoro a stretto contatto con i nostri programmatori e sistemisti per realizzare soluzioni e prodotti dei quali sono molto orgoglioso. E se non sono immerso nel laboratorio creativo tecnologico, mi occupo del marketing. Mi siedo di fianco ai collaboratori e inizio a rompere le scatole su tutti i dettagli. Lungi da me ricercare la perfezione dato che sono una persona molto pragmatica. Ma non sono mai superficiale.

Qual è il target al quale vi rivolgete? In quale zona geografica operate?

Oggi lavoriamo prevalentemente sul mercato italiano, su tutto il territorio. Abbiamo una piccola parte di business anche con l’estero. Vogliamo scoprire il mondo e il cloud ci permette di portare la nostra offerta ovunque. Il nostro target è il canale. Ci rivolgiamo agli operatori IT, dai system integrator alle software house.

Raccontaci un aneddoto legato al tuo lavoro in CoreTech… 

La missione impossibile! IBM aveva il contratto quadro con Mediaset, ma non voleva fare l’intervento. Un’altra società sub appaltatrice, che non nomino, alle dipendenze di IBM, non voleva intervenire con le sue persone. Come quando la CIA si avvale di agenzie private a cui affidare lavori delicati da cui possono derivare grandi grane…insomma erano tutti alla ricerca di una testa di legno che potesse svolgere un compito il cui esito negativo avrebbe fatto rotolare delle teste. Non ricordo come arrivarono a noi, forse con un giro assurdo di telefonate. Sta di fatto che decido di svolgere personalmente questa attività critica su un cluster IBM, presso gli studi televisivi Mediaset di Cologno Monzese. Erano almeno le 10 di sera. Ricordo che quello era il primo giorno che Maurizio Belpietro metteva piede in Mediaset. Infatti allontanatomi dalla mia auto mentre mi dirigevo verso gli edifici, lui mi ferma e mi chiede indicazioni per gli studi televisivi. Ricordo che gli dissi che era la prima volta che andavo anche io lì…Solo che lui andò ai piani alti, io nei sotterranei dove c’era il temuto cluster. E la coincidenza è che lui probabilmente doveva parlare con Emilio Fede, mentre io dovevo intervenire sul cluster che serviva all’intera programmazione del TG4 che dirigeva il direttore. Venni a sapere proprio quando arrivai lì, che in passato Fede scatenò l’inferno con l’IT perchè quel cluster su cui dovevo operare si era bloccato mandando in tilt il tg. Effettivamente un pò di paura l’avevo, ma ormai era troppo tardi per tirarsi indietro. Lavorai tutta la notte fino alle 7 del mattino. Durante le pause mi aggiravo per gli studi televisivi; in quello di Striscia la notizia, notai che sui copioni dei conduttori c’è scritto proprio tutto, anche quando devono ridere. Nessuna testa dovette cadere, l’intervento ebbe successo.

I punti forti della tua azienda?

Siamo agili, sempre in movimento con nuove idee e iniziative. Abbiamo un’impronta più tecnica e questo ci fa apprezzare molto dal nostro target. Quando realizziamo un prodotto ci mettiamo passione e desideriamo che il cliente possa ottenere il meglio. La qualità che ricerchiamo non ci consente di essere sempre a buon mercato, ma c’è un detto  “dove c’è risparmio, non c’è guadagno”. Ed è vero.

Quando e dove è nata CoreTech?

La CoreTech nasce a Milano nel 2000.

Quali sono le prossime novità che confermeranno la vostra posizione nel mercato?

