Case History Smart Working | La parola a Pcalive Consulting

Case History Smart Working | La parola a Pcalive Consulting

Nome e Cognome: Vincenzo Di Capua

Ragione Sociale: Pcalive Consulting

Da quanto sei Partner VoipVoice? Quasi 2 anni

In che zona operi? Campania

Da quanto tempo fai VoIP? Dal 2008

Racconta il tuo case history

Di cosa aveva bisogno il cliente?

Il cliente selezionato per il case history è un’azienda composta da 4 opifici distinti, dotati di 4 sistemi automatici di tracciatura dei lotti di produzione e diversi uffici di gestione, oltre che un continuo traffico di merce in arrivo, con diversi momenti di scarico durante il giorno. La sua richiesta contemplava la possibilità di ridurre al minimo i rischi per i dipendenti rispetto alla minaccia COVID 19, rendendo quanto più smart e controllate le interazioni.

Quali tecnologie hai utilizzato?

Per gestire il caso sono state implementate le linee dati in VPN IPSEC. Abbiamo installato: un centralino telefonico 3CX con interni anche remoti (per gli operatori attivi in smart working); videocitofoni ai varchi per validazione accessi; una telecamera termica con messaggio audio di controllo temperatura e apertura varchi per gli scarichi della merce.
In questo modo, al termine delle quotidiane attività di scarico merci, la squadra di sanificazione provvede a irrorare con ozono la merce per renderla disponibile ai reparti di produzione.

Quali servizi VoipVoice sono stati attivati?

Linee dati in diverse tecnologie per garantire la continuità delle telecomunicazioni. In particolare sono state attivate le seguenti nuove connettività: 2 FTTC da 100 Mega in download e 20 in Upload e 2 VoipSim. Inoltre sono state migrate 2 numerazioni locali più un Webfax, per essere tutte ospitate in un centralino VoIP.

Il cliente che benefici ha ottenuto?

La soluzione ha consentito a pieno di esaudire le richieste del cliente e di ridurre le possibilità di contaminazioni legate alla movimentazione di merci provenienti dall’esterno. Inoltre, l’attivazione delle posizioni per lo smart working ha consentito il distanziamento sociale degli operatori.

Aveva mai lavorato in modalità Smart working?

Il cliente non aveva mai lavorato in smart working, non solo perché mancavano i requisiti tecnici, ma soprattutto per una ritrosia della direzione dovuta alla mancanza di controllo visivo. Il COVID ha contribuito a incentivare la direzione a sperimentare le possibilità del lavoro in modalità smart. E a ricredersi sulla necessità del controllo visivo.

Cosa diresti a chi non conosce lo Smart Working?

Lo smart working rappresenta senz’altro una grandiosa opportunità di migliorare l’interazione tra impresa /dipendenti /clienti. È chiaro che, allo stato attuale, una transizione delle aziende ad una modalità fully smart è vagamente pensabile solo per pochi ambiti (servizi, etc…).

I vantaggi sono legati da una parte alla frantumazione di schemi rigidi, che vedevano nel presidio in azienda un metro primario per misurare l’efficienza e il rendimento delle risorse umane a favore di un’interazione basata sul rendimento de facto delle risorse, che in questo nuovo scenario possono sperimentare la riduzione di limiti e stress spesso non funzionali in termini di performance. Dall’altra offrono una possibilità all’azienda di lanciarsi alla ricerca di nuovi criteri di distribuzione e rendicontazione dei carichi operativi in workflow aziendali più moderni ed attuali, così da rispondere meglio alle mutate esigenze dei mercati.

A mio avviso la parola chiave per percorrere “il Rinascimento post-COVID” è innovazione ed è innegabile che lo Smart working sia uno strumento da tenere in alta considerazione.

Chiariti gli aspetti fondamentali dei vantaggi connessi allo smart working vorrei definire lo smart working nella sua ineluttabilità. La tecnologia è sempre stata la scienza che puntava a sollevare le fatiche dell’uomo per consentirgli di sostenere il proprio lavoro. Con l’avvento di tecnologie che potessero “zippare” il carico di lavoro sulle spalle delle risorse umane, lo spazio di disponibilità che veniva a crearsi nella produttività della forza lavoro, veniva presto saturato con una maggior densità di attività. Oggi, ai tempi dei big data, delle intelligenze artificiali e nell’era della fibra, la velocità fa da sponda alla dematerializzazione delle attività connesse al digitale.

Per far prima bisogna virtualizzare il mondo reale; ci sono solo 2 opzioni possibili, virtualizzare noi stessi come in AVATAR, o virtualizzare i nostri luoghi di lavoro per renderli accessibili ovunque. La scelta più realistica oggi è ovviamente la seconda. Strutturarsi per lo Smart Working è dunque un passaggio necessario e propedeutico per proiettarsi verso il futuro… nel bene o nel male.

Supportando un cliente nella Didattica Digitale o E-Learning qual è stata la cosa più difficile da trasmettere per questo nuovo approccio lavorativo/di studio? Quale la più semplice/migliore?

Ovviamente l’aspetto che esemplifica le sedute formative tradizionali, è stato certamente quello dell’abolizione degli spostamenti così da favorire una maggiore puntualità nella gestione delle attività.

Quali sono gli aspetti che consideri più innovativi?

La possibilità, di fruire della formazione utilizzando gli ambienti familiari e di maggior confort per il discente. Un aspetto quest’ultimo da valorizzare sempre più in futuro.

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