E’ da qualche anno che stiamo lavorando su una soluzione per noi eccezionale. Non ne esiste al momento una uguale nel mondo. Abbiamo realizzato una piattaforma, chiamata Sygma, che ridefinisce il modo in cui può lavorare chi opera nel mondo dell’ IT. Sygma è uno strumento potente che integra la gestione del work flow di un System Integrator, Software House, MSP e Service Provider con la potenza del Cloud in tutte le sue forme. E quando parliamo di Cloud, non consideriamo solo quello realizzato e gestito da noi, ma anche quello offerto dagli altri vendor. Oggi il Cloud non è uno solo e non si può ignorare che le esigenze dei clienti sono quelle di dover gestire una moltitudine di risorse sparse in giro per il mondo su provider differenti. In pratica chi utilizza Sygma può utilizzarla come piattaforma di gestione dei propri clienti. Utilizzando i servizi Cloud integrati in Sygma, chiunque può diventare Cloud Provider a sua volta. Ecco, questo, riassumendo, è Sygma.

E i prossimi eventi in programma?

Stiamo programmando eventi formativi dedicati ai Managed Service Provider. Oggi siamo arrivati alla 6° edizione. A breve pubblicheremo le prossime date. Dedicato al mondo MSP abbiamo realizzato un portale, mspitalia.com sul quale si possono trovare tutte le informazioni per avvicinarsi a questo modello di lavoro. Abbiamo in cantiere un altro evento formativo, ma fino a che non avremo lanciato l’iniziativa non possiamo parlarne. Quando con VoipVoice abbiamo realizzato il primo evento italiano dedicato a Cryptolocker, nel giro di qualche giorno siamo stai emulati da tutte le parti. Quel webinar fu un vero successo di pubblico! Il 5 maggio ci sarà la seconda edizione del CoreTech Partner Tech Summit.

Un salto nel futuro.  Cosa succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT?

Questa domanda ce la siamo posta molto tempo fa. La risposta è stata: “dobbiamo salvaguardare i nostri clienti, gli operatori IT”. Microsoft, Google, Amazon, insomma i grandi player, non fanno sconti a nessuno e passano come carri armati su chiunque si trovi sulla loro strada. Il predominio di questi big, può disintegrare il tessuto formato, appunto, da tutto il canale. E il cliente finale non gode realmente di un vantaggio da questa situazione. Per la legge dei grandi numeri se si conta economicamente poco, si vale poco agli occhi del fornitore. E se si vale poco, che cura ci si può aspettare dal proprio fornitore? E’ per questa ragione che abbiamo deciso di realizzare Sygma. La volontà è quella di mettere a disposizione del canale, uno strumento potente che consenta di affrontare questa nuova sfida. Inglobando i Cloud dei big, in una piattaforma che un Partner può fare sua, ha la possibilità di fornire al cliente finale sempre il servizio migliore “prelevandolo” dal provider più adatto per quel servizio. E può farlo salvaguardando la sua posizione agli occhi del cliente che godrà di due vantaggi. Il primo è che il suo fornitore sarà più vicino alle sue esigenze, non sarà il milionesimo cliente, come accadrebbe se andasse con Amazon o Google. Il secondo vantaggio è che in maniera trasparente potrà essere sicuro che il suo partner ha proposto il servizio migliore al prezzo migliore, perchè ha avuto la possibilità di scegliere tra diverse opzioni. Quindi quello che succederà nell’IT dipende molto da come il canale deciderà di muoversi. 

Infine, la domanda di rito: cos’è per te il VoIP?

Il VoIP è comunicazione. È oggi l’equivalente di quello che è stato il doppino telefonico per tantissimi anni. Penso che per almeno i prossimi 5 anni sarà una componente fondamentale della comunicazione anche se altre tecnologie orientate al web, come webrtc, stanno emergendo. Per quanto è vero che sempre nuove tecnologie emergono e possono prendere il predominio rispetto ad altre, c’è ancora parecchio lavoro da fare e parecchio business da sviluppare sulla strada del VoIP.

Una serie infinita di progetti ed eventi in cantiere, idee chiare e voglia di fare. Questa è CoreTech, questo è lo spirito col quale Roberto porta a termine le sue “missioni” e guarda al futuro. Dai primi passi mossi nel mondo dell’elettronica con la sana incoscienza di quando si è piccoli, alle grandi sfide di oggi e di domani, ecco la storia di un imprenditore di successo, “pragmatico e mai superficiale”, come si definisce lui. Non possiamo che confermare.

 

CORETECH SRL

Viale Ortles 13, 20139 Milano (MI) – Italy
Informazioni commerciali
Tel: +39 02 55 23 08 93
Email: commerciale@coretech.it

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

 

Venti domande a…Federico Valenti di Hanlong Technology Co., Ltd

Anno nuovo, nuove interviste. Cambiano i protagonisti del nostro angolo del “botta e risposta” ma non lo spirito col quale VoipVoice invita i suoi partner a raccontarsi, mettersi a nudo, svelare aneddoti e curiosità. Il 2017 comincia con uno spazio riservato a Federico Valenti di Htek. Dalla passione per la cucina (e come dargli torto, in Sicilia non si scherza in quanto a cibo e golosità!) a quella per la musica, che lo ha portato a cimentarsi anche nel settore delle web radio, Federico ci parla di sè: del “monello” che era da bambino e del professionista che è diventato oggi. Un’occasione per affrontare tematiche legate al VoIP e non solo…


1. Chi era Federico da piccolo?

Ero un bambino molto vivace. Ti racconto un aneddoto: quando mi rimproveravano, correvo via rispondendo “non sono un bambino monello, ma sono un bambino veloce”.

2. Quali erano le tue aspirazioni?

Da bambino avevo idee fantasiose considerando che sarei voluto diventare babbo natale: essere famoso lavorando un solo giorno l’anno.
In realtà mi ha sempre affascinato la compravendita, molte volte quando ero solo a casa giocavo a fare il commerciante.

3. Come sei approdato al mondo dell’ICT?

Tradizioni di famiglia. Mio padre mi ha dato le basi e mio fratello mi ha fatto da mentore.

4. Ricordi la prima volta che hai navigato in internet?

Ora siamo praticamente sempre connessi ma un tempo non era così semplice, i miei genitori negli anni Novanta hanno creato una tra le prime scuole di informatica in Italia ed il pomeriggio dopo la scuola andavo in ufficio dai miei ed iniziavo a navigare su internet. Avevo creato anche un piccolo sito internet di 4 pagine relativo al noto manga Dragon ball.

5. E quando per la prima volta hai installato il VoIP?

In realtà non sono un installatore. Ho iniziato a lavorare nel settore amministrativo e poi ho scoperto la parte commerciale e marketing, anche se per vendere bene il VoIP devi conoscere anche gli aspetti tecnici. Ad ogni modo già nel 2009 seguivo i miei colleghi del reparto tecnico per capirne di più.

6. Come hai conosciuto VoipVoice?

E’ stato mio fratello Alessio ad instradarmi nel mondo del VoIP. Qualche anno addietro ha avviato una valutazione/ampliamento dei servizi offerti dalla società Info-Service s.r.l., che gestiamo insieme, facendola diventare Partner di VoipVoice. Ora che ricopro il ruolo di referente Htek per l’Italia non potevo non stabilire un rapporto di collaborazione tra Htek e VoipVoice.

7. Una tua considerazione di quello che succederà nei prossimi cinque anni
nell’ICT?

Ne vedremo delle belle sicuramente, si cercherà di spingere sulla maggiore connettività dati in mobilità cercando di abbassare i costi ed aumentare la velocità di navigazione.

8. Quando è nata la tua azienda?

Hanlong Technology Co., Ltd (Htek) è stata fondata a Nanchino in Cina nel 2005. Htek è focalizzata sul mercato dei terminali VoIP e produce telefoni IP, ATA e gateway per SMB da diversi anni, prodotti che sono venduti in più di 50 Paesi. Adesso Htek lavora direttamente con ISP(provider), system integrator e distributori in Europa, America e Asia.

9. Cosa fa?

È un produttore e designer di telefoni Ip. È l’unico produttore dispositivi VoIP in Cina ad utilizzare componenti Texas Instrument. Inoltre ha stretto importanti partnership con i protagonisti del settore come 3CX, Alcatel-Lucent, BroadSoft, Yeastar ed ora con un pizzico di orgoglio con Voip Voice.

10. Dove opera?

In tutto il mondo, la società ha un’ottima rete di distribuzione considerando che i nostri prodotti sono stati distribuiti in circa 80 Paesi. L’anno scorso Htek è stata presente nelle migliori fiere di settore del globo come Elastix World 2016 a Buenos Aires, GITEX TECHNOLOGY WEEK 2016 a Dubai, CeBIT 2016 ad Hannover, IT EXPO 2016 in Florida.

11. Cosa fai nel tempo libero?

Amo la musica. Mi piace ascoltarla e suonarla fin da quando avevo 7 anni. Ho imparato prima il pianoforte e poi il clarinetto ed insieme a degli amici ho creato anche una web radio chiamata “Lumia” (che in dialetto siciliano significa “limone”) dedicata alla nostra Sicilia. Ultimamente mi sono dedicato più al canto (probabilmente chi sta leggendo questa intervista dopo avermi ascoltato starà ridendo). L’altra mia grande passione è la cucina.

12.  Una cosa indispensabile per te?

La famiglia. Con la mia famiglia abbiamo sempre lavorato fianco a fianco ed infatti la società Info-Service s.r.l. di cui sono socio è nata con vocazione familiare.

13. Cosa ti rende felice?

Conoscere nuove persone, ascoltarle, apprezzarle e coglierne gli insegnamenti.

14. E cosa invece ti fa arrabbiare?

Vedere le persone rassegnarsi e non reagire alla difficoltà che si presentano.

15. Ti saresti mai immaginato nel ruolo che ricopri oggi?

No, è stato tutto molto veloce. In fondo da piccolo dicevo di essere veloce!!!

16. Dove ti vedi fra cinque anni?

Lascio la risposta alla prossima intervista, magari prima di 5 anni.

17. Infine la nostra domanda di rito. Cosa è per te il VoIP?

Il VoIP è una opportunità, il presente ed allo stesso tempo il futuro!!

18. Un obiettivo che ti sei dato per questo 2017?

Sicuramente far conoscere il più possibile il brand Htek, fare provare i prodotti, organizzare eventi e webinar in tutta Italia.

Affare fatto! VoipVoice e Htek hanno  appena ufficializzato la loro collaborazione. Per sancire questo “accordo” ci è sembrato interessante regalare a Federico la possibilità di aprirci in modo virtuale le porte della sua azienda. Sulle note di una delle sue canzoni preferite lo salutiamo, lo ringraziamo per la disponibilità e …per il prossimo Natale, sapremo a chi indirizzare la lunga lista dei desideri. Altro che Polo Nord!

Di seguito i contatti Htek

Sede Italiana Via L.Einaudi, 6- 96016 Lentini(SR)

Telefono +39095 8133233

info@htek.com

Support: support@htek.com

 

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti-

Intervista a a Dario Roncelli, Sales Manager della divisione PBX di Panasonic Italia

Uno su 260mila. Non è facile fare la differenza. Ma lui, veterano nel settore delle telecomunicazioni, ha girato tutta l’esperienza maturata negli anni a suo favore, ricoprendo con successo, oggi, un ruolo che invece la differenza la fa. Eccome. Stringiamo la mano a Dario Roncelli e lo invitiamo a mettersi comodo…Di viaggi ne ha fatti tanti e continua a farne: questo, per raccontarci un po’ di se, è appena iniziato. Biglietto staccato. Si parte!

darioDario, raccontaci come sei approdato al mondo dell’ICT…

Ho studiato telecomunicazioni e sono sempre rimasto nel settore. Dopo gli studi e dopo il diploma di perito in telecomunicazioni infatti ho iniziato a lavorare in ambito commerciale per la vendita di strumenti di misura. Nel ’94 ho fatto il mio ingresso nell’ICT.

Quale è stato il percorso che ti ha portato in Panasonic? Da dove sei partito?

Dopo diversi anni di gavetta, tra tappe più o meno brevi e significative, è arrivato il 2007 e con lui il mio approdo in casa Panasonic. L’occasione occupazionale nel ramo commerciale è capitata per caso, senza cercarla. Tramite conoscenze; non avevo un’idea precisa di futuro in quel momento e così ho iniziato, e mi è piaciuto!

Quali erano le tue aspirazioni? Se non in questo settore, in che ruolo ti saresti immaginato?

Le idee chiare non le ho neppure adesso a 46 anni, figuriamoci da piccolo. Escluso il sogno del calciatore -non ho mai avuto interesse per il pallone- messo da parte quello di astronauta o di pilota di rally (sorride) mi è rimasta la grande passione per i viaggi. Ho sempre viaggiato fin da bambino coi miei genitori vivendo esperienze uniche; questo aspetto me lo sono ritrovato, anni dopo, nel lavoro perchè fare attività commerciale ti porta inevitabilmente a spostarti. Non ho mai pensato di fare qualcosa di diverso. Certo, il grande amore  per la fotografia, soprattutto quella naturalistica, mi ha fatto immaginare una volta fotoreporter, quella dopo fotografo di architettura, o addirittura di design. Ma per i troppi impegni ho dovuto abbandonare rullino e cavalletto, salvo poi riprendere in mano l’apparecchio un paio di anni fa.

Di cosa ti occupi esattamente?

Lo scopro ogni giorno, quando entro in ufficio. Durante il tragitto casa- scrivania ho degli schemi, dei programmi in testa che riesco a seguire solo nel pomeriggio inoltrato. Il job title sarebbe “Sales Manager della divisione PBX di Panasonic Italia“. La mia però non è solo un’attività legata alle vendite: seguo tutta la parte dei centralini telefonici, mi occupo dell’introduzione dei prodotti sul mercato, sono anche l’interfaccia tra l’Italia e i referenti europei. Curo i rapporti coi clienti che sono distributori e installatori telefonici e mi confronto con i colleghi in ambito europeo per uno scambio di informazioni costante sulla gestione del prodotto. Inoltre, seguo gli agenti dislocati sul territorio. Il mio lavoro implica spostamenti e contatti con le persone, non potevo chiedere di meglio. E’ come mettersi in gioco ogni volta.

Raccontaci un aneddoto legato al tuo lavoro in Panasonic…

Mi è capitato un episodio divertente di recente. Ho ricevuto la telefonata di un installatore tramite il centralino, che non sapeva chi fossi. Cercava informazioni sulla linea di prodotti raccontandomi di aver seguito la presentazione di una persona molto in gamba, competente e professionale. Voleva parlarci…e ci stava già parlando senza saperlo. Quella persona ero io. Non vi dico l’imbarazzo dietro la cornetta, misto ovviamente alla mia soddisfazione personale…

I punti forti della tua azienda?

La completezza delle soluzioni offerte. Panasonic contrariamente a quello che si pensa per l’ 80% è orientato su prodotti Business e non Consumer. Abbiamo un’offerta completa per le aziende, dalla videosorveglianza ai monitor, ai pc, agli scanner, alle stampanti.

Quando e dove è nata Panasonic? E dove opera?

Panasonic si occupa di elettronica a livello di Consumer e di prodotti sviluppati per le aziende. E’ nata nel 1918 in Giappone cominciando… dalle lampadine per le biciclette! Il fondatore, sua moglie e suo cognato hanno tirato su un impero che oggi conta sul lavoro di 260mila dipendenti sparsi in tutto il mondo, con filiali di vendita e produzione in tutti i Continenti.

I pro e i contro di far parte di un marchio così importante nel panorama mondiale dell’informatica e della tecnologia.

Essendo una società multinazionale così grande, l’aspetto negativo è che necessariamente la struttura deve essere burocratica, i processi che devono essere seguiti dal punto di vista commerciale e di produzione sono vincolanti, non c’è molto spazio di manovra. E’ una conseguenza della dimensione dell’azienda. Il vantaggio invece è sicuramente il brand conosciuto in tutto il mondo. Non ha bisogno di un biglietto da visita, basta pronunciare la parola magica…chi non ha avuto un prodotto Panasonic?

Quali sono le prossime novità che confermeranno la vostra posizione nel mercato? E quelle che presenterete al Roadshow Pbx Panasonic in partenza il 15 novembre da Milano?

Con il tour presenteremo la nuova famiglia di prodotti NSX , in ambito Enterprise: piattaforme telefoniche piuttosto ampie come funzionalità e capacità. Questo è il primo obiettivo. Poi ci sarà anche il lancio di un centralino più piccolo, l’ HTS, che ha funzionalità più semplici rivolte all’ambiente di Small Business.

E i prossimi eventi in programma?

Il Roadshow è il nostro tour istituzionale, lo facciamo tutti gli anni, le attività però non si fermano qui. Faremo eventi con i nostri distributori ma è ancora tutto da sviluppare. Nel corso degli ultimi anni comunque abbiamo sempre proposto novità, una ricerca continua e costante per lo sviluppo del prodotto. Basti pensare che io in 9 anni in Panasonic ho assistito all’introduzione di ben 5 nuove serie di prodotti in ambito Hardware.

Un salto avanti nel futuro. Cosa succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT?

Ci sarà un cambio tecnologico, la proposta si sposterà sempre più sul servizio orientandosi verso il Cloud. In poche parole, ad una diminuzione delle vendita di Hardware corrisponderà la crescita della vendita dei servizi.

Avete concretizzato da poco la certificazione con VoipVoice, qual è la spinta che vi porta ad avere questa visione nel VoIP?

E’ stato proprio questo cambiamento. Dobbiamo necessariamente proporre la nuova tecnologia, il VoIP permette di sviluppare determinati servizi su piattaforme telefoniche. Andare verso il mercato VoIP è stato un passo necessario, è una tecnologia in piena evoluzione.

Salutiamo Dario, lo ringraziamo e gli diamo appuntamento alla prima delle 4 tappe del Roadshow PBX Panasonic. Da Milano a Roma passando per Siena e Rimini, ogni occasione sarà buona per approfondire le tematiche inerenti al VoIP, e per presentare la nuova certificazione VoipVoice – Panasonic. Next Stop? Dopo l’Italia, ancora Germania.

Di seguito le date del tour e i link alla pagina di invito:

15 novembre Milano – https://goo.gl/lOmrVH

17 novembre Siena – https://goo.gl/hKjBnj

18 novembre Rimini – https://goo.gl/JRHZMf

25 novembre Roma – https://goo.gl/Ey8hnZ

 

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti

Una parentesi sulla scelta della canzone è d’obbligo vista la componente affettiva. “I Toto – confessa a fine intervista Dario– sono un gruppo americano che ho ascoltato per la prima volta all’età di 12 anni. Li ascolto sempre, mi hanno accompagnato dalle scuole medie a oggi. Il loro è stato il primo concerto live sentito in vita mia. A Milano…chi se lo scorda”.

 

Intervista a Daniele Domeniconi, direttore commerciale di Nextmedia

Il countdown è iniziato: mancano esattamente 5 giorni al grande evento annuale targato Nextmedia. E noi, per non farci mancare niente, abbiamo interrotto (tra un preparativo e l’altro) il regista del “Nextparty 2016“. A Cesenatico abbiamo “inchiodato” giusto il tempo di un’intervista Daniele Domeniconi che si è gentilmente prestato al gioco. Qualche domanda per conoscere meglio la storia, il presente e i progetti futuri di una azienda, tra le più forti, oggi, nella distribuzione di sistemi di telecomunicazione in Italia. E allora, entriamo nel backstage dell’evento per curiosare un po’…

sharePartiamo da dove tutto ha avuto inizio: come è nata Nextmedia?

Nextmedia è nata da un colloquio di lavoro; appena laureato in ingegneria delle telecomunicazioni, ho inviato una richiesta di assunzione (con cv allegato) ad alcune aziende del settore del cesenate. E presto, ho avuto un appuntamento; prima cosa strana? Un colloquio fissato alle 21,30 di sera… a casa mia. Ero un ragazzo di 22 anni che aspettava affacciato alla finestra con ansia e trepidazione “il personaggio misterioso” a bordo di una bella macchina extra lusso. Che però non arrivò mai. Ebbene sì; il mio primo datore di lavoro si presentò con un’ora e mezza di ritardo, su una scattante panda grigia ma con l’idea di metter su un’azienda di distribuzione. Era il 1997.  Il progetto c’era, mancavano i soci per poter partire e lanciarsi in una nuova avventura.  Ero giovane e a me la proposta piacque subito. Non avevo niente da perdere (tra l’altro, in quanto terzo figlio maschio ero milite esente) e fu così che l’affare andò in porto. Nextmedia nacque come start up, una cooperativa con 9 soci nella quale poi, riuscii a coinvolgere due carissimi amici; Gianni e Matteo, compagni di merende ai tempi dell’università. Siamo partiti con la distribuzione esclusiva di un brand tedesco. Stavamo incollati al telefono chiamando in tutto il mondo per strappare appuntamenti e far conoscere prodotti che in Italia, all’epoca, non conosceva nessuno. Questo è stato il nostro punto di forza.

Restare competitivi sul mercato, oggi, non è un gioco. Quali sono i punti comuni, nel modo di fare business, con i competitor? In cosa invece vi diversificate dagli altri distributori?

Il primo step importante è stato nel 2005; fino a quel momento eravamo distributori mono brand ma il mercato si stava evolvendo, andava verso una multi distribuzione. E’ in quel periodo che abbiamo fatto il salto di qualità; è iniziato il processo di inserimento di una trentina di brand nei settori networking, wifi, telefonia, videosorveglianza. Per tornare alla risposta, adattarsi al mercato per rispondere alle esigenze del momento è quello che ci ha accomunato agli altri, e che spero continuerà a fare la nostra fortuna. Quello che ci distingue? Il servizio pre e post vendita. Non siamo box mover ma abbiamo un valore aggiunto, ovvero il servizio di supporto dopo la vendita. Aiutiamo il cliente nella fase progettuale, ma anche in quella dell’istallazione. Non lo lasciamo mai solo. 

Qual è il target al quale vi rivolgete? In quale zona geografica operate?

Il target è quello degli installatori telefonici, system integrator, wifi, networking, videosorveglianza. La copertura è nazionale, abbiamo una rete di partner in tutta Italia, isole comprese.

Passiamo a Nextparty 2016, il più importante dei prossimi appuntamenti.  La Convention è un evento che genera grandi aspettative; come è nata l’idea? Quali saranno le caratteristiche della due giorni, in programma il 7 e l’8 ottobre?  Come si svolgerà l’iniziativa?

L’idea è nata per differenziarci dallo Smau. Quando siamo partiti con Nextmedia nel ’98, siamo stati immediatamente presenti in fiera con il nostro stand. Ma dato che Smau iniziava ad essere troppo consumer (pieno di ragazzini alla ricerca del gadget, per intendersi), abbiamo pensato di investire in un progetto innovativo. Nextparty è nato nel 2003 a Milano. La formula piuttosto anomala è quella di una due giorni, venerdì e sabato: un giorno di lavoro, e uno di break. Quell’anno decidemmo di partire la stessa settimana dello Smau regalando i biglietti per la visita del sabato, pagavamo noi la trasferta dato che il cliente era comunque già a Milano. Dal 2004, poi, l’ evento è stato spostato in Romagna. La fiera è bella per conoscere nuovi clienti, ma genera caos, il cliente visita te come tanti altri e se ne esce con una grande confusione in testa. Ci siamo così concentrati sul concetto di  fidelizzazione del partner, organizzando attività anche ludiche ma mirate alla creazione di un gruppo di partner fidelizzati che vedessero in noi un riferimento a 360 gradi. Formula che negli anni ha fruttato, ci ha fatti crescere. Quest’anno gli stand saranno circa 20, la collaborazione sempre più stretta nei confronti dei vendor; contiamo la presenza di oltre 200 aziende. I vendor sfruttano il nostro evento per presentare i loro prodotti, nuovi servizi e nuovi listini: tutti i fornitori propongono ai clienti una promo, è il momento per avere condizioni economiche migliori rispetto ad altri mesi dell’anno. Una novità?  Il salottino live. L’edizione 2016 del Nextparty non sarà solo occasione promozionale ma offrirà l’opportunità di parlare di tecnologia e confrontarsi su di un argomento oggi abbastanza importante come il Cloud: i pro e i contro di questo nuovo scenario, come si evolverà il mercato, dando spunti interessanti a chi ascolterà.

Quali sono le novità che presenterete?

Nexi, un nostro prodotto con marchio registrato, presenteremo la nuova piattaforma su Cloud…e non anticipiamo altro. Ci saranno belle sorprese!

Come è cambiato, come si è evoluto il rapporto con i brand che distribuite da anni?

Ho notato che è cambiato in positivo: anche il vendor apprezza la disponibilità del nostro team. Quando decidiamo di vendere un prodotto riusciamo a gestirlo internamente, siamo autonomi, abbiamo una formazione interna, sia tecnica che commerciale e grazie agli eventi itineranti in tutta Italia abbiamo creato un gruppo di amici coi vari fornitori, un team solido che ci ha permesso di rafforzare il rapporto; ci vedono come punto di riferimento professionale. Se i rapporti sono buoni, si cresce più velocemente…

Come sei approdato al mondo dell’ICT?

Avendo scelto ingegneria delle telecomunicazioni, avevo già la propensione verso questo mondo. Mi ha sempre affascinato. Ho intrapreso questa strada perché mi è sempre piaciuto fare qualcosa che mi portasse a comunicare e confrontarmi, stando in mezzo alla gente.

Se non in questo settore specifico, in quale altro ambito ti saresti immaginato?

Mi immagino tutt’ora dietro il bancone di un bar sulla spiaggia, o un pub. Un sogno questo, che penso realizzerò presto e in parallelo alla mia attività. Gestire un locale e godersi gli amici…chissà, magari c’è già qualcosa che bolle in pentola!

Un tuo parere di quello che succederà nei prossimi cinque anni nell’ICT 

Sicuramente ci sarà un’evoluzione importante grazie alle tecnologie che stanno cambiando con il Cloud. Da sottolineare, poi, che finalmente  in Italia si sta investendo nelle infrastrutture. Con la banda larga, portando la fibra nelle città cambierà radicalmente l’utilizzo dei nostro apparati. I servizi legati al Cloud e alla rete cresceranno in modo esponenziale, lo smartphone non sarà utilizzato solo come apparato telefonico o per le foto ma come vero e proprio strumento di lavoro.

Infine, la domanda di rito: cos’è per te il VoIP?

Il VoIP è un’opportunità. Ha dato la possibilità di un cambio decisivo nel nostro settore specifico: oggi la telefonia tradizionale ha lasciato spazio a quella che non ha limiti. Il VoIP è una tecnologia che ha cambiato il modo di vedere le telecomunicazioni: servizi più evoluti a costi ridotti. 

Energia da vendere, una passione smisurata per il proprio lavoro e sogni che non resteranno certo chiusi in un cassetto ma sono, anzi, pronti a prendere la forma… di un irresistibile chiringuito da spiaggia. L’adrenalina è alle stelle e il “Guerriero” è pronto a scendere in battaglia. Lasciamo Daniele al suo lavoro, ringraziandolo per aver dedicato un po’ del suo tempo al nostro angolo delle interviste.

Nextparty è alle porte: in bocca al lupo, Nextmedia!

-Intervista a cura di Ylenia Cecchetti-